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L’urlo di Trump terrorizza anche il Sudamerica

8 Ottobre, 2018 | scritto da Alessandro Falcetta
L’urlo di Trump terrorizza anche il Sudamerica
Dal mondo
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Da quando  è  alla Casa Bianca, il mondo ha girato sempre più verso “destra”…

Le notizie che ci giungono dal Brasile ci dicono che la quarta democrazia del mondo (quasi 150 milioni di elettori) sta per affidarsi a Jair Bolsonaro come prossimo Presidente della Repubblica.

Il candidato del Partito Social-Liberale ha ottenuto il 46% dei consensi al primo turno, e sfiderà dunque il candidato della sinistra Haddad al ballottaggio del 23 ottobre.

La vittoria sembra dunque nelle mani di Bolsonaro, che però non appare in pubblico dal 6 settembre, quando durante un comizio fu accoltellato da un sostenitore dell’estrema sinistra all’intestino, riportando solo una vistosa cicatrice.

Dopo anni di socialismo, e di fallimento dello stesso (Rousseff nello stesso Brasile, i coniugi Kirchner in Argentina, Maduro in Venezuela…), ora anche in Sudamerica si sta andando verso politiche “di destra”, sull’onda lunga di quell’elezione che ha insediato Donald Trump alla Casa Bianca, e che ha portato Matteo Salvini all’interno del Governo in Italia, oltre che a rafforzare la Le Pen in Francia e Theresa May (fautrice della Brexit) nel Regno Unito.

Il Brasile al momento è un paese in confusione ed in recessione, passato da essere una delle economie emergenti più promettenti  ad una di quelle più fragili e deboli. Un paese investito da una forte corruzione, e che ancora adesso sta pagando i debiti per delle manifestazioni che hanno sortito l’effetto opposto di quello desiderato, parliamo dei Mondiali di Calcio del 2014 e delle Olimpiadi di Rio del 2016.

La tassazione è aumentata considerevolmente negli ultimi anni con i governi Rousseff (socialista) e Temer (centro-sinistra), e la crescente povertà non ha fatto altro che incrementare il crimine: più di 63 mila omicidi lo scorso anno.

Bolsonaro, che si appresta a diventare Presidente alla fine del mese, non ha fatto altro che promettere semplificazioni fiscali, riduzione delle tasse e taglio dei costi della politica, non vi sembrano dei programmi vagamente familiari?

Possiamo anche chiamarli “populisti” e per certi versi anche “inattuabili”, ma coloro che adesso criticano e bistrattano si ricordino perché hanno perso consensi negli ultimi anni…

Alessandro Falcetta

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