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Processo Diciotti – Il voto online dei 5 Stelle e i problemi della democrazia digitale

18 Febbraio, 2019 | scritto da Alessandra Zaccagni
Processo Diciotti – Il voto online dei 5 Stelle e i problemi della democrazia digitale
Politica
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Com’è noto fino alle 21:30 di oggi, lunedì 18.02, è possibile votare sulla Piattaforma Rousseau per il Refefendum indetto dal Movimento 5 Stelle per decidere se votare sì o no al processo per Matteo Salvini.

Le votazioni si sono aperte questa mattina alle 10 e dopo pochi minuti gli iscritti iniziano a riscontrare i primi problemi: era infatti previsto che il quesito fosse

Siete d’accordo con l’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’Interno Matteo Salvini? [SI] [NO].

Ma così non è stato.

Da subito le polemiche hanno investito la scelta finale dei gestori della piattaforma Rousseau che, d’accordo con i vertici del Movimento, hanno posto il quesito come fosse un quiz per la patente:

“Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere
– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere.”

Gli iscritti hanno da subito avuto molta difficoltà nel gestire la votazione, facendo emergere, dati alla mano, un flusso di voti molto lento causato anche dalla rimonta di Black Hat ovvero un hacker che più volte ha violato la piattaforma gestita da Davide Casaleggio della Casaleggio Associati.

Ma cosa implica questo modus operandi adottato dai Cinque Stelle?

Cos’è la “democrazia digitale”?

Questo neologismo è riassumibile nelle parole che Davide Casaleggio ha pronunciato nel luglio del 2018 durante un’intervista rilasciata a Mario Giordano de “La Verità”:

Tra qualche lustro le Camere potrebbero non essere più utili. Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile.”

Il modello proposto dai Cinque Stelle prevede l’istituzione di una democrazia ibrida, ovvero una convergenza perfetta tra democrazia rappresentativa e, appunto, democrazia digitale.

I cittadini, secondo i classici principi di democrazia rappresentativa, sono considerati elettorato attivo avente diritto di votare ed eleggere i propri rappresentanti (elettorato passivo). Nel caso della democrazia digitale ciò avverrebbe tramite votazioni mediate da una piattaforma online, una sorta di mondo parallelo in cui l’elettorato si trasforma in utente dando ad Internet la possibilità di determinare cambiamenti sostanziali della realtà offline.

Le problematiche connesse ad una tipologia di votazioni online sono molteplici, a partire da quelle legate ai rischi di incursioni esterne per mano di soggetti/utenti che, grazie ad una elevata conoscenza dei mezzi informatici, potrebbero cambiare, violare ed infettare le votazioni. Si tratta dei cosiddetti hacker, e come dimostra l’esperienza della Piattaforma Rousseau, non è raro che operino per danneggiare le votazioni.

Se il russiagate ha creato scalpore, innescando un meccanismo di allarme ed aumento dei controlli sulla gestione dei dati personali rilasciati su piattaforme online (social network in primis), il progetto avveniristico di cui i Cinque Stelle si fanno pionieri sembra non voler fare i conti con la reale difficoltà che il mondo di Internet comporta.

Si potrebbe ipotizzare che il referendum indetto sul caso Diciotti sia soltanto una strategia di comunicazione messa in atto dal Movimento al fine di non creare ulteriori spaccature all’interno della compagine.

Ma se così non fosse, durante la riunione che proprio in questi minuti è in corso fra Di Maio ed i parlamentari del M5S si potrebbe decretare anche la spaccatura dell’esecutivo Conte.

Votare contro il vicepremier, il proprio alleato di governo oppure votare contro il processo a Salvini, andando contro i propri principi di “purezza” della classe dirigente?

Continuare nell’esperienza di governo oppure staccare la spina, seppur a proprio rischio e pericolo?

Il verdetto darà una risposta forse definitiva.

 

 

 

 

 

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