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Milano – Quella parentesi di terrore a bordo dello scuolabus

21 Marzo, 2019 | scritto da Alessandra Zaccagni
Milano – Quella parentesi di terrore a bordo dello scuolabus
Cronaca
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Il 20.03 non sarà una data come le altre per i giovani studenti della scuola media statale “Giovanni Vailati” di Crema: nella tarda mattinata, dopo aver terminato la lezione di educazione motoria, 51 studenti provenienti da due sezioni di seconda media sono saliti a bordo dello scuolabus che avrebbe dovuto accompagnarli dalla palestra alla scuola.

Poco dopo aver acceso il motore dello scuolabus Ousseynou Sy, 46enne di origini senegalesi ma italiano dal 2004,  ha imboccato una strada diversa da quella solitamente percorsa.

Comincia così il piano di dirottamento dello scuolabus in direzione dell’aeroporto di Linate: imboccata la strada statale 415 Paullese il 46enne inizia a minacciare studenti e professori a bordo del bus, dando il via a quei 40 minuti di terrore che sembreranno infiniti.

Ai professori Ousseynou Sy impone di legare gli studenti con fascette da elettricista e di sequestrarne i cellulari riponendoli in fondo al bus, in modo tale da impedire ai giovani di chiamare soccorsi. Nel frattempo, l’uomo ha già cosparso l’interno del bus di benzina.

“Da qui non esce vivo nessuno” avrebbe gridato Ousseynou ai suoi ostaggi, adducendo la motivazione di una vendetta nei confronti di “Salvini e Di Maio che causano le morti di bambini nel Mediterraneo.”

I professori, spaventati per le sorti dei propri studenti, dimostrano una lucidità che supera quella dell’attentatore: legheranno i polsi dei ragazzi seduti in fondo allo scuolabus in modo blando, dando la possibilità ad alcuni di loro di sgattaiolare per raggiungere i cellulari e chiamare soccorsi.

È stato il giovane Rahmi, 13enne cremasco, ad avere il coraggio di nascondere il proprio cellulare e di utilizzarlo, mentre l’autista era intento a guidare, per chiamare soccorsi: il suo primo gesto, quasi istintivo, è stato quello di comporre il numero di telefono dei Carabinieri, il 112.

La telefonata è stata immediatamente presa sul serio dai Carabinieri i quali, in pochissimi minuti, sono riusciti ad intercettare lo scuolabus creando posti di blocco.

In particolare, due autoradio intercettano quasi in diretta con la telefonata del piccolo Rahmi il bus che percorreva la strada statale Paullese all’altezza di Pantigliate, ma purtroppo la follia di Ousseynou Sy si dimostra più forte e riesce a sfondare il posto di blocco.

Inizia allora una vera e propria caccia al bus ed altre 3 autoradio dei Carabinieri riescono a bloccare il mezzo all’altezza dello svincolo per Peschiera Borromeo.

È qui che si rivela cruciale la follia omicida del 46enne: mentre due agenti si avvicinano al finestrino del bus per parlare, e distrarre, Ousseynou Sy, gli altri Carabinieri sfondano i vetri aiutandosi con lo sfollagente per evacuare il mezzo e salvare studenti e professori. Avvertito il pericolo e compreso che il proprio piano stava ormai sfumando, l’uomo scatta in piedi ed aiutandosi con un accendino, in un attimo di baluginante follia, appicca il fuoco allo scuolabus.

Il colonnello dei Carabinieri Luca De Marchis rivela: “le fiamme sono divampate mentre alcuni bambini erano ancora all’interno.”

In quegli attimi concitati i Carabinieri agiscono in modo definitivo sul 46enne che decide di scendere dal bus: ha ustioni alle mani, e comincia subito a giustificare il proprio gesto con rabbia e tremenda lucidità:”l’ho fatto per vendicare i morti nel Mediterraneo.”

Nessuna vittima, ma 12 studenti e 2 professori vengono portati in ospedale in quanto riportano ustioni non gravi e principio di intossicazione.

Sul 46enne, condotto immediatamente all’Ospedale Metropolitano Niguarda per le medicazioni e successivamente in procura per l’interrogatorio con il procuratore Luca Poniz a cui il pm Francesco Greco ha affidato il caso, grava l’accusa di sequestro di persona, tentativo di strage e premeditazione con l’aggravante di terrorismo.

I procuratori spiegano che dalle indagini non emergerebbe una concussione con gruppi terroristici di matrice islamica, catalogando Ousseynou Sy come un lupo solitario che ha agito di spontanea volontà.

Dalle prime testimonianze del 46enne emerge la volontà di tenere in ostaggio i 51 studenti ed i professori sino all’arrivo all’aeroporto di Linate, da cui avrebbe preso un aereo per sfuggire in Senegal.

La sua intenzione sarebbe dunque stata quella di scappare, non di compiere una vera e propria strage, affermando:” Se non fossero intervenuti i Carabinieri nessuno si sarebbe fatto male.”

Ha inoltre confessato di aver portato con sé un coltello da cucina, ma non una pistola come invece hanno affermato alcuni testimoni. In quegli attimi di lucida follia, Ousseynou avrebbe anche girato un video per poi caricarlo su YouTube ed inviarlo ad amici e parenti in Senegal, al fine di dimostrare la sua azione di punizione nei confronti delle politiche sui migranti che l’Europa sta portando avanti.

Agghiaccianti le somiglianze con l’attentato dello scorso 15.03 avvenuto in Nuova Zelanda per mano di un suprematista australiano che, mentre compiva un eccidio a colpi di Kalashnikov all’interno della moschea di Al Noor a Christchurch, riprendeva in diretta Facebook il suo folle gesto grazie ad una telecamera GoPro montata sul caschetto.

Gli studenti della scuola media “Giovanni Vailati” di Crema conoscevano l’autista il quale ha lavorato per 17 anni per Autoguidovie, la compagnia cui appartiene il servizio di scuolabus.

Emergono precedenti penali nella biografia del 46enne Ousseynou Sy: una denuncia per guida in stato di ebbrezza risalente al 2007 ed una condanna, risultata definitiva nel 2018, per abusi sessuali su minori. La società Autoguidovie afferma:” Negli anni non ha mai dato segnali di squilibrio, né avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta come autista. A livello di compartimento aziendale (Crema e zone limitrofe) non eravamo a conoscenza dei suoi precedenti penali.”

Sulla strada statale 415 Paullese non resta che la carcassa di uno scuolabus dato alle fiamme, che porta con sé le paure e le sofferenze dei 51 studenti e dei loro professori e le amare conseguenze di un gesto disperato a cui il mondo odierno sembra essersi cinicamente abituato.

 

 

 

 

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