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Siria – Libero Sergio Zanotti dopo tre anni di prigionia

6 Aprile, 2019 | scritto da Alessandra Zaccagni
Siria – Libero Sergio Zanotti dopo tre anni di prigionia
Dal mondo
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È arrivata nella serata del 5.04 la notizia della liberazione di Sergio Zanotti, imprenditore bresciano rapito in Siria nell’Aprile del 2016.

Ancora da appurare e chiarire molti aspetti della vicenda del 59enne, rimasto per esattamente tre anni nelle mani di un gruppo armato afferente ad Al-Qaeda.

Ad annunciare la sua liberazione e l’imminente rimpatrio è stato il premier Giuseppe Conte nella tarda serata del 5.04.

Il premier ha rassicurato sullo stato di salute dell’imprenditore, che pare goda di una buona salute generale, ed ha posto l’accento sull’efficacia del lavoro sinergico dell’intelligence italiana e dell’Aise, l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, servizio segreto per l’estero della Repubblica. 

 

 

 

 

 

 

Stando a quanto dichiarato dai media Zanotti sarebbe partito per un viaggio d’affari in Turchia ed al momento del rapimento si trovava in una zona di confine tra Turchia e Siria.

Da quel momento in poi iniziano a circolare voci di corridoio, ipotesi di fuga volontaria a causa di alcuni problemi finanziari, si innesca un vero e proprio word of mouth sulla vicenda dell’imprenditore bresciano. Ma è soltanto sette mesi dopo, il 15.11.2016, che si ha un’atroce conferma: Sergio Zanotti è stato rapito da militanti affiliati ad Al-Qaeda. La conferma arriva tramite un video divulgato dal sito internet russo Newsfront in cui l’uomo appare in ginocchio, una lunga barba e lunghi capelli bianchi gli incorniciano il volto, il corpo avvolto da una tunica bianca ed ha un mitra puntato alle spalle mentre richiede un rapido intervento delle istituzioni governative italiane al fine di scongiurare una sua esecuzione.

Mi chiamo Sergio Zanotti e da sette mesi sono prigioniero qui in Siria. Prego il governo italiano di intervenire nei miei confronti prima di una mia eventuale esecuzione.”

Il video era accompagnato da un messaggio “Se il governo italiano non risponde alle nostre richieste lo uccidiamo entro tre giorni.” Il messaggio è firmato “Abu Jihad” e la minaccia più cruenta rivolta al Governo italiano è quella di far pervenire un video completo dell’esecuzione del 59enne correlato da una attenta ripresa della testa mozzata.

In preda alla disperazione la famiglia dell’imprenditore che, stando a quanto più volte dichiarato dalla ex moglie, era costantemente in contatto con la Farnesina.

Soltanto nel maggio del 2017 verrà divulgato un altro video che ritrae Sergio Zanotti: t-shirt azzurra, manette ai polsi e ancora in ginocchio con alle spalle uomini vestiti in nero, incappucciati e con il volto coperto che gli puntano mitragliatrici alle spalle

“Oggi è il primo maggio. Mi chiamo Zanotti Sergio. Questo è il secondo richiamo che mi lasciano fare.”

Un sequestro anomalo secondo la Procura di Roma che apre un’inchiesta nell’aprile del 2016, indagando contro ignoti per rapimento con finalità di terrorismo.

Intorno alle 23 del 5.04.2019 Sergio Zanotti è atterrato all’aeroporto di Roma Ciampino, ed in queste ore sta svolgendo un colloquio con il pm Sergio Colaiocco, che si occupa dell’indagine.

Un finale inaspettato, positivo, ma sarebbe inopportuno definirlo lieto: la vita di Sergio Zanotti sarà per sempre segnata dall’atroce ricordo di questi tre anni di prigionia.

Seguiranno aggiornamenti.

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