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La figlia di

28 Settembre, 2015 | scritto da Redazione
La figlia di
Cultura
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Ho trovato questo libro ironico e molto meno lagnoso di quello che il titolo può rivelare. Non è un’autobiografia e non è una polemica contro il pregiudizio comune che condanna i ‘figli di’.
“La figlia di”, l’opera prima di Elisa Fuksas, è uno scorrevole romanzo in cui si cercano di raccontare le difficoltà di una giovane trentenne che stenta a vivere a pieno la propria vita per l’incapacità di realizzare se stessa. Bassa autostima, aggravata dal ‘peso’ di una famiglia importante e dall’ingombro del cognome che porta per via di un padre celebre.

Difficoltà, strane dinamiche, errate percezioni, raccontate in modo semplice e spassoso e soprattutto comuni a molti ragazzi che, se pur non appartenenti a famiglie più o meno note, subiscono il condizionamento di famiglie invadentio il limite di famiglie iperprotettive a danno della propria libertà, del loro percorso di crescita e della naturale conoscenza del sé, fondamentaliper fare scelte giuste ed essere felice.
Certo leggendo il libro è inevitabile il pensiero che l’autrice parli di se stessa: figlia dell’architetto di fama mondiale Massimiliano Fuksas, Elisa ha studiato architettura all’Università, per poi prendere tutt’altra strada, dedicandosi al cinema e ora alla letteratura. Ma lei assicura che non è una storia personale, non è la sua storia, per quanto si rispecchi in molte dinamiche che racconta e non nega che il libro è pieno di cose che le appartengono.

Protagonista del romanzo Olimpia Reale, un personaggiocostantemente esterno al quadro centrale, che esprime in modo semplice e naturale le difficoltà di essere figlia di un personaggio noto: vantaggi, possibilità di contatti, conoscenze e poi? La necessità di dimostrare di valere il doppio, di lottare duramente per affermare se stessa e pur convivere con il dubbio di sapere se il proprio valore è autentico o se è vincolato dall’essere ‘la figlia di’.
Del resto questo dubbio è il diffuso pregiudizio della società: pratica quel lavoro perché ce la messa papà, con una famiglia qualunque avrebbe trovato qualcuno disposto a darle quella possibilità? con un altro padre sarebbe stata scelta da quelle amiche impeccabili e in carriera? se non portasse quel cognome, il suo ragazzo brillante e dolce l’avrebbe amata lo stesso? E la risposta anche secondo Olimpia è no, questo il vero problema. La prima persona a non credere in se stessa è lei, la prima nemica dei suoi progetti e delle sue aspirazioni è lei. Altrimenti i condizionamenti esterni, che ci sono e ci saranno sempre, le scivolerebbero addosso. Olimpia si chiude, si irrigidisce, pensa e non si lascia andare…alla vita.

Così quando un editore, rifiutando un suo lavoro frutto di anni di sacrificio, le propone invece un volume sulla storia di suo padre, lei ci rimane malissimo vivendo l’episodio non come un’occasione, ma una personale sconfitta. E viene rapita da mille brutti pensieri in un momento particolare e fastidioso come le riunioni obbligate di famiglia, con la sorella appena tornata da Londra per Natale e due improbabili regali per i genitori.
Ma proprio nel momento della confusione e dello sconforto la vita riesce a smuoverla e a sorprenderla: il fidanzato la lascia senza motivo, una noiosa cena formale si trasforma in qualcosa di inaspettato e così il ritmo delle giornate, i pensieri pesanti e le emozioni più intime cambiano colore. Emerge un approccio nuovo rispetto all’ambente che la circonda, un modo più sano ed autentico di vedere le cose e Olimpia si scopre diversa, agguerrita, decisa, come e più di suo padre.

Paure, mente affollata, mancanza di intimo ascolto, assenza di autostima e di coraggio, questi in fondo i nemici di tutti noi. E spesso la consapevolezza di una società bloccata, in cui è difficile realizzarsi, può favorire la scelta della stradapiù ‘sicura’ e magari meno giusta: così se il papà fa l’avvocato, si segue il suo esempio. Se è medico, o fa l’ingegnere, o ha un’attività in proprio e via dicendo, si percorre lo stesso cammino, senza avventurarsi in sentieri più idonei, ma sicuramente più difficili e rischiosi.
Fino a quando non si cresce davvero e ci si libera da legami, condizionamenti, paure…semplicemente amandosi.
Un romanzo ironico e divertente dunque, ma anche molto più profondo di quanto la stessa autrice voglia fare apparire, soprattutto non polemico, anzi piuttosto stimolante e portatore del suggerimento di imparare a guardare s stessi e il mondo con occhi nuovi, autentici, meno severi. Dentro ognuno di noi c’è un talento tutto da scoprire, basta volerlo!

Annalisa Lullo

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