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venerdì, 23 Aprile 2021
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Canosa, la Processione della Desolata ai tempi del Covid-19 fra realtà e commozione

Risulta alquanto complicato, nella maggior parte dei casi, trovare tradizioni che riescano ad accomunare indistintamente un paese e i suoi abitanti. Sì, è vero, le feste patronali potrebbero essere un esempio ma in quanto comuni ad ogni città, non sono poi così tanto da prendere in considerazione.

Eppure, a Canosa di Puglia, ogni anno si assiste a qualcosa di veramente unico nel suo genere tanto da attrarre fra le proprie mura cittadine fedeli, giornalisti e fotografi provenienti da tutta la Puglia se non anche da tutta Italia. Ogni anno, una comunità intera, quella canosina, si raccoglie in preghiera e accompagna per i vicoli cittadini il simulacro della “Vergine Desolata”. Sì, ogni anno, non però questo. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che un’emergenza sanitaria nazionale e mondiale del genere avrebbe portato via con sé numerose vite e storie di vita vissuta.

In questi difficili giorni si versano lacrime per chi ci ha lasciato, le stesse lacrime della Vergine Maria “Desolata” che piange suo figlio Gesù ai piedi della croce. Quest’anno sarà ancora una volta completamente diverso in tutto e per tutto e di conseguenza non ci resta che sfogliare i nostri ricordi. Immaginare la nostra città, nel giorno del Sabato Santo, vuota e silenziosa è difficile e per certi versi surreale se avessimo pensato ciò due anni fa . Da Piazza della Repubblica a Piazza Martiri XXIII Maggio. pensarle nell’ordine del quotidiano fa veramente rabbrividire.

Canosa di Puglia e i suoi sentimenti

La Processione della Desolata racchiude al suo interno un valore non solo religioso e storico, ma anche culturale e fra i più caratteristici della Settimane Santa pugliese poiché, oltre ad essere espressione di fede e devozione religiosa, celebra un sentimento impareggiabile quale quello che intercorre fra una madre e il proprio figlio. A testimoniare l’importanza del momento storico che ci apprestiamo per la seconda volta a vivere, ci arrivano in soccorso memorie che fanno risalire al 1944 l’unica Pasqua senza Desolata, ciò causato dal bombardamento del 6 novembre 1943 che distrusse la Chiesa dei Santi Francesco e Biagio e in parte il simulacro che venne poi rifatto nel 1953 ad opera di alcuni artisti leccesi grazie al benefattore Giuseppe D’Elia.

Inoltre, la particolarità dell’imponente statua, è quella relativa alla rappresentazione della Vergine Maria non più ritta verso la croce del Figlio ma che si ritrova sola dato che i pochi che erano con lei erano andati via, rinchiusi in casa per paura dei Giudei.

Descrivere cosa rappresenti per ogni cittadino canosino la Processione della Desolata non è facile, è un condensato di commozione ma anche di ricordi personali che appartengono alla memoria storica di ognuno di noi. Di certo, mancherà quel silenzio irreale con migliaia di persone a bordo strada ad impressionare in maniera stupefacente l’uscita del simulacro come del resto mancherà quel silenzio, ancora più intrinseco di emozioni, che accompagna l’inizio del canto delle circa 400 donne in nero sulle note dello “Stabat Mater” di Jacopone da Todi.

Mancherà il poter scorgere lo sguardo dei bambini vestiti da angioletti, intenti nel tenere in mano i simboli della Passione di Cristo come anche la commozione dei più fragili, degli anziani che riescono a trasmetterti un qualcosa che ti entra nel cuore e nella mente senza più uscirne.

Mancherà infine l’abbraccio della Vergine Desolata al nostro centro storico, “U Castidd”, quel centro storico purtroppo da molti anni abbandonato a se stesso e che invece ritrova vitalità nel Sabato Santo con i suoi bellissimi scorci, offrendo ai numerosi fotografi la possibilità di immortalare il gruppo scultoreo nella parte più antica della città. Insomma, mancherà a tutti, grandi e piccini perché in fondo, essere canosini vuol dire anche questo.

A Canosa si dice:” Non è Pasqua se non mi fermo a guardare la processione della Desolata”. Beh, forse quest’anno, sarà proprio così.

Si ringrazia lo studio fotografico New Grandangolo nella persona di Sabino Carbone per le fantastiche foto.

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