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giovedì, 16 Settembre 2021
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La Burrata di Andria sul blog di Beppe Grillo

L'ex capo politico del M5S ha condiviso la lettera inviatagli dalla consigliera regionale pentastellata, Grazia Di Bari, inerente alla salvaguardia e al riconoscimento della denominazione "Burrata di Andria"

Il 12 settembre scorso, sul noto sito web dell’ex capo politico del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, uno dei blog più visitati al mondo, è apparso un articolo riguardante la Burrata di Andria.

In effetti, Grillo ha condiviso la lettera inviatagli dalla consigliera regionale pentastellata, Grazia Di Bari, inerente alla salvaguardia e al riconoscimento della denominazione “Burrata di Andria”.

Questa una parte del testo della lettera di Di Bari: “La burrata di Andria è un grande tesoro della gastronomia pugliese: un piccolo scrigno di latte, una sacca voluttuosa di pasta filata ripiena di un composto morbido di sfilacci di pasta filata e panna, chiamata stracciatella, un termine che descrive lo sfilacciamento della pasta filata, che viene stracciata a mano. Questo gioiello della tradizione casearia andriese è il frutto di una lavorazione manuale che prevede passaggi scanditi nel tempo, che la tradizione e la sapienza dei maestri pugliesi hanno filato – è il caso di dirlo – in anni di produzione artigianale.

L’invenzione della burrata si ricollega al lavoro del maestro Lorenzo Bianchino, che operava in un’antica masseria nei primi decenni del secolo scorso. Secondo ciò che si racconta, a causa di una forte nevicata, il maestro casaro non poteva trasferire il latte in città e aveva la necessità di utilizzare e non sprecare le materie prime di cui disponeva. Con latte e panna pensò di replicare il concetto di produzione delle mantéche, involucri di pasta filata stagionata in cui è conservato il burro, provando ad adattare questo principio ad un prodotto fresco. Quindi mescolò i residui della lavorazione della pasta filata con della panna richiudendo il tutto in un involucro fatto anch’esso di pasta filata, donandole la caratteristica chiusura apicale.

In Puglia e ad Andria da sempre conosciamo il valore gastronomico di questo prodotto. La burrata aveva per noi un valore sentimentale: lo consideravamo un prodotto tradizionale, un cibo immancabile dei pranzi della domenica, un bene di conforto delle grandi riunioni familiari, delle feste di città e di campagna e il protagonista di moltissime sagre. Ciò che per noi era un prodotto tradizionale da esaltare, per altri è diventato una colonna della propria produzione, talvolta un ingrediente casuale per completare un altro prodotto, o una qualunque crema da inserire in un tortello, oppure ancora un formaggio generico…

…Oggi assistiamo ad un processo di completa meccanizzazione della produzione di burrata, motivo per cui sono sorte le produzioni extra pugliesi nazionali ed internazionali, che prevedono la completa esclusione della manodopera specializzata – cioè di casari esperti- e che permettono l’immissione sul mercato di un prodotto a basso costo che della burrata riporta solo impropriamente il nome ma che nulla hanno a che vedere con il prodotto originale.

Ci hanno sfilato il nome e non abbiamo le armi per difenderlo.

Io penso che se la politica può prendersi un impegno è quello di ridurre le distanze fra le istituzioni e le imprese, fra le imprese e i cittadini e fra i prodotti e i mercati…”.

“Sono felice che Beppe Grillo condivida questa battaglia per difendere i prodotti della tradizione – ha commentato la consigliera Di Bari – Il Consorzio di tutela della burrata di Andria a partire dal novembre del 2016 è riuscito, con un lavoro di squadra con le istituzioni, ad ottenere il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP) della burrata di Andria.

Una sfida che ci stiamo impegnando a vincere per promuovere le nostre eccellenze” – ha concluso.

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