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mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Celebrata nel week-end la sessione autunnale del World Migratory Bird Day 2021

Come avevamo ricordato in primavera, il secondo sabato di maggio e il secondo sabato di ottobre si celebra il World Migratory Bird Day, con festeggiamenti ed eventi in tutto il mondo

Come avevamo ricordato in primavera, il secondo sabato di maggio e il secondo sabato di ottobre si celebra il World Migratory Bird Day, con festeggiamenti ed eventi in tutto il mondo che nel fine settimana appena trascorso, hanno contrassegnato la sessione autunnale.

Nel precedente articolo avevamo lasciato i nostri cari amici pennuti appena giunti nelle nostre terre per nidificare; così una volta completato il ciclo riproduttivo le varie specie si preparano per tornare verso le calde terre dove sverneranno, motivo per cui la migrazione autunnale è anche indicata come post-riproduttiva o post-nuziale.

Ma allo stesso tempo, ci sono numerose specie che giungono da noi per svernare, è il caso stavolta di quegli uccelli che si sono riprodotti più a nord, o comunque appartenenti al contingente più nordico delle varie popolazioni. Una certa differenza che può osservarsi a livello generale tra la migrazione primaverile e autunnale, è una certa diluizione nel tempo di quest’ultima che non mostra quella “frenesia” propria degli spostamenti per raggiungere il luogo di riproduzione, ampiamente giustificata del resto, come ogni fenomeno naturale.

Per tale ragione la migrazione post-riproduttiva è tendenzialmente meno concentrata nel tempo, con le specie capaci di percorrere distanze incredibili – valicando mari, catene montuose e addirittura deserti quali il Sahara (migratori a lungo raggio) –, che possono iniziare ad abbandonare le nostre latitudini già a fine agosto.

Il transito migratorio poi si prolungherà fino a fino ottobre-inizio novembre, ovviamente con modalità e periodicità tipiche per ciascuna specie. Una notevole variabilità contraddistingue comunque il fenomeno, evidentemente molto influenzato dalle condizioni atmosferiche (si pensi a giornate di forte ventosità), oltre che dalle numerose inferenze di origine antropica.

Ma dove e come poter apprezzare quello che può ritenersi uno dei più affascinanti fenomeni del mondo naturale? Non è poi così difficile, e questo perché l’intero territorio italiano è attraversato da numerose rotte migratorie, corridoi preferenziali nel tempo selezionate dalle varie specie per compiere il viaggio migratorio.

Concentrandosi sul territorio della BAT, l’affaccio sull’Adriatico è un elemento fondamentale in quanto proprio la linea di costa individua una delle rotte migratorie più tipiche. Se poi il territorio come accade, presenta area umide (Saline di Margherita di Savoia) inserite in un sistema di paludi e acquitrini sub-costieri tra i più importanti dell’intero paese, il gioco è davvero facile.

Qui sono in arrivo in questo periodo numerosi anatidi che dopo essersi riprodotti nel centro-nord Europa, sverneranno nelle nostre aree umide, godendo del mite inverno mediterraneo. Occorre ricordare come nel periodo di transito migratorio, anche la presenza di aree umide molto piccole, o comunque di nuclei di habitat favorevoli alla sosta, può indurre gli individui a brevi stop durante il viaggio.

E allora, se si conosce qualche tratto della costa più tranquillo dove inoltre si rileva magari un piccolo stagno temporaneo, non sarà improbabile avvistare individui anche appartenenti a specie di grandissimo interesse per la conservazione della biodiversità. La presenza poi nel territorio provinciale dell’hotspot di biodiversità della Murgia Alta, esercita una grande attrazione per numerose specie in transito in questo periodo.

Gli ambienti aperti tipici del Parco Nazionale, e le sue celebri praterie pseudosteppiche, ma anche i seminativi (non irrigui in particolare), ospiteranno ad esempio per tutto il periodo di svernamento l’allodola, che proprio durante la prima metà del mese è possibile avvistare con stormi più o meno numerosi in arrivo durante il giorno, spesso rivelati dal caratteristico trillo.

I residuali boschi spontanei di Quercus virgiliana, ma anche i rimboschimenti a dominanza di Pinus halepensis del territorio considerato, stanno invece iniziando a popolarsi di svernanti tra cui spiccano decisamente i Passeriformi, si pensi al fringuello, al pettirosso, al merlo, al tordo bottaccio. A riguardo di quest’ultima specie, si evidenzia come sia una di quelle che preferisce la migrazione notturna invece che diurna, per gli indubbi vantaggi che essa presenta, come una generale minore turbolenza dell’aria, o l’assenza di predatori.

Così, tra breve – dato che in genere nei nostri territori il grosso della migrazione del tordo bottaccio si concentra in pochi giorni solitamente nella seconda metà di ottobre -, a partire dalle prime ore dopo il crepuscolo potrà iniziare a sentirsi nel cielo in caratteristico zirlo, che segnala il suo arrivo.

Tra le specie di Passeriformi svernanti nel nostro territorio, molte di queste si potranno osservare inoltre nei vasti uliveti del territorio provinciale, o anche all’interno di parchi urbani, mentre altre andranno ad allietare con la loro presenza un po’ tutto il paesaggio colturale, come nel caso del saltimpalo o del codirosso spazzacamino.

La meraviglia della migrazione degli uccelli testimonia quanto luoghi lontani del nostro pianeta siano intimamente connessi, e ci riporta alle nostre responsabilità per attuare in modo concreto, e non solo con slogan ad effetto, una effettiva conservazione di ogni frammento di habitat che può garantire la sopravvivenza dei nostri amici pennuti.

A cura del dott. forestale, Rocco Carella

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