C’è una nuova, inquietante svolta nel caso della scomparsa di Francesco Diviesti, il 26enne di Barletta sparito nel nulla il 25 aprile 2025.
Il corpo semi carbonizzato fu poi ritrovato quattro giorni dopo, il 29 aprile, in un casolare abbandonato nelle campagne tra Canosa e Minervino Murge.
A rendere più oscuro e drammatico il quadro della vicenda sono i primi risultati emersi dall’autopsia, condotta nei giorni scorsi dalla dottoressa Sara Sablone, medico legale dell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari.
Secondo fonti investigative, sul cadavere, gravemente compromesso dalle fiamme, sarebbero state riscontrate ferite compatibili con colpi di arma da fuoco. Un particolare che rafforza l’ipotesi di un omicidio premeditato, verosimilmente eseguito con estrema violenza e poi mascherato con l’incendio del corpo per ostacolare il riconoscimento e le indagini.
La sparizione di Diviesti aveva sin da subito destato preoccupazione. Il giovane era uscito da casa la mattina del 25 aprile senza farvi più ritorno, e il suo cellulare risultava irraggiungibile poche ore dopo. Nei giorni successivi, amici e familiari avevano lanciato numerosi appelli pubblici per ritrovarlo, ma ogni traccia sembrava svanita nel nulla fino al macabro ritrovamento nel casolare.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Trani, si muovono ora su più fronti. La presenza di ferite da arma da fuoco sul corpo orienta le forze dell’ordine verso uno scenario legato a un’esecuzione. Gli investigatori stanno scandagliando i legami personali e professionali di Diviesti, compresi eventuali debiti, dissidi o frequentazioni sospette.
Il luogo del ritrovamento fa pensare ad un’azione organizzata, forse con la complicità di più persone. I carabinieri del nucleo investigativo di Trani hanno già acquisito numerose immagini da telecamere di sorveglianza nella zona tra Barletta, Canosa e Minervino, nella speranza di ricostruire gli ultimi spostamenti del giovane o individuare veicoli sospetti.
Al momento, i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Ettore Cardinali e Daniela Chimienti, indagano per omicidio aggravato dal metodo mafioso e hanno iscritto nel registro degli indagati cinque persone, due dei quali si sono già resi irreperibili.
I soggetti finiti sotto inchiesta sono: Igli Kamberi, albanese di 40 anni; Francesco Sassi, 55 anni, domiciliato a Minervino Murge; Antonio Lanotte, 25 anni, di Barletta; e Saverio e Nicola Dibenedetto, rispettivamente di 58 e 21 anni, anch’essi residenti nella stessa città.
Alcuni tra loro erano già noti alle autorità per precedenti legati ad altri reati. Kamberi, per esempio, fu coinvolto in un agguato armato nel gennaio 2015 contro Pasquale Ventura, allora consigliere comunale di Barletta. In primo grado fu condannato a otto anni per tentato omicidio, ma in appello la pena fu ridotta a tre anni e quattro mesi per lesioni aggravate.
Anche Lanotte è recentemente balzato agli onori della cronaca per un episodio violento avvenuto il 3 marzo 2025, quando, in pieno centro a Barletta, aggredì ferocemente un uomo a colpi di mazza da baseball, oltre a calci e pugni.
L’episodio fu un atto di ritorsione, poiché la vittima aveva investito la sorella di Lanotte il giorno prima, fuggendo senza fermarsi. Inizialmente accusato di tentato omicidio, il reato fu poi derubricato a lesioni aggravate e il 25enne ha patteggiato una condanna a un anno, con pena sospesa.
Francesco Sassi, anch’egli già monitorato dalle forze dell’ordine, possedeva una casa di campagna nella zona tra Canosa e Minervino, che è stata recentemente sequestrata perché ritenuta collegata al ritrovamento del cadavere di Diviesti.
Saverio Dibenedetto, dal canto suo, risulterebbe avere precedenti penali per reati legati al patrimonio e alla droga. Lui e il figlio Nicola avrebbero avuto un alterco con la vittima poche ore prima che di lui si perdessero le tracce.
L’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, avviata già nel 2023, continua a ritmo sostenuto per chiarire i ruoli e le responsabilità di ciascun coinvolto nell’uccisione del giovane barlettano.
Nel quartiere in cui viveva Francesco, intanto, l’attesa è carica di angoscia. L’intera vicenda getta una luce inquietante sulla criminalità nel territorio e pone interrogativi sulla sicurezza in alcune aree periferiche del nord Barese.
Una cosa, ormai, è chiara: qualcuno ha voluto che Francesco Diviesti morisse. E lo ha fatto con una brutalità che ora esige verità e giustizia.







