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venerdì, 17 Luglio 2026
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Trani perde Emanuele Pasquadibisceglie: addio a “Lucio”, voce e cuore della città. Il Nonno che incantò Fiorello

Ci sono assenze che non fanno rumore, ma che riempiono tutto. La perdita di un nonno è una di quelle. Non importa quanti anni avesse, né quanto fossimo preparati

Lunedì 14 Luglio 2025 è venuto a mancare il tranese Emanuele Pasquadibisceglie, detto Lucio, infermiere in pensione.

Ci sono assenze che non fanno rumore, ma che riempiono tutto. La perdita di un nonno è una di quelle. Non importa quanti anni avesse, né quanto fossimo preparati: il vuoto che lascia è silenzioso, ma profondo, e parla di tutto ciò che ha rappresentato per noi, un nonno, un padre, un amico, un fratello.

Lucio era una di quelle persone rare che sembravano portare il sole ovunque andassero. Aveva il dono di trovare un motivo per sorridere anche nei giorni più grigi, e con uno sguardo riusciva a far sembrare tutto possibile. Non era cieco di fronte alle difficoltà, le vedeva, le affrontava, ma sceglieva sempre la luce, sempre la speranza.

Amava la vita con una forza contagiosa, come se ogni giorno fosse un regalo da scartare con meraviglia. Stare accanto a lui significava credere, anche solo per un attimo, che il mondo potesse davvero essere un posto migliore”.

Non dimenticheremo mai la sua partecipazione al Karaoke di Fiorello quando fece tappa a Trani dove fu il vincitore della puntata nel 1992 con la famosa canzone di Adriano Celentano “Il tuo bacio è come un Rock”, lo stesso Fiorello fu travolto dall’energia del caro Lucio.

A commuovere sono le parole del caro nipote Giuseppe lette durante il discorso funebre: “Oggi, mentre ti salutiamo, sento di perdere non solo un nonno, ma una parte di me. Con te va via il mio lato più innocente, quello che credeva che il bene fosse sempre più forte del male, perché tu me lo hai dimostrato ogni giorno della tua vita. Avrei voluto guardarlo ancora con te, il Gargano.

Da quella terrazza di casa dove tante volte ci siamo fermati insieme, in silenzio, con lo sguardo lontano e il cuore pieno. Un’ultima volta, solo nostra. I nostri anni tra le colline e i pascoli rimarranno per sempre impressi nel mio cuore. Quei luoghi incontaminati, popolati dagli animali che amavi, che mi hai insegnato ad amare.

Per te la natura non era solo un paesaggio, era vita. E tu, con la tua semplicità, mi hai insegnato a vedere la bellezza del mondo, a rispettarlo, a custodirlo. Hai sempre avuto una buona parola per tutti. Anche quando la vita era dura, anche quando il dolore bussava alla porta. Mi hai salvato dal buio e dal male semplicemente stando al mio fianco.

Il tuo esempio, la tua bontà, la tua misericordia… sono luce, e continueranno ad esserlo. E poi c’era il tuo rock’n’roll. Quel ritmo che ti accendeva lo sguardo, quella musica che non invecchierà mai, proprio come te. Amavi cantare, e cantavi davvero. Forte, a cuore aperto, con l’anima. La tua voce, così viva, così tua, non se ne andrà.

Resterà impressa in noi, nei ricordi, nei momenti in cui, anche nel silenzio, sapremo ancora sentirla. Hai avuto una forza che non si può spiegare: non era il corpo, non era neppure il cuore a tenerti qui con noi, ma quella tua voglia di vivere che sembrava non finire mai. Ed è per questo che, in fondo, so che non finirà davvero.

Perché tu resti in quello che ci hai lasciato: nel bene che ci hai fatto, negli insegnamenti che ci hai dato, nell’amore che ci hai mostrato. Anima bella strappata alla terra, oggi non ti diciamo addio. Ti diciamo grazie. E ti promettiamo che continueremo a cercare il buono, ovunque, come ci hai insegnato tu“.

Un nonno non è solo un parente. È una figura che racchiude in sé la dolcezza dell’infanzia e la saggezza della vita. È chi ti insegna ad andare in bicicletta, a costruire aquiloni, o semplicemente a goderti i piccoli momenti. È chi racconta storie di un tempo che non hai vissuto, ma che attraverso lui impari ad amare. È chi ti guarda senza giudizio, con quella pazienza che solo chi ha vissuto molto può avere.      

Quando un nonno se ne va, non perdiamo solo una persona. Perdiamo una voce che ci chiamava per nome in un modo speciale. Perdiamo mani che sapevano consolare senza parole. Perdiamo una presenza che, anche silenziosa, sapeva farci sentire al sicuro.

Eppure, anche nella sua assenza, resta. Resta nei modi di fare che inconsapevolmente ereditiamo, nei valori che ci hai insegnato, nelle parole che tornano in mente quando la vita ci mette alla prova. Il dolore non passa davvero, ma cambia forma: diventa gratitudine, malinconia, memoria viva. Perché un padre che ha amato profondamente non se ne va mai del tutto, continua a vivere in chi lo ha amato”. GRAZIE LUCIO.

di Savino Sarno

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