In un angolo della provincia di Foggia, a Zapponeta, al riparo dai riflettori cittadini ma non dall’ingiustizia, si consuma uno spettacolo di inaudita crudeltà: un cane trascinato, attraverso il finestrino, dall’auto dalla sua stessa proprietaria per tutto il paese, esposto alle piogge gelide, ai rigori dell’asfalto arroventato, fino a quasi 50 gradi, e lasciato, infine, abbandonato lungo la strada.
La scena è stata documentata in un video diventato virale, ritraendo un animale costretto ogni giorno a sopportare questo ignobile viaggio. È uno scempio, denunciano con forza i commentatori, e non c’è luogo per la pietà in chi si abbandona così a tanto orrore.
La piccola comunità grida allo scandalo: il cane, strappato a ogni affetto e calpestato nella sua natura, diventa un simbolo di dolore e impotenza.
Alcuni cittadini si chiedono: “E’ possibile che nessuna autorità – né polizia municipale, né servizi veterinari, né istituzioni dedicate al benessere animale, abbia mai sollevato una vaga inquietudine o mosso un piccolo passo verso un intervento?
In un Comune come Zapponeta, non certo una megalopoli, è davvero ammissibile che una simile crudeltà passi sotto silenzio?“.
Ci troviamo davanti a un vile tradimento della nostra civiltà: una comunità degna del nome dovrebbe indignarsi, alzarsi compatta, e pretendere che questo animale ritrovi dignità e protezione. Lasciare che un essere vivente subisca simili tormenti è una vergogna che macchia l’intero tessuto sociale.
Siano le autorità, chi di dovere, a scuotersi dal torpore: che intervengano, che verifichino, che rispondano alla voce più silenziosa ma più eloquente delle istituzioni: quella del cuore ferito di un cane innocente.









