La Puglia, cuore pulsante dell’oro rosso italiano, quest’anno vede le sue campagne ferite da una crisi senza precedenti. La raccolta del pomodoro, già iniziata con ritardi e difficoltà, segna un crollo verticale: oltre il 30% in meno rispetto alle medie stagionali.
Una contrazione che, più che un semplice dato agricolo, assume i contorni di un dramma socio-economico e ambientale.
La causa principale è la siccità, una morsa implacabile che da mesi prosciuga i terreni pugliesi. I bacini idrici languono, i canali irrigui arrancano, e il sole implacabile ha bruciato le speranze dei produttori.
“Non ricordiamo un’estate così avara d’acqua da decenni”, confidano molti agricoltori, testimoni di piante che, invece di offrirsi cariche di frutti, si presentano rachitiche, con bacche piccole e maturazioni irregolari.
Le conseguenze sono tangibili: meno pomodori nei campi significa meno prodotto destinato alle industrie di trasformazione, quelle che garantiscono la passata, la polpa e le conserve che giungono sulle tavole di milioni di famiglie.
Il calo produttivo non è soltanto un colpo al comparto agricolo, ma all’intero tessuto economico pugliese. La filiera del pomodoro rappresenta infatti un pilastro per migliaia di aziende agricole e per decine di stabilimenti di lavorazione. Una flessione di tali proporzioni rischia di far lievitare i costi, comprimere i margini e, inevitabilmente, far salire i prezzi al consumo.
Le cooperative parlano già di contratti da rinegoziare con l’industria, mentre i sindacati agricoli denunciano l’ennesima mazzata a un settore che da anni combatte contro i margini risicati, la concorrenza estera e i cambiamenti climatici.
“Abbiamo investito tempo, energie e denaro, ma il raccolto non coprirà nemmeno le spese sostenute”, lamenta un produttore del Foggiano, zona che da sempre costituisce il baricentro della coltivazione di pomodoro da industria. Alcuni agricoltori sono già costretti a lasciare i frutti a terra, perché i costi di raccolta superano il ricavo.
La crisi del pomodoro pugliese non è un episodio isolato: è il riflesso di un clima che muta inesorabilmente. Eventi estremi, siccità prolungate, piogge improvvise e violente, sbalzi termici: la natura sembra riscrivere le regole dell’agricoltura mediterranea.
Il pomodoro pugliese non è soltanto un prodotto agricolo: è identità, tradizione, cultura. È il profumo delle conserve preparate in famiglia, il simbolo del Made in Italy che conquista i mercati esteri, l’emblema di una gastronomia che dal Sud si irradia nel mondo.
Ecco perché il crollo della produzione non riguarda soltanto l’agricoltore o l’industria di trasformazione: è una ferita collettiva che rischia di impoverire il patrimonio agroalimentare del Paese.
Se il clima impone nuove sfide, la politica e l’innovazione dovranno trovare risposte all’altezza. Perché il rosso brillante del pomodoro, linfa di un territorio, non può sbiadire nell’aridità dell’indifferenza.
Per difendere il pomodoro italiano e garantire etichette trasparenti con l’origine obbligatoria, firma la proposta di legge europea: https://eci.ec.europa.eu/049/public/#/screen/home.










