In una notte gravata da tensione e destini infranti, un’esplosione micidiale ha squarciato il silenzio di Castel d’Azzano, in provincia di Verona, conducendo alla morte tre valorosi carabinieri e lasciando ferito, tra gli altri, un vice-brigadiere di Bisceglie, il 44enne Giuseppe Benso.
È questa la macabra trama di un’operazione di sgombero che si è trasformata in tragedia.
Era circa l’una del mattino di ieri, martedì 14 ottobre 2025, quando le forze dell’ordine, su ordine delle autorità competenti, si apprestavano a sgomberare un casolare rurale ritenuto occupato illegalmente.
Lo stabile si trova nel territorio di Castel d’Azzano, in provincia di Verona, zona agricola ma non isolata, dove risiedevano i fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi: allevatori e agricoltori, noti negli ambienti locali per le difficoltà finanziarie e per rapporti ipotecari in sofferenza.
Secondo gli accertamenti preliminari, i congiunti si erano barricati all’interno, rifiutando di cedere gli accessi agli agenti inviati per l’ordinanza di sgombero.
Le autorità sono intervenute con il supporto di unità speciali, incluso personale della Squadra Operativa di Supporto (S.O.S.) dei Carabinieri, proprio nel tentativo di procedere in sicurezza e con il rispetto del protocollo operativo.
Attorno alle 3.00 di notte, mentre l’operazione era in corso, una detonazione potente ha squassato il casolare. L’esplosione, secondo i primi rilievi, sarebbe stata provocata da una saturazione degli ambienti con gas, poi innescata da una scintilla o da un gesto volontario.
Fonti investigative indicano la possibilità che la donna, gravemente ferita, abbia attivato l’innesco, mentre i due fratelli tentavano la fuga, ma sarebbero stati successivamente fermati.
Il bilancio è stato tragico: tre carabinieri hanno perso la vita. Si tratta di:
- il luogotenente Marco Piffari, 56 anni, originario di Taranto,
- il brigadiere capo Valerio Daprà, anch’egli 56 anni,
- il carabiniere scelto Davide Bernardello, 36 anni.
Il loro sacrificio ha lasciato sgomenta l’intera istituzione militare e la comunità nazionale.
Tra i feriti, in condizioni critiche ma non in pericolo vitale, figura anche il vice-brigadiere 44enne Giuseppe Benso, originario di Bisceglie e in servizio presso il 4° Battaglione S.O.S. di Mestre.
Dalle fonti ufficiali emerge che Benso ha riportato ustioni di primo grado al volto, alle gambe e in altre parti del corpo. Attualmente è ricoverato presso l’ospedale Borgo Trento a Verona, dove sta ricevendo tutte le cure necessarie.
Il suo nome emerge con forza nella ricostruzione della vicenda: non soltanto come vittima, ma come testimone vivente di un accadimento che ha scosso il Paese. Le sue condizioni, seguite con apprensione anche nella Bat, sono motivo di speranza e di preghiera per il suo recupero.
La notizia ha scosso l’Italia. Le più alte cariche dello Stato hanno espresso profondo cordoglio: il Presidente della Repubblica e il Ministro dell’Interno hanno inviato messaggi ufficiali alle famiglie delle vittime e all’Arma dei Carabinieri, definendo l’episodio un assalto inaccettabile alla legalità e un atto di valore dei militari che — pur sapendo dei rischi — avevano l’obbligo di agire.
Nel frattempo, l’amministrazione comunale di Bisceglie ha espresso vicinanza al vice-brigadiere Benso e alla comunità militare, sottolineando l’orgoglio per un figlio del territorio oggi simbolo del dovere e del sacrificio.
La procura competente ha avviato un’indagine per omicidio volontario, strage e attentato a pubblica sicurezza, oltre che per lesioni gravissime in favore di Benso e di altri militari eventualmente coinvolti.
Questa vicenda lascia dietro di sé lacerazioni profonde: la morte di tre servitori dello Stato, il ferimento di un vice-brigadiere che ha nel suo nome la memoria di Bisceglie, la tensione fra diritto e sicurezza, la fragilità che può spingere un uomo al gesto estremo.









