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sabato, 13 Giugno 2026
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Piscine, spa e ristorante vista mare: ma è tutto abusivo. Maxi sequestro a Zapponeta

Si tratta di una struttura ricettiva, con spa, ristorante, bar, due piscine, e trenta manufatti, per un’estensione complessiva di circa 1.600 metri quadrati

Maxi sequestro a Zapponeta, in provincia di Foggia: si tratta di una struttura ricettiva, con spa, ristorante, bar, due piscine, e trenta manufatti, per un’estensione complessiva di circa 1.600 metri quadrati.

L’operazione è stata condotta dalla Capitaneria di porto di Manfredonia (Nucleo operativo di polizia ambientale) in sinergia con la polizia locale del comune di Zapponeta.

In loco, gli accertamenti hanno evidenziato che l’area era sottoposta a diversi vincoli paesaggistici e ambientali oltre ad essere classificata come zona di protezione speciale (ZPS) e sito di Interesse comunitario (SIC): mancavano titoli edilizi, approvazioni sismiche, paesaggistiche e impiantistiche.

I responsabili sono stati denunciati per plurime violazioni: edilizia abusiva, distruzione o deterioramento dell’habitat in zona protetta, deturpamento delle bellezze naturali.
Successivamente, l’Autorità Giudiziaria ha convalidato il sequestro.

L’area dove la struttura sorge – il litorale di Zapponeta – è gravata da stringenti vincoli paesaggistici e ambientali, essendo classificata ZPS e SIC. Tali misure intendono tutelare habitat, flora e fauna tipici della costa adriatica della Puglia, preservando distese incontaminate, dune, zone umide e vegetazione mediterranea.

Ebbene: in questo scenario, concepire un impianto turistico/spa/piscine privo delle necessarie autorizzazioni significa non soltanto violare leggi urbanistiche ma mettere a repentaglio l’equilibrio di un ecosistema fragile.

In dettaglio, sono stati sottoposti a sequestro:

  • trenta manufatti abusivi, con destinazioni varie: spa, ristorante, bar, locali tecnici.
  • due piscine esterne, realizzate senza titoli e in zona protetta.
  • l’intero complesso per circa 1.600 mq.

La scala e la disinvoltura di tali interventi – al di fuori di ogni legalità edilizia – confermano come l’iniziativa fosse impostata su un modello di lusso “chiavi in mano”, tuttavia sorto in dispregio delle norme che regolano coste e aree tutelate.

In sintesi, ciò che potrebbe essere stato promosso come un raffinato resort a due passi dal mare si è rivelato – agli occhi della legge – un epifenomeno di abusivismo edilizio, in stridente contrasto con le esigenze di tutela ambientale.

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