In una Puglia dove la sanità pubblica sembra aver smarrito la propria missione, la voce di un cittadino si leva come grido di protesta contro un sistema che pare ormai implodere su sé stesso.
Saverio Sarcina, residente a Trinitapoli, ha deciso di rompere il muro dell’indifferenza e denunciare pubblicamente la sua odissea sanitaria, emblematica di un malessere diffuso che affligge migliaia di cittadini pugliesi.
“Un sistema sanitario che non cura, ma abbandona. Un sistema malato, che tradisce chi ha più bisogno” – così esordisce la sua denuncia, intrisa di rabbia e amarezza.
Dopo mesi di attesa per una visita fisiatrica urgente – classificata come “a 72 ore” – Sarcina ottiene finalmente l’incontro con lo specialista, che gli prescrive un ciclo di fisioterapia: “cure palliative”, destinate soltanto ad alleviare un dolore ormai cronico, non certo a risolvere la causa.
Ma il calvario vero inizia al CUP di Trinitapoli, dove, tentando di prenotare le sedute prescritte, si sente rispondere con disarmante freddezza: “Le agende sono chiuse. Non possiamo darle una data”
Parole che sanciscono una condanna silenziosa: nessuna terapia, nessuna speranza, nessuna via d’uscita.
Gli operatori ammettono che si stanno ancora smaltendo le richieste risalenti a giugno 2025. Di conseguenza, per Sarcina non resta che attendere una nuova visita fisiatrica fissata per il 14 gennaio 2026, necessaria solo per ottenere la prescrizione di un deambulatore.
“È una vergogna!” – esclama, consapevole che il tempo, nel frattempo, lavora contro di lui.
Nel suo racconto, il cittadino descrive una quotidianità segnata da dolore, insonnia e impotenza.
In attesa di una visita antalgica prevista solo per dicembre 2025, Sarcina è costretto a ricorrere a iniezioni di Toradol e Soldesam, somministrate da un infermiere a pagamento, con effetti sempre più blandi e collaterali sempre più pesanti.
“Se non hai soldi, sei condannato“ – sintetizza amaramente.
La sua voce si leva nel deserto di risposte da parte delle autorità sanitarie. “Tutti si lavano le mani, perché la tua vita non è la loro“, denuncia.
Un’affermazione che fotografa il senso di abbandono e smarrimento che molti cittadini provano di fronte a una burocrazia sanitaria paralizzata, dove le “agende chiuse” sono divenute il simbolo di un sistema che nega il diritto fondamentale alla cura.
Nel suo accorato appello, Sarcina si rivolge direttamente ai vertici dell’ASL BT, alla Regione Puglia e a tutte le istituzioni competenti, chiedendo interventi urgenti, chiarezza e trasparenza.
“Chiedo risposte. Chiedo dignità. La salute non può essere un privilegio per pochi, ma un diritto costituzionale. È tempo di agire, prima che altri vengano dimenticati”.
La storia di Saverio Sarcina, purtroppo, non è un’eccezione isolata. Le cronache regionali pullulano di testimonianze analoghe: visite specialistiche rinviate per mesi, terapie impossibili da prenotare, reparti sottodimensionati e personale allo stremo.
Un quadro che interroga la politica e mette a nudo la fragilità di un sistema che, tra tagli e inefficienze, rischia di trasformare il diritto alla salute in un lusso riservato a chi può permetterselo.
La denuncia di Trinitapoli è il simbolo di una ferita aperta che attraversa la Puglia e l’Italia intera: la crisi silenziosa della sanità pubblica.
Un grido che non dovrebbe cadere nel vuoto, ma trasformarsi in spinta per un cambiamento concreto, capace di restituire al cittadino la fiducia perduta e alla sanità la sua missione originaria: curare, non escludere.









