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lunedì, 19 Gennaio 2026
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Elezioni regionali, affluenza in calo anche nella Bat (28,81% alle 23): urne aperte fino alle 15 di oggi

Le urne, aperte dalle 7 di ieri, domenica 23 novembre 2025, e operative fino alle 15 di oggi, hanno restituito un primo quadro di partecipazione che racconta una regione divisa tra civismo vigile e disincanto elettorale

In una domenica sospesa fra attese e previsioni, la Puglia si è avviata al voto per scegliere il nuovo presidente della Regione e rinnovare il Consiglio regionale.

Le urne, aperte dalle 7 di ieri, domenica 23 novembre 2025, e operative fino alle 15 di oggi, hanno restituito un primo quadro di partecipazione che racconta una regione divisa tra civismo vigile e disincanto elettorale.

Alle 23 di domenica, infatti, l’affluenza regionale si è attestata al 29,45%, un dato che ricalca l’inerzia nazionale verso una partecipazione in flessione, ma che varia profondamente da territorio a territorio.

Il dato della provincia Bat: affluenza in affanno

Particolarmente significativo è il quadro che emerge dalla provincia di Barletta-Andria-Trani, dove l’Ufficio Territoriale del Governo ha registrato un’affluenza complessiva del 28,81%, con 95.946 votanti su 333.006 aventi diritto.

Una fotografia che restituisce il seguente dettaglio comunale:

  • Andria: 30,88%
  • Barletta: 32,13%
  • Bisceglie: 26,15%
  • Canosa di Puglia: 19,37% (fra le percentuali più basse dell’intera regione)
  • Margherita di Savoia: 27,91%
  • Minervino Murge: 28,26%
  • San Ferdinando di Puglia: 25,97%
  • Spinazzola: 29,34%
  • Trani: 28,84%
  • Trinitapoli: 26,28%

Una geografia elettorale composita, dove centri popolosi come Barletta e Andria mostrano un dinamismo superiore rispetto ai comuni minori dell’entroterra, ma che nel complesso conferma una partecipazione più timida rispetto alla media regionale.

Una corsa a quattro dal peso politico nazionale

La consultazione regionale pugliese, lungi dall’essere un voto amministrativo di routine, assume quest’anno i contorni di un test politico di primaria importanza. I principali sfidanti sono quattro, in rappresentanza di altrettante visioni della Puglia del futuro:

  • Centro-sinistra (Antonio Decaro): il campo progressista, che dopo il lungo ciclo del governo Emiliano punta a una continuità “rinnovata” con un candidato espressione della coalizione larga che unisce PD, liste civiche e forze ecologiste.
  • Centro-destra (Luigi Lobuono): compatto attorno a un nome di peso scelto da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, deciso a riconquistare la guida della Regione dopo vent’anni.
  • Sabino Mangano, civico sostenuto dalla lista Alleanza civica per la Puglia.
  • Ada Donno, anche lei civica, sostenuta dalla lista Puglia Pacifista Popolare.

Una competizione che, fin dai primi giorni di campagna elettorale, ha mostrato toni accesi e una narrazione politica fortemente polarizzata, con temi dominanti quali la sanità regionale, la gestione delle grandi infrastrutture, le politiche industriali per Taranto e per il sistema portuale, la transizione energetica e il futuro del lavoro nel settore agricolo, strettamente legato alle problematiche della Xylella e ai cambiamenti climatici.

Le incognite del voto e i possibili scenari

Con un’affluenza che rischia di consolidarsi su livelli bassi, gli osservatori intravedono scenari elettorali molto più incerti del passato. Una partecipazione contenuta tende infatti a favorire i segmenti di voto più strutturati e fedeli, aprendo la possibilità a sorprese soprattutto nei collegi provinciali più competiti: Bari, Lecce e Taranto su tutti.

Diversi analisti, inoltre, sottolineano come il risultato pugliese potrebbe avere un’eco nazionale:

  • per il centro-sinistra, la Puglia rappresenta una delle ultime grandi regioni bastione; perderla significherebbe aprire un nuovo ciclo politico;
  • per il centro-destra, una vittoria consoliderebbe la leadership nazionale del governo e rafforzerebbe la sua linea politica meridionalista.
Cosa aspettarsi dalle prossime ore

Con le urne ancora aperte fino al primo pomeriggio di oggi, resta da capire se la giornata di lunedì potrà imprimere un’accelerazione alla partecipazione. Storicamente, infatti, parte del corpo elettorale pugliese predilige il secondo giorno di voto, e proprio questo potrebbe rimescolare i rapporti di forza stimati alla vigilia.

Gli occhi restano puntati sul possibile recupero di affluenza nelle province di Bari e Lecce, tradizionalmente più reattive, e sulle performance nelle città capoluogo, la cui incidenza è determinante nell’assegnazione del premio di maggioranza.

In un clima politico teso ma animato da un rinnovato fervore civico, la Puglia si appresta dunque a decidere il proprio cammino.

Lo spoglio comincerà subito dopo la chiusura dei seggi.

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