Il Consiglio comunale di Andria ha approvato, nella seduta di giovedì 27 novembre 2025, la Delibera n. 81, che applica la Legge Regionale 36/2023 sulla ristrutturazione edilizia.
«Con questa delibera l’Amministrazione Bruno – commenta l’Assessore alla Visione Urbana Anna Maria Curcuruto – ha portato a compimento un altro obiettivo molto atteso dai tecnici e dal settore edile: l’approvazione conclusiva della delibera attuativa della legge regionale n. 36 del dicembre 2023 per le ristrutturazioni edilizie nel territorio comunale.
Andria è tra i primi Comuni di Puglia che si sono dotati di questo importante strumento edilizio. Questo provvedimento, infatti, potrà dare un nuovo slancio al rinnovo del patrimonio edilizio esistente anche in disuso, consentendo la realizzazione di edifici più sicuri strutturalmente e più efficienti.
Da questo momento sarà possibile, infatti ristrutturare gli edifici e ampliarli fino al 20% o, in altri casi, demolirli completamente e ricostruirli, aumentandone il volume fino al 35%, nel rispetto delle norme più recenti di sicurezza e sostenibilità energetica.
Una decisione che va nella direzione di rendere Andria più armoniosa, più sicura e più rispettosa dell’ambiente».
A riguardo è intervenuto l’Intergruppo Consiliare “Cultura, Salute e Ambiente”:
“Sebbene si parli di riqualificazione, il provvedimento si concentra solo sull’aspetto edilizio, senza una vera strategia urbanistica a lungo termine.
Manca attenzione alla qualità della vita nei quartieri e al controllo del territorio.
Due i principali problemi:
- Zone B3 (aree di recupero):
Qui si permetteranno ristrutturazioni con aumenti significativi di volume, utilizzando gli spazi liberi come semplici “piazzole di atterraggio” per nuove costruzioni. In quartieri già segnati da abusivismo edilizio e carenza di servizi, questa scelta rischia di peggiorare la situazione, aumentando il carico urbanistico senza migliorare gli standard di vivibilità. - Zona C (immobili condonati):
Nonostante la legge vieti premi edilizi su edifici condonati, è stato autorizzato il cambio di destinazione d’uso. Questo permetterà di trasformare grandi capannoni industriali in abitazioni, alterando l’equilibrio urbanistico e sovraccaricando il Piano Regolatore Generale, senza un’adeguata pianificazione pubblica.
Inoltre, la maggioranza ha bocciato due proposte di buon senso:
– Un fondo per i servizi pubblici: Si proponeva di destinare gli oneri di urbanizzazione esclusivamente alla creazione e manutenzione di aree verdi e parcheggi pubblici. Un modo per garantire servizi essenziali ai cittadini, ma è stato respinto.
– Più trasparenza: Si chiedeva di pubblicare online un elenco dettagliato degli interventi approvati, con informazioni su posizione, volumi e rispetto delle norme urbanistiche.
Anche questa proposta è stata respinta, senza spiegazioni. Il punto è chiaro: la speculazione edilizia e la costruzione di quartieri privi di standard urbanistici stanno diventando la norma. Prima, almeno, si chiamava abusivismo.
Oggi, invece, si legittima ciò che un tempo era considerato irregolare, svuotando di senso ogni idea di pianificazione e interesse pubblico.
In sintesi, questa delibera riflette una visione superata della città, che ignora le vere esigenze di Andria: qualità urbana, equità sociale e sostenibilità ambientale. Continueremo a denunciare l’assenza di una politica urbanistica capace di affrontare le sfide del futuro” – conclude l’Intergruppo Consiliare “Cultura, Salute e Ambiente”.









