Soffitti che si sgretolano come carta bagnata, macchie d’umidità che si allargano giorno dopo giorno mentre l’acqua penetra dalle ferite dell’edificio, scale trasformate in un percorso a ostacoli tra calcinacci e intonaco caduto.
Non è il racconto di un evento straordinario o di una calamità improvvisa, ma la drammatica normalità che da oltre due mesi stanno vivendo numerose famiglie residenti nelle case popolari di via Castellana Grotte, nel quartiere San Valentino di Andria.
Le immagini parlano con una forza che supera qualunque parola: infiltrazioni evidenti, crolli parziali dei soffitti, acqua che filtra e si insinua nelle abitazioni, mettendo a rischio non solo i beni, ma soprattutto l’incolumità di chi vi abita. E tutto questo mentre le piogge intense delle ultime settimane hanno aggravato una situazione strutturalmente già compromessa.
Secondo quanto denunciato dai residenti, il problema non è nuovo né improvviso. Da settimane, anzi mesi, le segnalazioni si susseguono senza sosta. Appelli formali e informali sono stati rivolti al Comune di Andria, all’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) di Bari, ai Vigili del Fuoco e alla Polizia Locale. Un coro di richieste disperate che, però, si è infranto contro un muro di inerzia e rimpalli di competenze.
Le risposte, quando arrivate, sono state desolanti: “Non possiamo intervenire”, “Non è di nostra competenza”, “Serve che se ne occupi un altro ente”. Nel frattempo, l’acqua continua a scendere dai soffitti e l’intonaco cede, pezzo dopo pezzo, sotto il peso dell’umidità e dell’indifferenza.
I residenti parlano apertamente di paura. Paura che un crollo possa avvenire all’improvviso, magari di notte, magari mentre qualcuno dorme. Paura per i bambini, per gli anziani, per chi non ha alternative e non può permettersi di lasciare la propria casa. Una casa che dovrebbe rappresentare un rifugio e che invece si è trasformata in un luogo di insicurezza e precarietà.
Via Castellana Grotte diventa così il simbolo di una ferita più ampia: quella delle case popolari dimenticate, della manutenzione mai programmata, degli interventi rinviati all’infinito fino a quando l’emergenza esplode, inevitabile. Qui non si chiede il superfluo, ma l’essenziale: tetti che non perdano, soffitti che non crollino, scale sicure su cui camminare senza temere di scivolare o essere colpiti da frammenti cadenti.
La denuncia dei residenti è chiara e accorata: non si può più attendere. Ogni pioggia è una minaccia, ogni temporale un potenziale disastro. Il silenzio delle istituzioni pesa quanto l’acqua che impregna le strutture, e l’assenza di interventi rischia di trasformare un problema grave in una tragedia annunciata.
Ora la parola passa a chi ha il dovere di ascoltare e, soprattutto, di agire. Perché la dignità abitativa non è un favore concesso, ma un diritto fondamentale. E perché nessun cittadino dovrebbe sentirsi abbandonato sotto un soffitto che cade, mentre fuori continua a piovere.













