Un secolo di amore, forza e dignità : tanti auguri a Nonna Grazia, la centenaria andriese che qualche giorno fa ha spento le sue “prime” cento candeline in un clima di gioia e festa, a cui hanno partecipato anche la Sindaca di Andria, Giovanna Bruno, e i suoi 13 nipoti, insieme a parenti e amici.
Questa è la lettera che i suoi 13 nipoti hanno deciso di scriverle:
“Nostra nonna Grazia, è nata ad Andria il 6 dicembre 1925, ed oggi 6 dicembre 2025, noi 13 nipoti prestiamo la nostra voce alla donna che da cento anni custodisce la nostra famiglia con un amore silenzioso ed esemplare, ma più potente di mille parole e qualsiasi gesto plateale.
Nonna Grazia è la primogenita di quattro figli: Vincenzo e Antonietta, oggi ricordati con affetto e Riccardina che abbiamo la gioia di avere ancora accanto a lei in questo giorno così speciale.
Figlia di Pasquale e Filomena e legata in modo profondo ai genitori, in quanto per lei sono sempre stati l’esempio da seguire, ha appreso da loro il valore del sacrificio, il rispetto, il senso del dovere, il calore di una casa fatta d’amore, tutti insegnamenti che ha poi trasmesso a noi. Da bambina ha studiato quanto bastava per leggere e scrivere, poi la realtà l’ha chiamata presto al lavoro.
Ha frequentato la scuola di cucito e fu proprio lì che la vita le ha regalato un miracolo: si trovava all’interno di una bottega del centro città per comprare del cotone ed è riuscita ad uscire solo pochi istanti prima che un crollo improvviso colpisse la bottega e travolgesse chi era rimasto dentro.
Salvata per pochi passi, la sua strada era appena iniziata: una strada che avrebbe incrociato gioie immense, dolori profondi, sacrifici silenziosi e un amore smisurato per la sua famiglia. Ha vissuto la guerra, ha conosciuto le rinunce, le preoccupazioni di un mondo che cambiava troppo velocemente, portando dentro di sé un’indole buona, sempre altruista, spesso segnata da un’ansia profonda che l’ha consumata negli anni, senza però scalfire la sua generosità , anzi l’ha resa ancora più attenta agli altri, pronta a dare anche quando aveva poco.
La sua dedizione incondizionata ai figli è stato il filo che ha tenuto insieme tutta la sua vita attraverso gesti semplici e quotidiani. Il 5 marzo 1949 ha sposato Cesare, il nostro adorato nonno. Il loro matrimonio, celebrato nella chiesa della B.V. Immacolata, in piena Quaresima, è parte sacra della nostra memoria.
Il sacerdote, con timore e rispetto, acconsentì a benedire la loro unione coprendo con un lenzuolo bianco la statua del Crocifisso. In quella immagine – un lenzuolo candido, la fede semplice di due giovani sposi, il primo passo di una vita condivisa sotto lo sguardo di Dio – si rivelava l’essenza della loro storia: discrezione, coraggio, tenacia e amore autentico.
Dalla loro unione sono nati sei figli: Raffaele (1950), Pasquale (1954), Antonio (1956), Vincenzo (1962), la bambina vissuta solo poche ore (1964), ed infine Sabina (1967), luce dopo gli anni bui.
E c’è un gesto che, più di ogni parola, racconta chi è nostra nonna: intuendo nel cuore di sua sorella un desiderio profondo, silenzioso e struggente ha scelto scelse di donarle uno dei suoi bambini, trasformando una ferita in promessa e il dolore in una speranza nuova come solo l’amore guidato di Dio sa fare.
Un atto di amore puro, radicato nel coraggio e nella certezza che la vita, se condivisa, si moltiplica. Un gesto grande e coraggioso, che ha unito due rami della stessa storia in un’unica grande famiglia per sempre. Nel 2000 è arrivata una delle prove più dure della sua vita: il nonno Cesare cominciava a cambiare, lentamente, giorno dopo giorno. Piccoli gesti, sguardi smarriti, parole dimenticate.
L’Alzheimer entrava silenzioso, stravolgendo la quotidianità . La nonna percepì tutto prima ancora che i medici potessero confermare la diagnosi: intuì il vuoto che si stava formando, la fragile memoria che svaniva, e il peso silenzioso di una malattia che avrebbe segnato per sempre le loro vite. Per otto anni gli è stata accanto con una dedizione assoluta, giorno e notte, trasformando la sofferenza in cura, la paura in presenza, la fatica in amore.
Con la scomparsa del nonno, una parte di lei si è fermata con lui, e da allora nulla è stato più lo stesso. Dal 1978 al 1996 siamo arrivati noi, tredici nipoti, cresciuti tra le sue mani esperte che sanno coccolare.
Le nostre giornate a casa della nonna a preparare piatti semplici ma pieni di amore, d’inverno, intorno al braciere acceso, ad ascoltare i racconti di vita quotidiana o aneddoti della guerra o curiosità del paese; la magia delle feste, soprattutto il Natale, in cui correvamo tra le stanze mentre la nonna provava a coinvolgerci nella preparazione dei dolci tradizionali, in tutti questi semplici momenti avvertivamo il calore di una donna che non aveva bisogno di grandi gesti per farci sentire amati.
Dal 2012 in poi sono arrivati anche dieci pronipoti, prova che il suo amore continua a generare vita. Oggi la nonna Grazia non parla più come un tempo, non cammina come prima e ha perso gran parte della sua autonomia.
Il tempo ha cambiato la donna che tutti conoscevamo ma ciò che conta è rimasto: nei suoi occhi rimane la luce di chi ha vissuto, amato e custodito ricordi preziosi e sa ancora ascoltare con il cuore.
Ogni giorno siamo accanto a lei, restituendo un pò della cura e dell’amore che ha donato a tutti noi lungo la vita ed oggi festeggiamo una donna straordinaria, che ha attraversato un secolo portando con sé amore, forza, sacrificio e una dignità che continua ad ispirarci.
Oggi diciamo a gran voce: grazie nonna per ogni abbraccio, ogni sorriso e ogni insegnamento. La tua vita è il nostro tesoro più prezioso. Buon compleanno nonna Grazia! Ti amiamo tanto. Averti con noi è il più grande privilegio della nostra vita.
I tuoi 13 nipoti”.











