Un turbinio di sospetti e interrogativi scuote la scena istituzionale della provincia Bat.
Secondo quanto riportato quest’oggi, martedì 6 gennaio 2026, dalla Gazzetta del Mezzogiorno, al centro dell’inquietante vortice giudiziario si trova il presidente della Provincia BAT, Bernardo Lodispoto, 74 anni, anche sindaco di Margherita di Savoia, raggiunto da un avviso di garanzia per concorso in corruzione nell’ambito di un’inchiesta che sta rapidamente assumendo contorni inquietanti e potenzialmente più ampi di quanto apparisse in un primo momento.
Il fascicolo, affidato alla Procura della Repubblica di Trani e coordinato dai pubblici ministeri Marco Gambardella e Francesco Tosto, trae origine da accertamenti avviati nel dicembre scorso dai militari della Guardia di Finanza.
Tali attività investigative hanno portato all’esecuzione di perquisizioni mirate nel cuore della BAT, con l’obiettivo di far luce su possibili irregolarità nell’assegnazione di appalti pubblici per lavori stradali, e più in generale su un quadro di favori e scambi illeciti sospettati tra amministratori pubblici e imprenditori locali.
Sul registro degli indagati, oltre a Lodispoto, figurano due esponenti politici di rilievo: l’ex vicepresidente provinciale Lorenzo Marchio Rossi, 70 anni, storico esponente del Partito Democratico (Pd), e il consigliere comunale di Andria Emanuele Sgarra, 64 anni, anch’egli fino a poco tempo fa associato al Pd.
Perquisizioni e intercettazioni – secondo le indiscrezioni – avrebbero fatto emergere contatti e dinamiche tali da giustificare l’apertura del fascicolo giudiziario, ancora in piena evoluzione e non privo di sviluppi potenziali.
Il nucleo simbolico e un po’ grottesco della vicenda è racchiuso nella “cartellina gialla”, un semplice portadocumenti, che secondo gli inquirenti avrebbe dovuto contenere denaro contante, verosimilmente il versamento di una tangente.
I finanzieri, tuttavia, in quella cartellina hanno trovato solo il vuoto, o quanto meno non il denaro che si attendevano quale prova tangibile del presunto scambio corruttivo.
Il presunto corruttore sarebbe un imprenditore della zona.
La vicenda, ancora in fase embrionale nella sua evoluzione giudiziaria, è destinata a rappresentare un banco di prova cruciale per la trasparenza amministrativa nella sesta provincia pugliese.









