Nella notte tra sabato 3 e domenica 4 gennaio 2026, in una abitazione di Londra, è stato trovato senza vita Matteo Leone, barman pugliese di 31 anni, emigrato per inseguire un percorso professionale costruito con sacrificio, talento e discrezione.
Una notizia che ha attraversato il mare come una lama sottile, ferendo profondamente la sua terra d’origine, Canosa di Puglia, e scuotendo la numerosa comunità italiana nel Regno Unito.
Il giovane è stato rinvenuto, privo di sensi, dai suoi coinquilini, nella casa che condivideva con loro, allarmati dall’assenza prolungata e dal silenzio insolito. Le circostanze del decesso restano, al momento, avvolte da un riserbo doveroso: le autorità inglesi non escludono alcuna ipotesi e sarà l’autopsia a chiarire le cause della morte, dissipando – si spera – le ombre che ora gravano sulla vicenda.
Matteo, originario di Canosa, aveva a lungo vissuto in Abruzzo e fino all’adolescenza aveva abitato a Castiglione Messer Raimondo, in provincia di Teramo, dopo gli studi si era trasferito a Londra.
Aveva scelto la capitale britannica come molti giovani italiani della sua generazione: una città aspra e generosa al tempo stesso, capace di offrire opportunità ma anche di esigere resilienza.
Lavorava come bartender, mestiere che svolgeva con passione e professionalità, apprezzato dai colleghi e stimato dai clienti. Dietro il bancone non serviva soltanto cocktail, ma un sorriso gentile, una parola misurata, quella forma di umanità che non conosce confini geografici.
Figlio di un comandante dei Carabinieri in servizio a Pescara, Matteo era cresciuto in un contesto di valori solidi e senso del dovere. La notizia della sua morte ha colpito duramente la famiglia, ora sostenuta dall’affetto di amici, conoscenti e istituzioni che, con discrezione, stanno seguendo l’evolversi delle indagini.
A Londra, gli amici hanno deciso di non lasciare che il dolore resti muto. È stata organizzata una fiaccolata nel cuore della città, un corteo silenzioso e luminoso per ricordare Matteo, per restituirgli simbolicamente quella luce che la morte ha tentato di spegnere troppo presto.
Un gesto semplice e solenne, che racconta meglio di mille parole il legame profondo creato dal giovane con chi lo aveva incontrato lungo il suo cammino.









