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lunedì, 9 Febbraio 2026
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Trani senza guardia notturna: la città lascia i cittadini in balìa del rischio

Trani si ritrova davanti a un bivio pericoloso: con la chiusura della fascia 20:00-08:00, l’unica barriera tra un malore improvviso e le cure ospedaliere sarà una corsa contro il tempo verso l'esterno

Mentre a Canosa Sabino Armagno, 75 anni, si incatena e inizia lo sciopero della fame, a Trani il silenzio che avvolgerà il presidio sanitario di via Bovio dopo le ore 20:00 rischia di diventare il simbolo di una sanità territoriale in ritirata.

La decisione dell’ASL BT di sospendere il turno notturno del Punto Fisso Medicalizzato (PFM) dal 1° febbraio non è infatti un semplice taglio tecnico, ma un paradosso che colpisce una città di oltre 50.000 residenti.

Trani si ritrova davanti a un bivio pericoloso: con la chiusura della fascia 20:00-08:00, l’unica barriera tra un malore improvviso e le cure ospedaliere sarà una corsa contro il tempo verso l’esterno.

In caso di emergenza notturna, i cittadini dovranno infatti puntare verso l’Ospedale “Monsignor Raffaele Dimiccoli” di Barletta, situato a circa 13 chilometri di distanza. In condizioni di traffico regolare, il tragitto sulla Statale 16 richiede tra i 16 e i 21 minuti, ma nelle ore critiche o in presenza di imprevisti stradali, questi tempi sono destinati a dilatarsi.

Per patologie tempo-dipendenti, dove ogni secondo conta, questo spostamento forzato rappresenta un rischio che il sindaco Amedeo Bottaro ha definito “inaccettabile” nella lettera inviata al neo-proclamato Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.

Il paradosso è reso ancora più amaro dai recenti investimenti tecnologici: il PTA di Trani è stato appena dotato di una nuova TAC di ultima generazione grazie ai fondi PNRR, ma senza personale medico notturno, queste eccellenze rischiano di restare “cattedrali nel deserto” durante le ore buie.

Se i medici scappano — con sette dimissioni che hanno innescato l’emergenza — la “sospensione temporanea” annunciata dalla commissaria Tiziana Dimatteo rischia di trasformarsi nel primo passo verso una dismissione definitiva, sovraccaricando ulteriormente un Pronto Soccorso di Barletta già provato dalle croniche liste d’attesa regionali.

La battaglia di Armagno diventa così la voce di un intero territorio che non accetta di vedere il proprio diritto alla salute legato esclusivamente alla disponibilità di un’ambulanza sulla via per Barletta.

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