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lunedì, 9 Marzo 2026
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Omicidio in discoteca a Molfetta, 18 anni e 8 mesi al killer di Antonella Lopez

Accanto alla condanna principale, la sentenza ha previsto anche pene per gli altri imputati coinvolti, delineando un quadro giudiziario complesso in cui si intrecciano responsabilità dirette e indirette

Si conclude con una sentenza severa e carica di significati simbolici uno dei casi di cronaca più drammatici che hanno segnato la Puglia negli ultimi anni: l’omicidio della giovanissima Antonella Lopez, uccisa a soli diciannove anni durante una serata in discoteca a Molfetta, vittima innocente di un regolamento di conti che non la riguardava.

Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bari ha inflitto 18 anni e 8 mesi di reclusione a Michele Lavopa, il giovane che ha ammesso di aver sparato quella notte tra il 21 e il 22 settembre 2024 all’interno del locale Bahia, teatro di una violenza improvvisa e devastante.

Accanto alla condanna principale, la sentenza ha previsto anche pene per gli altri imputati coinvolti, delineando un quadro giudiziario complesso in cui si intrecciano responsabilità dirette e indirette.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e confermato durante il processo celebrato con rito abbreviato, il vero obiettivo dell’agguato non era la giovane vittima, bensì Eugenio Palermiti, nipote dell’omonimo capoclan del quartiere Japigia di Bari.

Lavopa avrebbe aperto il fuoco nel tentativo di colpire il rivale, con cui aveva avuto precedenti contrasti culminati in episodi di violenza personale. La traiettoria fatale, tuttavia, non seguì l’intento originario: i proiettili raggiunsero Antonella Lopez, trasformando un’azione mirata in un omicidio per errore che ha segnato indelebilmente la comunità locale.

Lo stesso Palermiti, rimasto ferito durante la sparatoria, è stato successivamente condannato a quattro anni e sei mesi per la detenzione di armi, aggravante riconosciuta insieme al metodo mafioso che ha caratterizzato la dinamica dei fatti.

Gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia hanno delineato un contesto intriso di tensioni e rivalità riconducibili a ambienti criminali locali. La presenza di armi all’interno del locale e la natura premeditata dello scontro hanno portato i giudici a riconoscere l’aggravante del metodo mafioso per gli imputati principali, conferendo alla vicenda una dimensione che trascende la semplice cronaca nera per sfiorare il terreno delle strategie criminali organizzate.

In tale cornice, la discoteca, luogo per definizione deputato allo svago e alla socialità, si trasformò in pochi istanti in uno scenario tragico, simbolo della fragilità degli spazi pubblici quando la violenza privata irrompe senza preavviso.

Il processo ha coinvolto anche soggetti accusati di favoreggiamento. Tra questi, un giovane ritenuto responsabile di aver aiutato il killer a disfarsi dell’arma del delitto è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione, mentre un altro imputato ha patteggiato una pena di due anni per aver contribuito a nascondere la pistola utilizzata nella sparatoria.

Il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni alle parti civili costituite, tra cui la Regione Puglia, il Comune di Molfetta e il proprietario del locale, riconoscendo il peso sociale e collettivo della tragedia.

La morte di Antonella Lopez ha suscitato un’ondata di commozione e indignazione che ha travalicato i confini regionali, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di aggregazione e sull’influenza delle dinamiche criminali nella vita quotidiana.

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