Il sipario è calato, le luci si sono spente e il circo ha lasciato la città l’8 febbraio scorso.
Ma ciò che resta, oggi, in via Vecchia Barletta, davanti all’IPSIA “Archimede” di Andria, non è il ricordo effimero di uno spettacolo itinerante: è piuttosto un paesaggio desolante, segnato da escrementi animali, ristagni d’acqua maleodorante e una sensazione diffusa di abbandono che alimenta rabbia e indignazione tra cittadini e residenti.
Le immagini scattate nelle ore successive allo smontaggio del tendone restituiscono una realtà difficile da ignorare: cumuli di terra contaminata, pozze stagnanti, rifiuti sparsi e un proliferare evidente di insetti e volatili attratti dai residui organici.
Mosche, moscerini e piccioni popolano un’area che appare oggi come una ferita aperta nel tessuto urbano, dove l’odore acre degli escrementi e dell’urina animale rende l’aria pesante e quasi irrespirabile.
La vicenda del circo non nasce oggi. Sin dall’autorizzazione concessa dall’amministrazione comunale per l’installazione in via Vecchia Barletta, la scelta aveva acceso un vivace dibattito cittadino. Il punto più controverso? La collocazione proprio davanti all’ingresso dell’istituto professionale IPSIA “Archimede”, frequentato quotidianamente da studenti e personale scolastico.
Già nei giorni precedenti all’arrivo del circo, dirigenti scolastici e cittadini avevano espresso perplessità, definendo “incomprensibile” la convivenza tra un’attività itinerante con animali e un ambiente scolastico che necessita di sicurezza, salubrità e accessibilità.
Le proteste non si erano fatte attendere: cattivi odori, difficoltà di accesso e disagi logistici erano stati segnalati fin dall’insediamento del tendone, mentre gli studenti denunciavano la presenza costante di miasmi provenienti dalle aree destinate agli animali.
Eppure, il circo era stato autorizzato tramite ordinanza e collocato su un’area comunale scelta anche per l’assenza, in città, di uno spazio dedicato alle attività di spettacolo viaggiante, una carenza urbanistica che continua a generare scelte emergenziali e, spesso, contestate.
A pochi giorni dalla partenza del circo, la situazione appare critica. Sul terreno si osservano zone scavate e fangose, probabilmente rese tali dal passaggio dei mezzi e dal peso delle strutture. In alcuni punti si formano pozze d’acqua stagnante, mescolate a residui organici e terra smossa, creando un habitat ideale per la proliferazione di insetti.
L’odore è descritto da chi frequenta la zona come “insopportabile”, mentre il ronzio costante delle mosche amplifica la percezione di insalubrità. L’assenza di un intervento immediato di bonifica suscita interrogativi sulla gestione post-evento e sulle responsabilità relative alla pulizia dell’area.
I cittadini parlano di uno “schifo lasciato”, una definizione cruda ma che fotografa l’umore generale di chi si trova a convivere con una situazione percepita come indecorosa e potenzialmente rischiosa per la salute pubblica.
Oggi, con il tendone ormai lontano, resta la domanda più urgente: chi restituirà dignità a quest’area?
I residenti chiedono interventi tempestivi di pulizia e sanificazione, temendo che il protrarsi delle condizioni attuali possa trasformare la zona in un focolaio di degrado permanente.

















