Sarà una serata di alta intensità culturale e spirituale quella in programma lunedì 9 marzo 2026 alle ore 19:00 ad Andria, dove, presso il Centro di Aggregazione Fornaci “don Pino Puglisi” (Via Fortore, 12), si terrà la presentazione del volume “Don Tonino Bello. Uomo del Sud e dei Sud” del notaio Sabino Zinni.
L’iniziativa si inserisce nel prestigioso cartellone di Parole per la Libertà – Festival di letteratura civile, rassegna che da anni promuove il dialogo tra cultura, impegno civile e coscienza critica, e che per il 2026 ha scelto di porre al centro figure capaci di incarnare, con radicalità evangelica e tensione etica, il senso più autentico della parola “libertà”.
“Vi aspetto lunedì 9 marzo alle 19 al centro di aggregazione don Pino Puglisi per fare memoria e attualizzare insieme, attraverso il libro da me scritto, la figura, umanamente e pastoralmente, gigantesca di don Tonino Bello”.
Con queste parole, dense di partecipazione e responsabilità civile, Zinni invita la cittadinanza a un incontro che non si limiterà a una semplice presentazione editoriale, ma si configurerà come un vero esercizio di memoria collettiva.
Questa la recensione del testo di Sabino Zinni prodotta da Damiano Landriccia:
“Non siamo riusciti né riusciremo a riempire il vuoto dell’universo con la relatività e la quantistica. Non riusciremo con i telescopi più potenti e gli acceleratori di particelle. Non riusciremo cercando nel cielo e nelle Chiese, nelle moschee e nei templi. Potremo solo con la Fede e non la si vince alla lotteria della vita, non la si intravede in luoghi fisici. Non parlo di religione. La religione è un contenitore: riti, tradizioni, dottrine, istituzioni, simboli.
Fermiamoci un attimo e riflettiamo. Più è forte il dolore, più sono aspre le difficoltà, più ci si guarda dentro. La Fede è fiducia, ricerca di senso, sguardo attento, esperienza emotiva di un mistero che nasce assieme ai dubbi scientifici sulla vita vecchia di miliardi di anni. La Fede è il rispetto per sé e gli altri, è il perdonarsi e il perdonare, l’accettarsi e l’accettare.
Esiste una “democrazia” dei sentimenti e un “potere” della ragione: non si può spiegare il come e il quando la vita finirà ma solo il perché. La ragione da sola non avvicina altri esseri umani. La Fede non è solo un Dio. Non è Teologia ma Umanesimo, è storia dell’essere umano e della sua coscienza cui si è dato tanti nomi: “anima” sopra tutti. Non facciamone semplicisticamente una questione di “significato” e “termini”.
Questo libro non aggiunge nulla alla storia umile e cristianamente meravigliosa e sofferta di un uomo di Chiesa. Non ha in apparenza pregi editoriali che lo rendano indispensabile. Un uomo che so essere perbene, sino a prova del contrario, Sabino, scrive di un altro uomo perbene, don Tonino: ecco l’eccezione che lo permuta in prezioso.
Nazim Hikmet, poeta, elogia le persone come Sabino e don Tonino e noialtri (quando facciamo il bene non facendo il male) in un suo componimento. Noi tutti parlando dei giusti, non dei potenti, siamo ospitati da simili parole: La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che messo contro il muro, ad esempio, le mani legate o dentro un laboratorio col camice bianco e grandi occhiali, tu muoia affinché vivano gli altri uomini, gli uomini di cui non conoscerai la faccia, e morrai sapendo che nulla è più bello, più povero della vita.
Il libro getta lontano, là dove serve, il cuore di un altro uomo, oltre quello di colui che scrive, nelle strade sterrate di una umanità dolosamente senza movente etico perché tutti possano raggiungerlo e raccoglierlo. Lo poggia infine più vicino tra sazi e affamati perché ne facciano mensa.
Non prendiamoci in giro, questi anni sembrano dominati dall’insensatezza, sia politica che umana. L’orizzonte della nostra vita appare annebbiato come se una invisibile bussola morale si fosse smagnetizzata sotto il peso di interessi, slogan vuoti e indifferenza pilotata dal populismo più becero. Occorre un gigante sulle cui spalle possiamo innanzarci perché senza riferimenti attuali, degni.
Don Tonino. Una delle figure più luminose della Chiesa italiana del Novecento. Gridiamolo perché a lungo e da tempo siamo posizionati contro il vento del bene comune.
Vescovo di Molfetta e la sua voce era limpida, concreta e radicale nel Vangelo. “Prete scomodo”. Non si è mai messo al riparo da nulla, denunciava senza mezzi termini guerre, ingiustizie, sprechi e privilegi; difendeva migranti, poveri, malati, sfruttati, anche quando questo creava tensioni dentro e fuori la Chiesa; chiedeva ai cristiani una testimonianza solida e non solo spirituale. Ha incarnato la “Chiesa del grembiule”: per lui il vero potere era servire. Una Chiesa chinata sugli ultimi. Ha guidato Pax Christi Italia, portando avanti un ideale di pace attiva e nonviolenta, anticipando temi oggi molto attuali.
È andato a Sarajevo in guerra: nel 1992 ha guidato una “marcia della pace” nella città assediata, nonostante fosse gravemente malato di cancro. Gesto che divenne un’icona mondiale di coraggio e profezia. Dispensava parole semplici, poetiche e profondissime, che toccavano il cuore di tutti, credenti e non credenti: Sempre meglio accendere un fiammifero che maledire l’oscurità. Ha dato voce a chi non ne aveva, dagli operai ai disoccupati, dagli immigrati ai senza casa, spesso prendendo posizioni scomode anche per le istituzioni.
Non si può mettere ordine nel tumulto come avrebbe voluto Virginia Woolf né Strappare qualcosa al flusso del tempo come vorrebbe Hannah Arendt. I libri non hanno questo potere, spetta agli uomini che li leggono intervenire e creare una comunità di esseri umani”.










