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mercoledì, 15 Aprile 2026
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Nessuna traccia di Elena: la 21enne residente a Canosa scomparsa nel Foggiano. L’ultima telefonata e poi il silenzio

Si teme un tragico epilogo attorno alla scomparsa di Elena Rebeca Burcioiu, la ventunenne di origine romena residente a Canosa di Puglia, della quale non si hanno più notizie dal pomeriggio del 2 marzo scorso

Il mistero si addensa nelle campagne del Foggiano attorno alla scomparsa di Elena Rebeca Burcioiu, la ventunenne di origine romena residente a Canosa di Puglia, della quale non si hanno più notizie dal pomeriggio del 2 marzo scorso.

Da giorni le operazioni di ricerca si snodano senza sosta tra la periferia di Foggia e le distese rurali che conducono verso San Severo, lungo la statale 16, nel tentativo di dissipare un enigma che continua a inquietare investigatori e comunità locali.

Le forze dell’ordine, affiancate dai vigili del fuoco, dalla protezione civile e da unità cinofile specializzate, perlustrano da giorni l’area compresa tra i campi e i casolari abbandonati della zona di Borgo La Rocca, dove la giovane sarebbe stata vista per l’ultima volta. A sorvolare i terreni, nel frattempo, sono anche i droni della polizia locale, impegnati a scandagliare dall’alto strade, canali e appezzamenti agricoli alla ricerca di qualsiasi traccia utile a orientare le indagini.

Un elemento che ha riacceso l’attenzione degli investigatori è il rinvenimento del giubbotto bianco di pelliccia che Elena indossava il giorno della sua scomparsa. Il capo di abbigliamento è stato recuperato nei pressi della statale, in un’area non lontana dal punto in cui la giovane era stata vista l’ultima volta.

Dalle tracce presenti sul giubbotto hanno preso avvio nuove battute di ricerca, grazie all’ausilio di un cane molecolare addestrato, impegnato a seguire eventuali piste olfattive nella campagna circostante.

Poco distante, lungo il ciglio della strada all’altezza di Borgo La Rocca, gli investigatori avevano già rinvenuto il telefono cellulare della ragazza, ora al vaglio dei periti per ricostruire i suoi ultimi movimenti e contatti.

Il racconto dell’amica con cui Elena condivideva l’abitazione a Canosa di Puglia rappresenta uno dei tasselli cruciali della ricostruzione. Le due giovani, arrivate in Italia dalla Romania circa tre mesi fa, vivevano insieme e avevano inizialmente trovato impiego come braccianti nelle campagne della zona, ma poi, da una decina di giorni, si sarebbero spostate lungo la statale 16 nel foggiano per prostituirsi.

Secondo quanto riferito agli investigatori, la mattina del 2 marzo avevano raggiunto, come accadeva da alcuni giorni, la zona della statale tra Foggia e San Severo. Intorno alle 12:47 l’amica avrebbe contattato telefonicamente Elena, preoccupata dopo averla vista allontanarsi a bordo di un’auto scura insieme a un uomo.

Durante quella conversazione la giovane avrebbe assicurato che sarebbe tornata subito, ma la telefonata si sarebbe improvvisamente interrotta. Da quel momento, il telefono avrebbe continuato a squillare senza ricevere risposta.

Tra le piste al vaglio degli inquirenti vi è anche quella che conduce a un uomo di nazionalità straniera, che, secondo la denuncia dell’amica, avrebbe minacciato le due giovani alcuni giorni prima della scomparsa. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’identità e i movimenti di questa persona, senza tuttavia escludere altre ipotesi investigative.

Il contesto nel quale si muoveva la ventunenne aggiunge ulteriori elementi di complessità alla vicenda: negli ultimi giorni prima della sparizione, infatti, la giovane si sarebbe recata con maggiore frequenza nella provincia di Foggia, dopo aver lavorato in precedenza nei campi della Bat.

La storia personale di Elena emerge con tratti di grande fragilità. Orfana e senza parenti stretti nel suo Paese d’origine, era giunta in Italia insieme all’amica nella speranza di costruirsi una vita migliore. L’appartamento condiviso a Canosa rappresentava il punto di partenza di un percorso segnato da lavori precari e spostamenti continui tra le campagne e la provincia foggiana.

Con il trascorrere dei giorni, il raggio delle ricerche è stato progressivamente ampliato. Oltre ai terreni agricoli, sono stati controllati anche vasconi d’irrigazione, canali e strutture rurali isolate. Tuttavia, nonostante il dispiegamento di uomini e mezzi, della giovane residente a Canosa non è stata ancora trovata alcuna traccia.

La prefettura di Foggia ha diffuso le fotografie e i connotati della ragazza, invitando chiunque possa fornire informazioni utili a contattare il numero unico di emergenza 112.

Intanto, mentre droni e unità cinofile continuano a perlustrare le campagne della Capitanata, la vicenda resta avvolta da un silenzio carico di interrogativi, che ogni giorno che passa diventa più difficile da sciogliere.

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