E’ una crisi che gli esperti definiscono irreversibile quella che sta affrontando il settore del gioco terrestre in Italia. A dirlo sono anche i numeri, in particolare quelli dell’analisi storica degli incassi del PREU (Prelievo Erariale Unico) su slot e VLT negli ultimi dieci anni.
Sebbene il periodo della pandemia abbia rappresentato un momento di rottura drammatico, i dati evidenziano che il problema è strutturale e precede l’emergenza sanitaria.
Gli esperti prevedono che il valore del PREU possa presto scivolare sotto la soglia critica dei 5 miliardi di euro, un segnale inequivocabile di un modello che non riesce più a rigenerarsi.
Esaminando i momenti chiave di questa parabola, il 2019 ha rappresentato il picco massimo con 6.592 milioni di euro incassati, dando l’illusoria percezione di un mercato in salute. Dopo il crollo del biennio 2020-2021 dovuto alle chiusure forzate, però, il recupero del 2022 è stato solo parziale.
Dal 2023 si è instaurato un trend discendente costante: nel 2025 gli incassi sono stati di 5.246 milioni, segnando un divario di ben 1,3 miliardi rispetto al picco di sei anni prima. Anche la raccolta complessiva conferma il tracollo, con un -30% rispetto al 2019 e un calo del 3,4% solo nell’ultimo anno.
All’interno di questo scenario, la Puglia rappresenta un caso di studio particolare: nel 2024, la spesa complessiva nella regione ha raggiunto il record storico di 11,844 miliardi di euro, ma la distribuzione interna racconta una storia di migrazione verso il digitale.
Mentre il gioco fisico ha generato 4,289 miliardi, l’online ha dominato con 7,555 miliardi, trainato da oltre 1,4 milioni di conti gioco attivi. Con una spesa pro capite di 3.057 euro, la Puglia supera abbondantemente la media nazionale, confermandosi una delle aree con la maggiore esposizione economica al gioco, ma con una preferenza netta per le piattaforme virtuali.
A livello provinciale, Bari guida la classifica regionale con oltre un miliardo di euro di giocate, seguita da Taranto (708 milioni) e Foggia (412 milioni). Un flusso di denaro che si sta spostando velocemente verso skill games e casinò online, lasciando le sale fisiche in una condizione di sofferenza.
Nel solo ultimo trimestre del 2025, la raccolta nazionale del settore fisico è scesa a 5,057 miliardi contro gli 8,490 dello stesso periodo dell’anno precedente, con un tracollo della raccolta del 51%.
La crisi colpisce in modo differenziato gli apparecchi da intrattenimento: nel 2025, le slot hanno subito una contrazione del -6,2%, mentre le VLT hanno mostrato una maggiore resilienza con un calo limitato al -1%.
Nonostante ciò, l’intero comparto “terrestre” appare inadeguato rispetto a un ecosistema che corre verso la digitalizzazione. Risulta dunque inevitabile una riforma del modello fiscale: il sistema di prelievo attuale, tarato sull’offline, non rispecchia più la realtà di un mercato dove l’online ha ormai effettuato il sorpasso strutturale.
Senza un adeguamento, insomma, il settore fisico è destinato a un lento ma inesorabile declino.









