Si aggrava il quadro dell’emergenza infrastrutturale lungo l’asse adriatico dopo la riattivazione della frana di Petacciato, in Molise.
Il fenomeno, riacutizzatosi a seguito delle intense piogge degli ultimi giorni, ha determinato la chiusura dell’Autostrada A14 e la sospensione della linea ferroviaria tra Termoli e Montenero di Bisaccia, con pesanti ripercussioni sull’intero sistema dei collegamenti tra Nord e Sud e ricadute dirette sulla Puglia.
La frana, considerata tra le più estese d’Europa, interessa un fronte di circa 2 chilometri e una superficie di circa 4 chilometri quadrati, con un movimento lento ma continuo che coinvolge l’intero versante fino alla costa.
Sul versante stradale, il dissesto ha provocato un’evidente spaccatura e avvallamento dell’asfalto nel tratto compreso tra Vasto Sud e Termoli, rendendo necessarie chiusure e restringimenti per consentire le verifiche tecniche.
Le autorità hanno disposto uscite obbligatorie:
- per il traffico diretto a sud, uscita a Vasto Sud;
- per il traffico diretto a nord, uscita a Termoli.
La circolazione è stata deviata sulla viabilità ordinaria, con percorsi alternativi lungo la SS16 Adriatica e strade interne parallele alla costa. Per i collegamenti di lunga percorrenza, in particolare per i mezzi pesanti, vengono suggeriti itinerari alternativi più ampi attraverso:
- l’autostrada A1 Milano–Napoli,
- la A16 Napoli–Canosa,
con rientro sulla direttrice adriatica più a sud.
Il traffico risulta fortemente congestionato: ieri, martedì 7 aprile 2026, si sono registrate code fino a 13 chilometri tra San Severo e Termoli, con ulteriori rallentamenti e tempi di percorrenza aumentati anche di oltre un’ora rispetto alla norma.
Contestualmente, il movimento franoso ha imposto la sospensione della circolazione ferroviaria sulla direttrice Pescara–Bari tra Termoli e Montenero di Bisaccia. I binari risultano deformati e non percorribili in sicurezza, interrompendo uno dei principali corridoi ferroviari nazionali.
La chiusura ha determinato la deviazione dei treni a lunga percorrenza su linee interne, con allungamenti dei tempi di viaggio e riduzione della capacità complessiva del servizio. La linea adriatica, di fatto, risulta “spezzata”, con inevitabili ricadute sull’intero traffico ferroviario del Mezzogiorno.
Le conseguenze si riflettono in maniera immediata sulla Puglia e sul nodo ferroviario di Barletta, punto strategico per i collegamenti regionali e nazionali lungo la costa.
La stazione registra:
- ritardi diffusi e prolungati,
- soppressioni di treni regionali,
- coincidenze compromesse verso Bari e Foggia.
L’aumento dei tempi di percorrenza e la riduzione dell’offerta ferroviaria stanno incidendo in particolare sul traffico pendolare, mentre i convogli a lunga percorrenza subiscono deviazioni o limitazioni.
La complessità del fenomeno franoso, esteso e già noto per la sua ciclicità, rende incerti i tempi di ripristino. Le stime parlano di settimane o mesi sia per il completo ripristino della linea ferroviaria sia per il ritorno alla normalità sull’autostrada.
Una situazione che configura un’emergenza infrastrutturale di rilievo nazionale e che continua a produrre effetti significativi sulla Puglia e sui collegamenti da e per Barletta.









