In un tempo in cui le conquiste più significative si misurano tanto nei gesti simbolici quanto nei traguardi concreti, il nome dell’andriese Laura Procacci si iscrive con eleganza e determinazione in una pagina nuova della storia istituzionale italiana.
Sabato 28 marzo 2026, nella solennità di una cerimonia carica di valori e tradizione, è stata la prima donna Sottufficiale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana a pronunciare il giuramento individuale di fedeltà alla Repubblica Italiana.
L’evento, svoltosi alla presenza delle autorità civili e militari e dei comandanti del Centro di Mobilitazione Lazio, ha assunto un significato che travalica il rito formale, divenendo testimonianza concreta di un cambiamento culturale e istituzionale in atto.
Non solo una promessa solenne, ma l’affermazione di una presenza femminile sempre più incisiva in ambiti storicamente connotati da una prevalenza maschile.
Laura Procacci, originaria di Andria, porta con sé radici profonde e autentiche. Nata nella città federiciana, è cresciuta nel borgo rurale di Montegrosso, noto anche come “Borgo della Salute”: un contesto semplice e genuino che ha contribuito a plasmare il suo senso del dovere, la vicinanza agli altri e quella naturale predisposizione alla cura che oggi definisce il suo percorso umano e professionale.
Oggi vive a Roma, dove ha scelto di costruire il proprio futuro, impegnata nel rigoroso cammino accademico del corso di laurea in Medicina e Chirurgia. Parallelamente, la sua inclinazione al soccorso e alla solidarietà si esprime nel ruolo di soccorritore volontario nella Croce Rossa Italiana, dove opera con spirito di abnegazione e senso civico.
Da un anno arruolata con il grado di Sergente nel Corpo Militare, Laura rappresenta una sintesi virtuosa di competenza, disciplina e sensibilità umana. Il giuramento pronunciato non è soltanto un passaggio formale nella sua carriera, ma un sigillo morale che suggella un impegno già vissuto quotidianamente, tra studio, servizio e responsabilità.
E mentre le parole pronunciate in quella cerimonia risuonano ancora, resta la consapevolezza che, talvolta, la storia non si impone con fragore, ma si scrive con compostezza, determinazione e grazia. Proprio come ha fatto Laura.












