C’è un dolore che non ha voce, ma si fa presenza. Riempie le strade, si insinua tra le pietre antiche, sospende il respiro di un’intera comunità.
È il dolore di Bisceglie, che si raccoglie, composta e smarrita, attorno alla piccola Alicia Amoruso, dodici anni appena, strappata alla vita da un destino tanto crudele quanto incomprensibile.
Domani, venerdì 17 aprile 2026, alle ore 16, nella parrocchia di Santa Caterina da Siena, si celebreranno i funerali della giovanissima, vittima di una tragedia che ha spezzato non solo una vita, ma anche l’innocenza collettiva di una città intera.
Le campane suoneranno a lutto, e con esse ogni cuore. Il sindaco, Angelantonio Angarano, ha proclamato il lutto cittadino: bandiere a mezz’asta, serrande abbassate, silenzio assoluto dalle 16 fino al termine delle esequie. Un silenzio non imposto, ma condiviso, che diventa linguaggio universale del dolore.
Alicia non è più tornata a casa quel 13 aprile. Una giornata segnata dal vento, da un cielo inquieto e da un fato beffardo: un pino crollato improvvisamente in via Veneziano l’ha travolta, senza lasciarle scampo.
Frequentava la scuola media “Monterisi”, come tanti altri ragazzi, e come loro portava negli occhi il futuro. Quel futuro che oggi appare improvvisamente sospeso, interrotto, quasi incredibile nella sua assenza.
Attorno a lei, ora, resta una scia di affetto: compagni di classe, insegnanti, amici, cittadini. Fiori, peluche, messaggi affidati al vento hanno trasformato il luogo della tragedia in un altare spontaneo di memoria e tenerezza.
Domani le scuole osserveranno un minuto di silenzio. Le attività si fermeranno. Le voci si abbasseranno fino quasi a spegnersi.
La Procura di Trani intanto ha aperto un’inchiesta per chiarire eventuali responsabilità: si indaga per concorso in omicidio colposo, con cinque persone coinvolte tra tecnici e responsabili della manutenzione del verde pubblico.
Ma oggi, più delle responsabilità, pesa il vuoto. Un vuoto che nessuna indagine potrà colmare.
Perché ci sono tragedie che non si spiegano, ma si attraversano. E questa è una di quelle.











