Una città raccolta, sospesa in un dolore composto e lacerante, rende oggi l’estremo saluto a Patrizia Lamanuzzi, la 54enne tragicamente uccisa dal marito in un drammatico epilogo di violenza domestica che ha scosso l’intera comunità.
Le esequie si celebreranno questo pomeriggio, martedì 21 aprile 2026, alle ore 15.30, nella parrocchia della Misericordia di Bisceglie, in un clima di profonda commozione e partecipazione collettiva, suggellato dal lutto cittadino proclamato dal Sindaco Angelantonio Angarano.
Le bandiere esposte a mezz’asta, il silenzio imposto alle manifestazioni pubbliche, la sospensione delle attività commerciali e di ogni iniziativa ludica: ogni gesto istituzionale diviene simbolo tangibile di una comunità che si stringe attorno al ricordo di una donna strappata alla vita con inaudita violenza.
Il dramma si è consumato lo scorso 15 aprile in un appartamento di via Vittorio Veneto. Secondo le ricostruzioni investigative, il marito, Luigi Gentile, 61 anni, avrebbe prima tentato di strangolare la moglie, per poi spingerla dal balcone dell’abitazione situata al quinto piano. Subito dopo, l’uomo si sarebbe tolto la vita lanciandosi nel vuoto dallo stesso terrazzo.
Una scena agghiacciante, anticipata, secondo le testimonianze, da urla disperate udite dai vicini, che hanno assistito impotenti alla caduta della donna e, pochi istanti dopo, a quella dell’uomo.
Le indagini delineano un contesto familiare segnato da tensioni crescenti: la coppia, sposata da oltre venticinque anni, stava attraversando una fase di separazione e da tempo non conviveva più stabilmente. Non risultavano, tuttavia, denunce pregresse di violenza.
Patrizia lavorava in un centro commerciale di Molfetta; il marito era impiegato in una ferramenta e si dedicava anche all’agricoltura. Due figli, uno residente a Trani e l’altro in Svizzera, oggi si trovano a fronteggiare un dolore indicibile, amplificato dalla brutalità dell’accaduto.
Le parole di chi conosceva la donna restituiscono il ritratto di una persona solare, capace di sorridere nonostante le difficoltà di un rapporto coniugale ormai logorato. Un’esistenza segnata da contrasti sempre più accesi, culminati in un epilogo tragico proprio mentre si profilava la definitiva separazione.
In queste ore di lutto, i figli della vittima hanno espresso un sentimento di profonda gratitudine verso quanti hanno manifestato vicinanza e affetto, sottolineando la dimensione collettiva di un dolore che non è più soltanto familiare, ma appartiene all’intera comunità.
Bisceglie, già provata da altri recenti eventi drammatici, appare oggi avvolta in un clima di smarrimento e sgomento: una città che si interroga, che riflette, che si ferma davanti all’ennesimo femminicidio, consumato tra le mura domestiche, dove l’intimità dovrebbe essere rifugio e non teatro di violenza.
Il nome di Patrizia Lamanuzzi si unisce, purtroppo, a quello di tante donne vittime di una violenza che continua a ripetersi con inquietante frequenza. E mentre le campane suonano a lutto, resta il monito, severo e ineludibile, di una tragedia che non può e non deve essere dimenticata.











