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martedì, 16 Giugno 2026
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ZES Unica 2026, il 30 Maggio ultimo termine per l’invio dei progetti: il Mezzogiorno accelera

Cresce l'attrattività per imprese e agricoltori del Sud

Con la Legge di Bilancio 2026 il Governo ha prorogato e rafforzato il credito d’imposta per gli investimenti nella Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno, confermando lo strumento fino al 2028 con uno stanziamento complessivo che supera i quattro miliardi di euro.

Un’occasione storica per le imprese del Sud — incluse quelle della Bat — e un segnale chiaro di politica industriale verso i territori che più ne hanno bisogno.

La ZES Unica: che cos’è e da dove viene

Il concetto di Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno nasce con il decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito con la legge 13 novembre 2023, n. 162 — il cosiddetto «decreto Sud» — che ha unificato le precedenti otto ZES regionali in un’unica zona omogenea, la ZES unica, comprendente i territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

A partire dal 1° gennaio 2024, le imprese che investono in queste aree possono beneficiare di un credito d’imposta modulato in funzione della dimensione aziendale, fruibile esclusivamente in compensazione tramite modello F24.

La Puglia — e con essa l’intera provincia di Barletta-Andria-Trani — rientra dunque a pieno titolo nell’area agevolata, il che rende la ZES Unica uno strumento di straordinaria rilevanza pratica per le piccole e medie imprese del nostro territorio, da quelle manifatturiere a quelle agroalimentari, fino alle imprese commerciali con strutture produttive proprie.

Le novità della Legge di Bilancio 2026: proroga fino al 2028

L’intervento normativo più atteso degli ultimi mesi è arrivato con la Legge 30 dicembre 2025, n. 199 — la Legge di Bilancio 2026 — che, all’articolo 1, commi da 438 a 452, ha confermato e prorogato il credito d’imposta ZES Unica per gli anni 2026, 2027 e 2028. La misura, che in passato ha già generato oltre 28 miliardi di euro di investimenti privati nelle regioni meridionali, viene dunque resa strutturale per un intero triennio.

Le risorse stanziate seguono un piano decrescente, coerente con l’obiettivo di incentivare una programmazione tempestiva degli investimenti: 2,3 miliardi di euro per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028, per un totale complessivo di oltre 4 miliardi di euro. Il messaggio alle imprese è chiaro: chi investe prima, accede a una platea di risorse più ampia.

Un’altra novità rilevante riguarda l’estensione territoriale. Accanto alle otto regioni storicamente incluse, la Legge di Bilancio 2026 estende l’agevolazione anche alle zone assistite delle regioni Marche e Umbria, ampliando così la platea dei potenziali beneficiari su scala nazionale.

Aliquote massime e investimenti agevolabili

Il credito d’imposta spetta per l’acquisizione di beni strumentali nuovi — macchinari, impianti e attrezzature — destinati a strutture produttive esistenti o di nuova realizzazione nella ZES unica. Gli immobili sono agevolabili nella misura massima del 50% dell’investimento complessivo. È escluso qualsiasi progetto di investimento di importo inferiore a 200.000 euro.

Le aliquote massime teoriche sono differenziate per dimensione d’impresa, secondo il consolidato principio europeo degli aiuti di Stato a finalità regionale: in Puglia fino al 60% per le piccole imprese, fino al 50% per le medie imprese, fino al 40% per le grandi imprese.

Occorre tuttavia precisare che l’aliquota effettivamente fruibile non coincide necessariamente con quella massima teorica. Il meccanismo di accesso prevede una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate — per l’anno 2026, da trasmettere nella finestra dal 31 marzo al 30 maggio 2026 — nella quale l’impresa dichiara l’ammontare delle spese ammissibili sostenute o previste.

Successivamente, a pena di decadenza dall’agevolazione, è obbligatoria una comunicazione integrativa da inviare dal 3 al 17 gennaio 2027, attestante l’avvenuta realizzazione degli investimenti.

L’Agenzia delle Entrate determina quindi la percentuale effettiva fruibile rapportando il limite di spesa stanziato all’ammontare complessivo dei crediti richiesti. Per dare un’indicazione concreta: per l’annualità 2025 la percentuale effettivamente riconosciuta si è attestata al 60,3811% (rivista poi in aumento nella fase di assestamento con il piano TRANSIZIONE 5.0) del credito massimo teorico — con le aree Marche, Umbria e Zone Logistiche Semplificate al 100%, a riprova di una domanda ancora inferiore all’offerta.

Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24, senza limiti annuali di importo, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento degli investimenti.

La ZES Agricola 2026: un’agevolazione specifica per il settore primario

Il comparto agricolo, della pesca e dell’acquacoltura può contare su una misura dedicata e distinta rispetto al credito d’imposta ordinario: la ZES Agricola, disciplinata dall’articolo 16-bis del decreto-legge n. 124/2023 e ora potenziata dalla Legge di Bilancio 2026.

La soglia minima di investimento è fissata a 50.000 euro — significativamente più bassa rispetto ai 200.000 euro previsti per la ZES ordinaria — proprio per tener conto della struttura dimensionale tipica delle imprese agricole meridionali.

Questo regime opera con aliquote differenziate in funzione della tipologia di investimento e del settore, in conformità ai massimali previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato in agricoltura: 65% per gli investimenti ordinari nella produzione primaria; 80% per gli investimenti con finalità ambientali e climatiche, per il benessere animale o realizzati da giovani agricoltori (ai sensi dell’art. 5 del D.M. MASAF 23 dicembre 2022); 100% per gli investimenti nel settore forestale e per quelli finalizzati alla riduzione dell’impatto ambientale della pesca e alla protezione delle specie; 80% per gli investimenti che migliorano la produttività dell’acquacoltura con effetti positivi sull’ambiente; 50% per gli interventi su salute, sicurezza e condizioni di lavoro dei pescatori.

In attuazione del comma 460, il credito d’imposta 2025 su questo binario è stato rideterminato dall’Agenzia delle Entrate al 58,7839% per le MPMI e al 58,6102% per le grandi imprese agricole (Comunicato AdE, 10 gennaio 2026).

Per il 2026, la comunicazione ordinaria degli investimenti programmati e sostenuti deve essere inviata all’Agenzia delle Entrate entro il 30 maggio 2026, mentre la comunicazione integrativa consuntiva — la cui mancata presentazione comporta la decadenza dall’agevolazione — deve essere trasmessa entro il 2 dicembre 2026.

Per un’impresa agricola pugliese con un programma di investimento da 500.000 euro in nuovi macchinari, il beneficio teorico (aliquota al 65%) risulta essere di circa 325.000 euro di credito d’imposta: cifre che giustificano ampiamente il costo di una consulenza specializzata per la corretta gestione delle comunicazioni e la documentazione tecnica richiesta.

Prospettive di crescita: il Mezzogiorno come hub di investimento

L’analisi complessiva del quadro normativo 2026 restituisce un’immagine inusualmente strutturata e coerente della politica di sviluppo per il Mezzogiorno. La proroga triennale del credito d’imposta ZES Unica, combinata con il potenziamento della componente agricola e l’introduzione del bonus occupazionale, disegna un ecosistema incentivante che per la prima volta offre alle imprese un orizzonte di pianificazione pluriennale — condizione indispensabile per investimenti di medio-lungo periodo.

Per le imprese della provincia BAT, questo scenario rappresenta un’opportunità concreta e misurabile. I settori agroalimentare, manifatturiero, logistico e della trasformazione industriale sono tutti potenzialmente eleggibili, a condizione che l’investimento sia correttamente strutturato, le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate vengano inviate nelle finestre temporali previste e la certificazione tecnica degli investimenti (obbligatoria per la comunicazione integrativa) sia acquisita per tempo.

Il rischio principale, come sempre accade con gli incentivi a sportello con limite di spesa, è la sottovalutazione del fattore tempo. Le risorse disponibili per il 2026 — 2,3 miliardi — sono significative ma non illimitate: la percentuale effettiva di credito fruibile dipenderà dal rapporto tra le risorse stanziate e la domanda aggregata dei beneficiari.

Chi pianifica e comunica per primo accede a un beneficio più pieno. Chi attende rischia di trovarsi con una quota ridotta o, nel peggiore dei casi, fuori tempo.

In questo senso, il ruolo del commercialista e del consulente fiscale non è di mero adempimento burocratico, ma di vera e propria ingegneria finanziaria: individuare gli investimenti agevolabili, strutturare il piano temporale, predisporre un Business Plan, presidiare le scadenze comunicative e verificare la cumulabilità con altri strumenti — come il credito d’imposta Transizione 5.0, rispetto al quale la ZES opera con specifiche regole di coordinamento — diventa un fattore determinante per la competitività delle imprese meridionali.

Il Mezzogiorno non è più soltanto un’area che riceve incentivi: con la ZES Unica 2026 diventa — potenzialmente — un hub di investimento competitivo su scala nazionale ed europea. Spetta alle imprese e ai loro consulenti trasformare questa potenzialità in valore reale.

A cura di Sabino Losito, Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti.

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