Un territorio che deve cambiare marcia
Chi ha vissuto la provincia di Barletta-Andria-Trani negli ultimi vent’anni conosce bene il paradosso: un tessuto produttivo vivo, fatto di famiglie che hanno costruito imprese con le proprie mani, di artigiani che hanno trasformato il territorio, di agricoltori che hanno portato i prodotti pugliesi nel mondo. Un’imprenditorialità diffusa, autentica, spesso sottovalutata.
Eppure questo stesso tessuto è oggi sotto pressione su più fronti contemporaneamente: la concorrenza internazionale sui costi, la difficoltà a trovare e trattenere manodopera qualificata, la transizione digitale ed energetica che impone investimenti significativi, i margini che si assottigliano in settori maturi. Non è una crisi improvvisa. È una trasformazione strutturale che richiede risposte strutturali.
L’innovazione — quella vera, certificata, supportata da strumenti pubblici adeguati — è una di queste risposte. Non è un lusso riservato alle imprese del Nord o alle scaleup delle grandi città. È uno strumento che il legislatore ha reso accessibile anche alle piccole realtà del Mezzogiorno, con incentivi che — combinati con gli strumenti regionali pugliesi — non hanno precedenti nella storia della finanza agevolata italiana.
«Nel Mezzogiorno si contano oggi 2.825 startup e PMI innovative, il 19% del totale nazionale. In Puglia ne sono registrate 644. La provincia BAT esprime ancora una presenza contenuta. Il potenziale è reale, gli strumenti ci sono: manca solo la consapevolezza di usarli.»
Il punto di partenza è capire di cosa si tratta. Le parole ‘startup innovativa’ e ‘PMI innovativa’ rimandano spesso nell’immaginario collettivo a giovani in felpa davanti a uno schermo, a app scaricate da milioni di utenti, a valutazioni miliardarie nei mercati finanziari americani.
È un’immagine parziale e fuorviante. Nella realtà normativa italiana, una startup innovativa può essere un’impresa agricola che ha sviluppato un sistema di irrigazione intelligente, un laboratorio di conservazione alimentare che ha brevettato un processo produttivo, un’officina meccanica che ha integrato la robotica nei propri macchinari. L’innovazione non ha un settore: ha dei requisiti, e quei requisiti sono molto più vicini alla realtà della BAT di quanto si pensi.
Cosa sono, nella pratica
Il legislatore ha costruito nel tempo due figure distinte, pensate per momenti diversi della vita di un’impresa.
La startup innovativa è una società — nella maggior parte dei casi una Srl — nata da non più di tre anni (con possibilità di arrivare fino a nove anni per chi cresce davvero), con un fatturato che non supera i cinque milioni di euro, senza distribuzione di utili, il cui oggetto prevalente è sviluppare un prodotto o un servizio ad alto contenuto tecnologico.
Non è sufficiente dichiararsi innovativi: occorre dimostrarlo. La legge prevede tre criteri concreti — spese in ricerca e sviluppo significative, personale con alta qualificazione scientifica, oppure titolarità di brevetti o software registrati — e basta soddisfarne uno per qualificarsi.
La PMI innovativa è pensata invece per chi ha già superato la fase di avvio ma non vuole — e non deve — smettere di innovare. Non ha limiti di età. È una piccola o media impresa che, pur avendo anni di storia alle spalle, soddisfa almeno due dei tre criteri di innovazione. È la figura che meglio si adatta a molte delle imprese della nostra provincia: aziende strutturate, con mercati consolidati, che hanno intrapreso un percorso di aggiornamento tecnologico e vogliono riconoscimento e supporto per continuare su quella strada.
«La PMI innovativa non ha limiti di età. Non è una misura riservata alle nuove imprese: è pensata per chi ha già una storia e vuole continuare a innovare. Per il tessuto produttivo della BAT, è probabilmente la figura più rilevante.»
In entrambi i casi, l’accesso passa per l’iscrizione in una sezione speciale del Registro delle Imprese — quella tenuta dalla Camera di Commercio di Bari per le imprese della nostra provincia. Non si tratta di una procedura complessa, ma richiede rigore: la dichiarazione dei requisiti è un’autocertificazione a firma del legale rappresentante, e un errore o una dimenticanza può costare cara. Le imprese che perdono i requisiti o non aggiornano la dichiarazione entro i termini vengono cancellate d’ufficio, con perdita retroattiva di tutte le agevolazioni già fruite.
Perché vale la pena farlo: gli incentivi disponibili
Il vero motivo per cui vale la pena percorrere questo cammino è il sistema di agevolazioni a cui si accede. Proviamo a descriverle in modo chiaro, senza tecnicismi eccessivi.
Chi investe nel capitale di una startup innovativa può detrarre dalla propria imposta sul reddito il 65% di quanto ha investito, fino a un massimo di 100.000 euro per anno. Significa che su un investimento di 100.000 euro, il fisco restituisce 65.000 euro sotto forma di risparmio fiscale. Non è una misura marginale: è una delle detrazioni più generose che l’ordinamento italiano abbia mai previsto per gli investimenti privati.
Nel 2026 è anche l’unica rimasta in piedi, dopo la decadenza della detrazione ordinaria del 30%. Chi non ha capienza fiscale sufficiente può convertire il beneficio in credito d’imposta da usare in compensazione — una novità introdotta dalla Legge Centemero del 2024 che ha reso lo strumento accessibile anche a profili reddituali più bassi.
Sul fronte del credito bancario, le startup innovative accedono al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI con una corsia preferenziale: la garanzia pubblica copre fino all’80% del finanziamento, senza valutazioni di merito creditizio sull’impresa richiedente. Per chi sta avviando un’attività senza ancora un bilancio consolidato — e sa quanto sia difficile ottenere credito in quella fase — è uno strumento di valore enorme.
Chi esce dall’investimento cedendo la propria partecipazione in una startup o PMI innovativa non paga tasse sulla plusvalenza realizzata. È una misura pensata per rendere più attraente il mercato degli investimenti in imprese innovative, e che in ultima analisi avvantaggia anche le imprese: più investitori disposti a entrare nel capitale, più possibilità di raccogliere risorse per crescere.
Sul piano della governance interna, startup e PMI innovative possono emettere categorie di quote con diritti diversi, creare strumenti finanziari partecipativi e remunerare collaboratori chiave con quote dell’impresa anziché con liquidità. È uno strumento per attrarre talenti senza dover sostenere costi fissi elevati nella fase in cui le risorse sono ancora scarse.
«Chi investe nel capitale di una startup innovativa può detrarre il 65% di quanto ha investito. Su 100.000 euro, il fisco restituisce 65.000 euro. Nel 2026 è l’unica detrazione rimasta in piedi per questo tipo di investimento.»
Il vantaggio di stare al Sud: la BAT in prima fila
Fin qui abbiamo descritto agevolazioni che valgono su tutto il territorio nazionale. Ma per le imprese della BAT e del Mezzogiorno c’è un livello aggiuntivo, che trasforma un incentivo già generoso in qualcosa di difficilmente replicabile altrove.
La ZES Unica Mezzogiorno — la Zona Economica Speciale che dal 2024 ha unificato le precedenti zone speciali del Sud in un’unica area agevolata — riconosce alle imprese che investono nel Mezzogiorno un credito d’imposta significativo sugli investimenti in beni strumentali nuovi. La Legge 199/2025 (il provvedimento sull’Industria 5.0) ha introdotto l’iper-ammortamento, con una maggiorazione del 180% sul costo dei beni tecnologici qualificati.
La Nuova Sabatini continua a finanziare gli investimenti produttivi con contributi in conto interessi. Questi strumenti, da soli, già abbattono in modo sostanziale il costo effettivo di ogni investimento tecnologico.
Ma il punto cruciale è questo: per le startup e le PMI innovative localizzate nel Mezzogiorno, tutti questi incentivi sono cumulabili. La regola generale della finanza agevolata è che non si sommano: uno esclude l’altro, o si applica un massimale di intensità che ne limita la combinazione.
Nel caso delle imprese innovative del Sud, la sinergia tra ZES Unica, iper-ammortamento, Nuova Sabatini e gli strumenti specifici per l’innovazione può portare la copertura pubblica complessiva su un singolo investimento tecnologico vicina al 90% del suo valore. È un dato straordinario, che poche imprese nel territorio conoscono.
Il bando TecnoNidi — lo strumento regionale per startup e PMI innovative pugliesi
TecnoNidi è il principale strumento della Regione Puglia dedicato alle startup innovative e alle PMI innovative. È gestito da Puglia Sviluppo sulla piattaforma Sistema Puglia (sistema.puglia.it/tecnonidi) ed è aperto a sportello — vale a dire che le domande vengono valutate nell’ordine in cui arrivano, senza scadenze fisse, fino a esaurimento delle risorse.
• Dotazione complessiva: 30 milioni di euro
• Investimenti finanziabili: da 50.000 a 350.000 euro per progetto
• Agevolazione sugli investimenti (macchinari, software, brevetti): 40% a fondo perduto + 40% prestito agevolato a tasso vicino allo zero
• Agevolazione sui costi di funzionamento del primo anno: 80% a fondo perduto puro
• Settori ammessi: ICT e digitale, agroalimentare, manifatturiero avanzato, energia sostenibile, salute, industria culturale e creativa Dal 2018 al 2025, oltre 500 startup pugliesi hanno beneficiato di TecnoNidi.
L’importo medio finanziato nell’ultimo esercizio è stato di circa 180.000 euro.
Attenzione: il colloquio tecnico davanti alla commissione di valutazione è la fase decisiva. Presentarsi senza una preparazione adeguata significa rischiare l’esclusione anche con un progetto valido.
Sul fronte regionale, il bando TecnoNidi di Puglia Sviluppo — presentato nel box qui sopra — è lo strumento più diretto e più concreto disponibile oggi per le startup e le PMI innovative pugliesi. Non è un bando teorico: oltre 500 imprese pugliesi lo hanno già utilizzato negli anni passati. Per le imprese della BAT è una risorsa spesso sottovalutata, spesso sconosciuta, a volte guardata con scetticismo. È un errore che può costare moltissimo.
Va citata anche la Start Cup Puglia, il premio regionale per l’innovazione organizzato da ARTI — l’Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione — giunto quest’anno alla sua 19ª edizione. Le candidature per il 2026 sono aperte dal 15 maggio al 4 settembre. Non è soltanto un premio in denaro: è un percorso di accompagnamento progettuale e assistenza tecnica che può essere il primo passo concreto per chi ha un’idea ma non sa ancora come trasformarla in un’impresa.
Come si accede: le cose da sapere
La procedura di iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese non è complicata in sé. Ma richiede attenzione, perché si fonda su un’autocertificazione — una dichiarazione sostitutiva firmata dal legale rappresentante — che ha conseguenze giuridiche concrete. Chi dichiara requisiti che non possiede, o chi li perde nel corso del tempo senza aggiornare la documentazione, rischia la cancellazione retroattiva e la restituzione di tutti i benefici già fruiti.
Il primo passo è verificare con onestà se i requisiti esistono davvero. Non basta avere un’idea innovativa: occorre che quella idea si traduca in spese documentate in ricerca e sviluppo, o in personale con una qualificazione specifica, o in un brevetto registrato. Il secondo passo è predisporre la documentazione tecnica — piano d’impresa, curriculum del personale qualificato, contratti di ricerca, certificati brevettuali — che supporti la dichiarazione.
La domanda si presenta telematicamente alla Camera di Commercio di Bari, competente per tutta la provincia BAT, tramite il portale ComUnica con firma digitale e SPID. Dopo l’iscrizione, entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio di ogni anno, la dichiarazione va aggiornata. Non è un adempimento che può essere rimandato: è la condizione per continuare a godere dei benefici.
Per chi ha già ottenuto lo status e riceve investimenti nel proprio capitale, c’è un ulteriore obbligo: entro 30 giorni dal conferimento, deve essere rilasciata all’investitore una dichiarazione con l’importo agevolabile e il codice COR — il riferimento che l’investitore utilizzerà nella propria dichiarazione dei redditi per fruire della detrazione del 65%.
«Il consiglio è uno solo: non procedere alla fase di autocertificazione senza il supporto di un consulente specializzato. Il risparmio sul costo della consulenza non vale il rischio di perdere retroattivamente anni di agevolazioni.»
Una conclusione che è un invito
La BAT non è una provincia periferica dell’innovazione italiana. È un territorio che ha risorse, competenze, tradizioni produttive da valorizzare e — grazie alle agevolazioni disponibili oggi — ha gli strumenti per farlo in modo strutturato e sostenuto.
Le startup e le PMI innovative non sono una categoria riservata agli imprenditori del futuro: sono uno strumento disponibile adesso, per le imprese di oggi. Un’azienda meccanica che investe in automazione, un’impresa agroalimentare che sviluppa un nuovo processo di conservazione, una piccola srl di servizi digitali che costruisce un software proprietario: tutte potrebbero qualificarsi. Il punto è sapere che questa possibilità esiste, e avere qualcuno in grado di valutarla con competenza.
Il momento è favorevole come non lo è mai stato. La normativa è stata riformata in profondità nel 2024, gli strumenti regionali sono attivi, la cumulabilità degli incentivi nel Mezzogiorno crea condizioni di vantaggio strutturale rispetto al resto del Paese. Aspettare significa perdere un’occasione che potrebbe non ripresentarsi nelle stesse forme.
A cura di:
Sabino Losito – Dottore Commercialista e Revisore Legale
Giuseppe Suriano – Dottore Commercialista e Revisore Legale
Riferimenti normativi e documentali:
1. D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (Startup Act), artt. 25–32, come modificato dalla L. 193/2024 e dalla L. 162/2024
2. Legge 16 dicembre 2024, n. 193 — Legge annuale sulla Concorrenza (Scale-up Act)
3. Legge 28 ottobre 2024, n. 162 — Legge Centemero
4. Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), artt. 1 co. 400–401
5. D.L. 24 gennaio 2015, n. 3 — Istituzione PMI innovative
6. Raccomandazione (UE) 2026/720 della Commissione europea, 18 marzo 2026
7. Agenzia delle Entrate — Risoluzione n. 30/E del 28 aprile 2025 (codice tributo 7076)
8. Agenzia delle Entrate — Risposta a interpello n. 29 del 10 febbraio 2026 (regime forfettario)
9. Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech, Politecnico di Milano / InnovUp — Ricerca 2025, dicembre 2025
10. CRIBIS — Osservatorio Startup Innovative, aggiornamento gennaio 2026
11. UniCredit Start Lab 2026 / Politecnico di Bari — Roadshow, febbraio 2026
12. Regione Puglia / Puglia Sviluppo — Bando TecnoNidi (Det. DG n. 25 del 22 novembre 2023, BURP n. 104/2023, agg. ottobre 2024) 13. ARTI Puglia — Start Cup Puglia 2026, 19ª edizione







