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domenica, 16 Agosto 2026
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Corato – Scomunica e polemica: la Fraternità San Pio X replica alla Diocesi

Un confronto dai toni serrati che vede contrapposte la Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, realtà ecclesiale tradizionalista fondata dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre

È una vicenda che intreccia diritto canonico, identità religiosa e sensibilità pastorale quella che sta scuotendo la comunità cattolica di Corato.

Un confronto dai toni serrati che vede contrapposte la Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, realtà ecclesiale tradizionalista fondata dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, da anni al centro di un complesso rapporto con la Santa Sede.

La disputa è esplosa attorno alla presenza della Fraternità nella chiesa della Madonna di San Giovanni a Corato, riaperta al culto appena lo scorso 1° marzo, dove vengono celebrate funzioni secondo il rito romano antico, e dopo il recente intervento dell’Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, Mons. Leonardo D’Ascenzo, che ha invitato i fedeli della diocesi a non aderire alla comunità lefebvriana, richiamando le conseguenze canoniche della posizione assunta dalla Fraternità.

Secondo quanto comunicato dalla Diocesi, la comunità non sarebbe pienamente inserita nella comunione ecclesiale cattolica e la partecipazione alle sue celebrazioni potrebbe generare confusione nei fedeli, soprattutto in relazione alla validità e alla liceità dei sacramenti amministrati.

Una presa di posizione netta, motivata dalla volontà dell’Arcivescovo di tutelare l’unità della Chiesa e di offrire ai fedeli un orientamento chiaro in una materia particolarmente delicata dal punto di vista teologico e canonico.

Nel documento diffuso dalla Diocesi viene sottolineata la preoccupazione per quella che viene definita una situazione di “grave rottura della comunione ecclesiale”. L’invito rivolto ai fedeli è quello di non partecipare alle celebrazioni della Fraternità San Pio X, considerata estranea alla piena comunione con la Chiesa cattolica.

La posizione dell’Arcivescovo si inserisce nel solco delle vicende che hanno caratterizzato negli ultimi decenni i rapporti tra la Santa Sede e la comunità lefebvriana, nata nel 1970 con l’obiettivo dichiarato di preservare la tradizione liturgica e dottrinale precedente alle riforme del Concilio Vaticano II.

Il nodo centrale riguarda le consacrazioni episcopali compiute il 1° luglio scorso, quando a Écône, in Svizzera, la Fraternità ha consacrato quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio. Il Dicastero per la dottrina della fede ha definito l’atto uno scisma e ha stabilito che i presuli coinvolti sono incorsi nella scomunica. Ammonito anche chi aderisse alla Fraternità, con il rischio di incorrere nella stessa pena canonica.

Di fronte alle parole della Diocesi è arrivata la dura replica della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che ha diffuso una nota nella quale ribadisce la propria posizione e invita i fedeli alla serenità di coscienza.

La comunità precisa innanzitutto di aver presentato ricorso contro il decreto dichiarativo della scomunica relativo alle consacrazioni episcopali, richiamando il Codice di Diritto Canonico.

Di seguito la dichiarazione integrale della Fraternità:

“A seguito del Comunicato diffuso dalla Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie in data 14 luglio 2026, la Fraternità San Pio X ribadisce, ancora una volta, la propria posizione al fine di fare chiarezza e di consentire ai fedeli cattolici piena serenità di coscienza.

Ci teniamo a precisare che in data 11 luglio scorso la Fraternità San Pio X ha provveduto a inoltrare ricorso avverso il decreto dichiarativo della scomunica per le consacrazioni episcopali del 1° luglio.

Tale ricorso, così come previsto dal can. 1353 del Codice di Diritto Canonico, e come riportato dal comunicato della Casa Generalizia, ha l’effetto di sospendere ogni sanzione (qualora ce ne fosse realmente una – cosa che abbiamo sempre contestato, diritto canonico e teologia alla mano), in attesa di un pronunciamento dell’Autorità.

Riteniamo poi decisamente grave il riferimento a una fantomatica «dottrina propugnata dalla Fraternità San Pio X», quando la nostra congregazione non fa altro che trasmettere la dottrina cattolica da sempre insegnata nella Chiesa.

Siamo infine sorpresi del fatto che il nostro Arcivescovo, che nominiamo con ossequio in tutte le S. Messe celebrate nella chiesa della Madonna di S. Giovanni a Corato, sostiene di non poter rimanere indifferente davanti a quello che ritiene ‘una grave rottura della comunione ecclesiale’ e sia così premuroso nel dichiarare i nostri sacramenti illeciti e invalidi.

Ci domandiamo, a tal proposito, quale sia la liceità dei sacramenti amministrati da una comunità realmente scismatica come quella ortodossa alla quale il nostro Arcivescovo concede addirittura una chiesa nella sua diocesi. Non ci risulta che questa presenza stabile nella sua diocesi lo induca a mettere in guardia i fedeli dal partecipare alle loro celebrazioni con il rischio di cadere nello scisma e nella scomunica.

Ricordiamo ai più distratti, e non vorremmo che fra questi ci sia anche il nostro Arcivescovo, che dopo la remissione delle scomuniche verso gli ortodossi da parte di Paolo VI, le chiese ortodosse hanno continuato a consacrare altri vescovi senza che nessuno li denunciasse come scismatici.

Ricordiamo però che queste chiese professano delle eresie condannate in maniera definitiva da diversi concili, e ricordiamo che i vescovi di queste chiese non riconoscono l’autorità del Papa, hanno una gerarchia parallela a quella romana, ma sembrerebbe trattarsi, in fondo, di ‘scismatici buoni’.

Desta perciò meraviglia la sollecitudine del nostro Arcivescovo nel mettere in guardia tutta la diocesi contro gli ‘scismatici lefebvriani’ (quelli cattivi), laddove però la Fraternità San Pio X non nega alcun dogma della Chiesa Cattolica, riconosce l’autorità del Papa con tutta la gerarchia, e celebra la Messa di sempre ai cui altari innumerevoli generazioni di santi si sono alimentate.

Due pesi e due misure?”.

La vicenda di Corato riporta dunque alla ribalta una delle questioni più complesse del cattolicesimo contemporaneo: il rapporto tra la tutela della tradizione liturgica e dottrinale e il principio dell’unità ecclesiale sotto l’autorità del Papa.

Da una parte la Diocesi richiama la necessità di preservare la piena comunione della Chiesa e di evitare ambiguità tra i fedeli; dall’altra la Fraternità San Pio X rivendica la propria appartenenza cattolica, respingendo ogni accusa di scisma e contestando la lettura canonica della propria posizione.

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