Si stringe il cerchio investigativo attorno alla brutale aggressione consumatasi nei giorni scorsi all’interno dei bagni di Parco Rossani a Bari, episodio che ha profondamente scosso l’opinione pubblica per la ferocia dell’azione e per l’apparente indifferenza di numerosi presenti.
La Procura del capoluogo pugliese ha infatti iscritto nel registro degli indagati una donna impiegata come addetta alle pulizie del parco e il suo compagno, ritenuti, allo stato delle indagini, i presunti promotori della violenta spedizione punitiva culminata con il pestaggio e la rapina ai danni di una giovane studentessa.
L’inchiesta procede con estrema attenzione, mentre gli investigatori continuano ad analizzare ogni elemento utile a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e le responsabilità dei soggetti coinvolti.
Nel fascicolo confluiscono la prima informativa redatta dagli agenti della Polizia Locale intervenuti sul posto, oltre ai filmati acquisiti dagli impianti di videosorveglianza, considerati determinanti per delineare l’accaduto.
Le immagini, secondo quanto emerso, documenterebbero non soltanto la violenza esercitata nei confronti della vittima, Giuditta D’Elia, 26enne barese, ma anche il ruolo svolto dai due adulti, accusati di aver fomentato il gruppo che avrebbe preso parte all’aggressione.
L’episodio si è verificato nella mattinata di giovedì scorso, 23 luglio 2026, all’interno dell’area di Parco Rossani, uno degli spazi pubblici maggiormente frequentati da studenti universitari e giovani.
La ragazza sarebbe stata attirata nei servizi igienici, dove si sarebbe improvvisamente trovata circondata da un gruppo di persone che l’avrebbero colpita ripetutamente con schiaffi, pugni e calci, sottraendole anche alcuni effetti personali.
Un’aggressione consumatasi in pochi minuti ma caratterizzata, secondo gli inquirenti, da una violenza sproporzionata, tanto da provocare nella giovane lesioni fisiche e un profondo trauma psicologico.
A rendere ancora più inquietante la vicenda sarebbe stata la presenza di diversi testimoni che, pur assistendo alla scena, non sarebbero intervenuti per fermare il branco o prestare immediato soccorso alla vittima. Circostanza che emerge anche dalle registrazioni video e che ha alimentato un acceso dibattito sul crescente fenomeno dell’indifferenza sociale.
L’attività investigativa si è sviluppata rapidamente grazie alla raccolta delle testimonianze, all’analisi delle immagini di videosorveglianza e agli accertamenti effettuati dalla Polizia Locale in stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria.
Gli inquirenti stanno cercando di comprendere il movente che avrebbe originato la violenta aggressione e di individuare eventuali ulteriori responsabilità tra i componenti del gruppo presente durante il pestaggio.
L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un passaggio previsto dal procedimento penale e consentirà agli investigatori di approfondire ogni elemento utile all’accertamento dei fatti, nel pieno rispetto del principio della presunzione di innocenza sino a eventuale sentenza definitiva.
Nei giorni successivi all’aggressione, la giovane ha scelto di affidare ai social network un messaggio che ha rapidamente raccolto migliaia di condivisioni e attestati di solidarietà. Più che soffermarsi sulle ferite riportate, la studentessa ha rivolto un appello alla collettività, invitando tutti a recuperare quel senso di umanità che, a suo giudizio, è venuto meno nel momento più difficile della sua esperienza.
Parole che hanno suscitato una profonda riflessione nell’opinione pubblica, trasformando una vicenda di cronaca in uno spunto di discussione sul valore della solidarietà civile, sull’importanza di intervenire davanti a situazioni di pericolo e sul ruolo che ciascun cittadino può assumere nel contrastare episodi di violenza urbana.







