HomeBisceglieBisceglie – Nascosti per tre anni in un casolare: arrestati due latitanti...

Bisceglie – Nascosti per tre anni in un casolare: arrestati due latitanti affiliati al clan Capriati di Bari

Un luogo appartato, scelto proprio per rendere più difficile la loro individuazione e consentire di prolungare la fuga. Devono scontare complessivamente oltre 48 anni di reclusione

Dopo circa tre anni trascorsi lontano dalla giustizia, la latitanza è terminata nelle campagne di Bisceglie.

È qui, all’interno di un casolare trasformato secondo gli investigatori in un vero e proprio nascondiglio, che i Carabinieri hanno individuato e arrestato Paolo De Gennaro e Vito Di Cataldo, entrambi ritenuti affiliati al clan Capriati di Bari.

L’operazione è il risultato di una complessa attività investigativa condotta dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Barletta-Andria-Trani, avviata nel maggio scorso e sviluppatasi attraverso un paziente lavoro di ricerca e monitoraggio.

Alle fasi operative della cattura ha partecipato anche lo Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia, reparto specializzato nelle attività di ricerca e individuazione di soggetti ricercati in aree particolarmente difficili da controllare.

I due uomini, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avevano trovato rifugio in un’abitazione rurale nelle campagne biscegliesi. Un luogo appartato, scelto proprio per rendere più difficile la loro individuazione e consentire di prolungare la fuga.

Il lavoro investigativo dei Carabinieri ha permesso progressivamente di restringere il campo delle ricerche fino a individuare il casolare nel quale si nascondevano i due ricercati. L’intervento ha quindi consentito di mettere fine a una latitanza durata circa tre anni.

Un risultato che, per l’Arma, rappresenta l’esito di un’attività condotta senza clamore, attraverso verifiche, accertamenti e una costante presenza sul territorio.

Particolarmente pesante la posizione di Paolo De Gennaro, ricercato da circa tre anni e tre mesi e destinatario di una condanna a 30 anni di reclusione per l’omicidio, aggravato dal metodo mafioso, di Girolamo Valente, avvenuto a Bisceglie nel 2017.

La vicenda giudiziaria affonda le proprie radici nell’agguato dell’8 agosto 2017, quando Valente venne ucciso a Bisceglie. Le indagini avevano ricondotto il delitto a contrasti maturati negli ambienti criminali locali e, secondo la ricostruzione investigativa, alla contesa per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti.

Nel 2020 il procedimento celebrato con rito abbreviato aveva portato alla condanna di De Gennaro a 30 anni di reclusione. Il boss barese Filippo Capriati, inizialmente indicato dalla Procura come presunto mandante, era invece stato assolto in quel procedimento per non aver commesso il fatto.

L’omicidio Valente aveva suscitato particolare allarme nella comunità biscegliese anche per le modalità dell’agguato. Le ricostruzioni dell’epoca riferirono di un attacco compiuto in pieno giorno, con la vittima raggiunta mentre si trovava in auto insieme alla moglie, rimasta ferita.

Anche Vito Di Cataldo era ricercato da circa tre anni e doveva fare i conti con due distinti ordini di carcerazione.

Il primo provvedimento è collegato al procedimento denominato “Pandora”, nel quale è stato condannato a 11 anni, 8 mesi e 27 giorni di reclusione per associazione mafiosa.

Il secondo riguarda invece una serie di condanne per estorsioni aggravate, reati in materia di armi e altri delitti aggravati dal metodo mafioso, per i quali deve scontare ulteriori 6 anni, 11 mesi e 12 giorni.

La pena complessiva da espiare ammonta dunque a 18 anni, 8 mesi e 9 giorni di reclusione.

Il procedimento “Pandora” aveva interessato un’ampia rete criminale operante tra Bari e la provincia e aveva coinvolto esponenti riconducibili ai clan Capriati e Mercante-Diomede. Le indagini avevano portato alla luce una complessa struttura criminale e una lunga serie di contestazioni, tra cui associazione mafiosa, estorsioni, armi e altri reati.

L’arresto di De Gennaro e Di Cataldo conclude quindi una ricerca protrattasi per anni. Il punto di svolta è arrivato dopo mesi di attività investigativa, iniziata nel maggio scorso e culminata nell’individuazione del casolare nelle campagne di Bisceglie.

Il comandante provinciale dei Carabinieri BAT, colonnello Massimiliano Galasso, ha sottolineato il valore del lavoro svolto dai militari, evidenziando come l’operazione sia stata costruita attraverso mesi di ricerca, controllo e progressivo restringimento del campo investigativo.

La cattura dei due uomini, entrambi destinatari di condanne definitive di particolare rilievo, restituisce così alla giustizia due soggetti che per un lungo periodo erano riusciti a sottrarsi all’esecuzione delle pene.

spot_img
- Pubblicità -spot_img
spot_img

ATTUALITA'

Leggi anche

spot_img