Trent’anni non sono soltanto una ricorrenza da celebrare. Sono una sedimentazione di esperienze, incontri, intuizioni, linguaggi e visioni che, nel corso del tempo, finiscono per diventare parte integrante della fisionomia di una comunità.
È dentro questa prospettiva che ieri, mercoledì 9 settembre 2026, al Chiostro di San Francesco di Andria, si è tenuta la presentazione ufficiale del volume “Castel dei Mondi. Festival Internazionale di Andria. 1997>2026”, una pubblicazione che ripercorre tre decenni di storia del Festival e, al contempo, prova a interrogarsi sul suo avvenire.
Non un semplice libro celebrativo, dunque, né un nostalgico album di ricordi. Il volume, curato da Riccardo Carbutti e Francesco Fisfola, rispettivamente direttore artistico e direttore di produzione del Festival, si propone come una vera e propria ricognizione sulla parabola di una delle esperienze più longeve e significative della scena contemporanea pugliese. Una storia restituita attraverso saggi, testimonianze, programmi, numeri, fotografie e soprattutto attraverso le voci di coloro che, in modi differenti, hanno contribuito a costruirla.
L’iniziativa si inserisce nell’anno della XXX edizione di Castel dei Mondi, trasformando così il traguardo dei trent’anni non in un punto d’arrivo, bensì in una soglia dalla quale guardare contemporaneamente al passato, al presente e al futuro. La pubblicazione è edita da Kurumuny Edizioni, per la collana “Leggi la Puglia” del Consiglio regionale della Puglia – Teca del Mediterraneo.
Le cifre raccolte nel volume restituiscono la dimensione di un percorso che, in tre decenni, ha assunto proporzioni considerevoli. Sono 394 gli spettacoli teatrali, 52 quelli di danza, 28 gli appuntamenti di nouveau cirque e 160 i concerti censiti. A questi si aggiungono 66 mostre e installazioni, 62 workshop e 66 talk.
Numeri ai quali si affiancano 63 coproduzioni, 138 compagnie straniere ospitate, 141 prime nazionali e 272 prime regionali, mentre sono 76 gli spazi urbani allestiti nel corso delle diverse edizioni. Una geografia culturale che racconta quanto il Festival abbia saputo espandersi nello spazio cittadino, trasformando progressivamente Andria in una sorta di palcoscenico diffuso.
Ma dietro le cifre ci sono soprattutto le persone. Artisti, registi, direttori, studiosi, operatori, amministratori, critici e professionisti che hanno attraversato la storia di Castel dei Mondi lasciandovi una traccia. Nel volume trovano spazio, tra gli altri, contributi e testimonianze di Eugenio Barba, Gianfranco Berardi, Renato Cuocolo e Roberta Bosetti, Mimma Gallina, Michele Sinisi, Stefano Ricci, Giovanni Guerrieri, Pamela Villoresi, Franco Ungaro, Silvia Godelli, Renzo Francabandera e Dario Agrimi.
Un patrimonio di testimonianze che consente di osservare la storia del Festival da angolazioni differenti: quella delle istituzioni, quella della ricerca accademica, quella degli artisti e quella, spesso meno visibile ma fondamentale, di chi ha lavorato dietro le quinte affinché ogni edizione potesse prendere forma.
Nel luogo simbolico del Chiostro di San Francesco, la presentazione ha riunito numerosi protagonisti del mondo istituzionale e culturale pugliese.
All’incontro hanno preso parte Toni Matarrelli, presidente del Consiglio regionale della Puglia, Giovanna Bruno, sindaca di Andria, Mimma Gattulli, segretaria generale del Consiglio regionale e dirigente della Teca del Mediterraneo, Paolo Ponzio e Sante Levante, rispettivamente presidente e direttore di Puglia Culture, Silvia Mei, docente dell’Università degli Studi di Bari nelle Discipline dello Spettacolo, Clarissa Veronico, autrice e organizzatrice teatrale, Riccardo Carbutti, curatore della pubblicazione e direttore artistico del Festival, e Francesco Fisfola, direttore di produzione.
Tra le figure fortemente volute tra i referenti dell’incontro anche Nunzio Liso, protagonista storico delle origini del Festival, la cui esperienza si lega a una fase fondativa di quel percorso che, dal 1997, avrebbe progressivamente assunto una fisionomia sempre più ampia e riconoscibile.
E così il trentennale diventa una sorta di cerniera fra ciò che è stato e ciò che ancora può essere. Una storia che continua a interrogare la città e che, proprio per questo, conserva intatta la propria capacità di generare futuro.
Castel dei Mondi, dopo trent’anni, non consegna dunque un archivio da contemplare, ma una storia ancora da scrivere.










