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Trovato Coronavirus nelle particelle PM10

28 Aprile, 2020 | scritto da Antonio Leonetti
Trovato Coronavirus nelle particelle PM10
ambiente
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La densità di popolazione e l’alto contenuto di umidità persistente sono i fattori principali che hanno contribuito all’aumento del contagio nel nord, condizioni meteo che nel sud occorrono in autunno.
La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) annuncia che dopo alcune verifiche ed analisi portate avanti in collaborazione con le Università di Bari e Bologna, il coronavirus SARS-Cov-2 è stato ritrovato sul particolato (PM10), pertanto le polveri sottili.

Il professor Alessandro Miani, presidente della Sima spiega: “questa prima prova apre la possibilità di testare la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città nei prossimi mesi come indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell’inizio di una nuova epidemia”.
Mentre, Leonardo Setti, coordinatore del gruppo di ricerca scientifica insieme a Gianluigi De Gennaro e a Miani,- approfondisce -“le prime evidenze relative alla presenza del coronavirus sul particolato provengono da analisi eseguite su 34 campioni di PM10 in aria ambiente di siti industriali della provincia di Bergamo, raccolti con due diversi campionatori d’aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo”. (fonte SIMA)

Inoltre, altri studi ipotizzano che il covid19 sia addirittura più letale nei luoghi in cui persiste l’inquinamento: l’analisi pubblicata dall’Università di Harvard condotta dalla dottoressa Francesca Dominici, evidenzia che il tasso di mortalità aumenta del 15%; ancora, è confermato che densità di popolazione, scambi ed attività industriali contribuiscono quanto l’inquinamento.
L’inquinamento è una nuova via di contagio del covid19?

Il dottor Gianluigi De Gennaro ci spiega – “la prova che l’RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente non attesta ancora con certezza definitiva che vi sia una terza via di contagio” – chiarisce – “tuttavia, occorre che si tenga conto nella cosiddetta Fase 2 della necessità di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus».

Conclude il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano, “è possibile che il PM10 possa facilitare la diffusione del virus, può essere un trasportatore, ma non conosciamo la carica virale e quanto è efficace per contribuire davvero al contagio”.

Da queste considerazioni deduciamo la necessità di indossare la mascherina da parte di tutta la popolazione e di rispettare il distanziamento sociale.
È, inoltre, fondamentale bloccare l’incremento dell’inquinamento e, quindi, del particolato e dei livelli di PM10 dal quale è possibile evidenziare o meno un focolaio, proprio perché veicolo di un fattore del coronavirus.

Prendiamo atto della necessità di vivere in un ambiente più salubre, abbandoniamo le automobili private responsabili del maggiore incremento delle polveri sottili del nostro territorio.
Le alternative migliori rimangono la bici o a piedi.

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