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Gamer professionisti: come trasformare una passione in carriera

Svolgere questa professione però non vuol dire esclusivamente avere talento con mouse, tastiera o controller

Al giorno d’oggi passa nella mente di tanti l’idea di diventare gamer professionisti.

Svolgere questa professione però non vuol dire esclusivamente avere talento con mouse, tastiera o controller: tali abilità rappresentano la base ma ciò che fa la differenza è essere in grado di trasformare la propria passione in lavoro acquisendo un bagaglio di competenze più ampio, che spaziano dalla comunicazione al marketing personale.

Chi sceglie la via dello streaming o della content creation deve essere innanzitutto un intrattenitore e, pertanto, deve saper costruire un linguaggio riconoscibile e interagire in modo efficace con la propria community.

Fondamentale si rivela dunque la gestione dei social, la conoscenza delle piattaforme e persino delle nozioni di editing video, che in questo mondo sono degli strumenti indispensabili. Allo stesso modo, coloro che desiderano inserirsi come figura professionale nell’ambito dell’organizzazione di eventi, del management dei team o del supporto tecnico deve padroneggiare competenze legate al project management, al networking e al lavoro di squadra.

Non basta quindi solo “giocare bene” ma bisogna imparare a muoversi in questo sistema dove non manca la competizione.

Va fatta una precisazione sul contesto in cui si opera. Oggi l’industria del gaming è estremamente ampia e caratterizzata da innumerevoli sfaccettature e comparti che offrono agli utenti esperienze molto diverse tra loro: dai tradizionale videogame realizzato per console o pc si passa alle piattaforme di gaming online come quelle che offrono giochi di carte e slot prodotte da famose software house, come le slot di Playtech tanto per fare un esempio; dalle piccole app rompicapo si arriva ai siti di table game e ai browser game. Quindi il concetto di gamer in teoria può riguardare numerosi ambiti ma il termine nel gergo comune fa riferimento nello specifico al mondo dei videogame.

Piattaforme e percorsi professionali

Ci sono varie strade per riuscire a trasformare la passione per il gaming in un lavoro vero e proprio. La più famosa è quella degli e-Sports, le competizioni videoludiche organizzate a livello professionale.

I giochi più famosi sono League of Legends, Counter-Strike, Dota 2, ma anche FIFA e Fortnite, dove troviamo veri e propri campionati internazionali con montepremi milionari. I pro player sono spesso sotto contratto con team strutturati, allenati da coach, supportati da analisti e preparatori, proprio come avviene nello sport tradizionale.

La seconda via è quella dello streaming e della content creation, soprattutto attraverso piattaforme come Twitch o YouTube, che hanno permesso a migliaia di appassionati di trasformare le proprie sessioni di gioco in spettacolo dal vivo con tantissimi spettatori.

I guadagni arrivano raccogliendo abbonamenti, donazioni e collaborazioni commerciali, e si pensi che alcuni streamer hanno raggiunto guadagni esorbitanti, diventando veri e propri influencer digitali.

C’è poi un’altra opzione che si lega alla creazione e alla gestione di community. Saper costruire un pubblico attorno a un titolo, un genere o persino a un singolo stile di gioco è diventato un lavoro sempre più richiesto, sia dalle software house che dalle organizzazioni legate agli esport. Community manager, social media specialist e moderatori rappresentano figure cruciali per alimentare il rapporto tra utenti e brand.

Guadagni e prospettive future

Sicuramente uno dei motivi che sta spingendo sempre più giovani a cavalcare questa strada della carriera nel gaming è la prospettiva economica, collegata ovviamente alla pratica di un qualcosa che piace. I guadagni, tuttavia, possono essere molto variabili, e dipendono da fattori come il livello di notorietà, le piattaforme utilizzate e la capacità di diversificare le proprie fonti di reddito.

Per quanto riguarda i tornei di e-Sports, quelli di livello internazionale, i montepremi arrivano a cifre straordinarie, alcuni dei quali hanno superato i 40 milioni di dollari complessivi. È chiaro però che solo una piccola percentuale dei giocatori arriva a competere a questi livelli.

Nel campo degli streamer e i content creator, invece, abbiamo già detto che i principali ricavi provengono da abbonamenti, donazioni, sponsorizzazioni e collaborazioni con i vari brand. C’è chi riesce a costruirsi una carriera stabile anche con un pubblico di nicchia, puntando sulla costanza e sulla qualità del contenuto più che sui numeri assoluti, ma tanti non riescono a distinguersi e creano contenuti replica che non sono in grado di emergere.

Infine, anche i ruoli “dietro le quinte” offrono prospettive concrete: manager, caster, grafici, tecnici audio-video, sviluppatori di eventi e figure di supporto. Tutti questi professionisti contribuiscono a far funzionare un settore che continua a crescere a ritmi impressionanti e sul quale non è una brutta idea provare a introdursi.

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