Il mercato mondiale torna alla normalità: prezzi in forte ridimensionamento
Dopo due annate segnate dalla scarsità di offerta — conseguenza del crollo produttivo spagnolo causato dalla siccità — il mercato mondiale dell’olio d’oliva si avvia verso un ritorno alla normalità. È il quadro tracciato dalla società di analisi Areté e ripreso dal Sole 24 Ore: la campagna 2026/27 si apre con disponibilità in recupero e prezzi in forte ridimensionamento rispetto ai picchi degli ultimi due anni.
Nel corso del 2026 le quotazioni dell’olio extravergine comunitario sono tornate ai livelli più bassi dal 2022, mentre il prodotto italiano ha registrato un calo del 47% nel solo ultimo anno. A favorire il ribasso è stata soprattutto la ricostituzione delle scorte, indotta dal ritorno della produzione spagnola ai propri standard dopo due campagne fortemente deficitarie.
Le prime stime ufficiali sulla produzione spagnola 2026/27 indicano 1,6 milioni di tonnellate, il 29% in più rispetto alla campagna precedente. Se il dato fosse confermato, la disponibilità complessiva spagnola a inizio campagna si collocherebbe in prossimità dei livelli più elevati di sempre, registrati nella campagna 2021/22. Per l’Italia e la Tunisia, al contrario, le previsioni indicano contrazioni produttive, e le condizioni meteorologiche delle prossime settimane restano la variabile decisiva per le rese in olio in Spagna.
Si sgonfia il “premio” del made in Italy
L’effetto più rilevante per la filiera nazionale riguarda il differenziale positivo che l’extravergine italiano si è storicamente visto riconoscere sui mercati rispetto al prodotto comunitario. Secondo Areté, tale premio è passato dagli oltre 5.300 euro a tonnellata di giugno 2024 a poco più di 900 euro a tonnellata: si tratta della differenza tra le rispettive quotazioni di mercato, non del prezzo di vendita del prodotto italiano, ma la compressione è tale da ridurre sensibilmente il vantaggio competitivo su cui la filiera nazionale ha costruito il proprio posizionamento.
Il quadro trova conferma nei dati ISMEA presentati il 24 settembre 2026: nel corso dell’anno il prezzo medio dell’extravergine italiano all’origine si è attestato intorno a 4,82 euro al chilo, in calo di circa il 49% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando la media nazionale aveva toccato i 9,47 euro al chilo. Nel frattempo la produzione nazionale della campagna 2025/26 è risalita a 325.000 tonnellate (+31% sull’annata precedente), contribuendo essa stessa alla ricostituzione delle giacenze.
Il quadro locale: Bari a 4,55 euro/kg, mercato a due velocità
Per gli operatori della provincia Barletta-Andria-Trani il riferimento è la piazza di Bari, dove — secondo le rilevazioni ISMEA di fine settembre 2026 — l’extravergine convenzionale quota 4,55 euro al chilo franco azienda, valore stabile da fine agosto e lontanissimo dai livelli della campagna precedente. Le altre piazze pugliesi si muovono sugli stessi ordini di grandezza, mentre la Sicilia mantiene quotazioni sensibilmente superiori: un mercato “a due velocità” che penalizza proprio le aree a maggiore vocazione produttiva.
| Piazza | Prezzo (€/kg) | Rilevazione |
| Bari | 4,55 | ISMEA, 28 settembre 2026 |
| Foggia | 4,45 | ISMEA, settembre 2026 |
| Brindisi, Lecce, Taranto | 4,60 | ISMEA, settembre 2026 |
| Palermo, Trapani | 6,70 | ISMEA, settembre 2026 |
Tab. 1 — Quotazioni all’origine dell’olio extravergine di oliva convenzionale sulle principali piazze (fonte: ISMEA Mercati, rilevazioni settembre 2026).
A questi livelli di quotazione il valore riconoscibile alle olive si comprime in misura corrispondente — tanto che la stessa Areté, con riferimento ai produttori spagnoli, parla di prezzi ormai vicini ai costi di produzione e indica la loro resistenza alla vendita tra i fattori che potrebbero generare nuove oscillazioni. La sezione che segue fornisce la base tecnica per tradurre il prezzo dell’olio in valore delle olive.
Dal prezzo dell’olio al valore delle olive: la base di calcolo
La relazione fondamentale è semplice e conviene fissarla a quintale, l’unità con cui olive e molitura vengono effettivamente contrattate: il valore lordo teorico di un quintale di olive è pari ai chilogrammi di olio che se ne ricavano — la resa — moltiplicati per il prezzo al chilo dell’olio, in formula V (€/q) = R × P. Da un quintale di olive con resa del 16% si ottengono 16 chili di olio: con l’extravergine a 4,55 euro al chilo sulla piazza di Bari, il valore lordo è di 16 × 4,55 = 72,80 euro al quintale. La stessa formula consegna una regola mnemonica preziosa per chi contratta: ogni punto percentuale di resa vale, in euro al quintale di olive, esattamente quanto un chilo d’olio — oggi, a Bari, circa 4,55 euro.
La resa è la variabile decisiva e va letta in chiave tecnica, distinguendo la resa potenziale — il contenuto in olio della drupa, determinabile analiticamente su campione — dalla resa industriale rilevata al frantoio, sempre inferiore perché una quota fisiologica di olio resta nella sansa e nelle acque di vegetazione.
La resa industriale dipende dalla cultivar — la Coratina, dominante nell’areale andriese, è tradizionalmente tra le varietà più ricche — dall’andamento dell’annata e dalla disponibilità idrica, dal grado di maturazione e dall’umidità del frutto: l’inolizione, ossia l’accumulo di olio nella drupa, procede con la maturazione, per cui le raccolte precoci sacrificano resa in cambio di profili qualitativi superiori, mentre una pioggia a ridosso della raccolta aumenta l’acqua nella drupa e diluisce la resa percentuale sul peso fresco.
Un intervallo tecnico di riferimento va dal 12% al 20%: assumendo come riferimento il punto centrale dell’intervallo, una resa teorica media del 16%, la tabella che segue incrocia prezzi e rese e restituisce il valore lordo del quintale di olive.
| Resa in olio | Olio 4,00 €/kg | Olio 4,55 €/kg | Olio 5,00 €/kg | Olio 6,00 €/kg |
| % (kg olio per q olive) | Valore olive €/q | Valore olive €/q | Valore olive €/q | Valore olive €/q |
| 12% | 48,00 | 54,60 | 60,00 | 72,00 |
| 14% | 56,00 | 63,70 | 70,00 | 84,00 |
| 16% — media teorica | 64,00 | 72,80 | 80,00 | 96,00 |
| 18% | 72,00 | 81,90 | 90,00 | 108,00 |
| 20% | 80,00 | 91,00 | 100,00 | 120,00 |
Tab. 2 — Valore lordo teorico di un quintale di olive (€/q) in funzione del prezzo dell’olio e della resa (valore = resa in kg × prezzo €/kg). Valori al lordo dei costi di molitura, raccolta e trasporto; elaborazione aritmetica, non quotazioni di mercato.
Su questa base si innesta il vero nodo decisionale di ogni campagna, oggi più che mai attuale: vendere subito le olive al frantoio o al commerciante, oppure frangere in conto lavorazione e attendere di vendere l’olio. Il confronto è pulito, perché i costi di raccolta e di conferimento gravano in entrambi i casi e quindi si elidono. La cessione delle olive garantisce un incasso certo e immediato al prezzo riconosciuto dal mercato; la frangitura rende invece, per ogni quintale di olive, il controvalore dell’olio ottenuto meno la tariffa di molitura — assunta qui, come ipotesi di lavoro, nell’ordine di 14 euro al quintale, livello che sconta i rincari delle componenti energetiche lamentati dalla stessa filiera. Alla resa teorica media del 16% e con l’olio a 4,55 euro al chilo, frangere e vendere subito l’olio equivale dunque a cedere le olive a 16 × 4,55 – 14 = 58,80 euro al quintale: un termine di paragone concreto da affiancare alle offerte effettivamente ricevute.
Il confronto si governa con un’unica grandezza: il prezzo dell’olio di indifferenza P*, cioè la quotazione che rende equivalenti le due strade dato il prezzo offerto per le olive: P* = (prezzo olive + molitura) ÷ resa. Se la quotazione attesa dell’olio supera P*, conviene frangere e attendere; al di sotto, conviene cedere le olive.
| Prezzo offerto per le olive | Prezzo dell’olio di indifferenza P* |
| €/q olive | €/kg olio (resa 16%, molitura 14 €/q) |
| 40,00 | 3,38 |
| 50,00 | 4,00 |
| 55,00 | 4,31 |
| 60,00 | 4,63 |
Tab. 3 — Prezzo dell’olio che rende indifferente cedere le olive oppure frangerle e vendere l’olio: P* = (prezzo olive + molitura) ÷ resa, con resa media teorica del 16% e molitura ipotizzata in 14 €/q alla luce dei rincari energetici. Ipotesi di lavoro, da adeguare a rese e listini effettivi dei singoli frantoi.
La lettura è immediata: con l’extravergine a 4,55 euro al chilo sulla piazza di Bari, un’offerta di 50 euro al quintale per le olive (P* = 4,00) rende ancora preferibile la frangitura, mentre un’offerta di 60 euro (P* = 4,63) vale più dell’olio ai prezzi correnti.
Attendere di vendere l’olio, però, non è un’operazione neutra: significa sostenere i costi di stoccaggio e conservazione del prodotto, differire l’incasso — con il relativo fabbisogno di liquidità — ed esporsi al rischio di prezzo, che la stessa Areté descrive aperto in entrambe le direzioni: possibili ulteriori pressioni ribassiste con il pieno recupero dell’offerta spagnola, ma anche recuperi in funzione del meteo, della ripresa dei consumi favorita dai prezzi più bassi e della resistenza alla vendita dei produttori iberici.
La scelta, in definitiva, è un bilanciamento tra certezza dell’incasso e aspettativa sulle quotazioni: la formula non la risolve, ma consente almeno di quantificarla.
Un’ultima avvertenza tecnica riguarda l’unità di misura: le quotazioni all’origine sono espresse in euro al chilogrammo, mentre al dettaglio l’olio si vende a litro. Poiché il peso specifico convenzionale dell’olio d’oliva è di circa 0,916 kg per litro, il prezzo al litro si ottiene moltiplicando il prezzo al chilo per 0,916 (a 4,55 €/kg corrispondono circa 4,17 €/litro). Confondere le due unità porta a sovrastimare il valore del prodotto di circa il 9%.
Il territorio si mobilita: “abbiamo subito un furto di reddito”
La compressione del valore riconosciuto al prodotto ha già innescato la reazione del territorio, e proprio quei numeri sono al centro della protesta. Come riferiscono il Quotidiano di Bari e TRNews (9 ottobre 2026), un comitato spontaneo di olivicoltori “senza sigle” ha dato vita nei giorni scorsi a una manifestazione pacifica a Bitonto, lungo la SP 231, all’incrocio con via Palombaio; il giorno successivo una delegazione è stata ricevuta in Prefettura a Bari dalla prefetta Rossana Riflesso, accompagnata da una decina di sindaci dell’area metropolitana e della provincia BAT.
Agli atti è stato depositato un esposto-denuncia dal titolo eloquente — “Abbiamo subito un furto di reddito”, la stessa scritta portata sulle magliette bianche dei manifestanti — mentre, con un gesto simbolico, gli olivicoltori hanno lasciato sul tavolo istituzionale le chiavi dei propri trattori: lavorare la terra, a queste condizioni, è diventato impossibile. Lo stato di agitazione, sostenuto anche dal movimento Orgoglio Olivicolo, proseguirà con un sit-in davanti alla Prefettura di Bari annunciato per lunedì 12 ottobre.
Le testimonianze raccolte confermano, sul campo, esattamente gli ordini di grandezza della tabella che precede. Mario Sannicandro, dell’Oleificio Cooperativo “Cima di Bitonto”, parla di un crollo del prezzo dell’olio da circa 900 euro al quintale dell’anno scorso ai 400 euro o meno di oggi, e di olive pagate 40–60 euro al quintale a fronte di un costo per operaio addetto alla raccolta di circa 80–100 euro, senza contare macchinari e trattori: valori coerenti con il lordo teorico di Tab. 2 — 54,60–72,80 euro al quintale alle quotazioni di Bari, per rese tra il 12% e il 16% — che i costi di raccolta e molitura finiscono per assorbire.
Sulla stessa linea i sindaci: Francesco Paolo Ricci (Bitonto) segnala il rischio concreto di non poter raccogliere quest’anno, con i depositi ancora pieni di olio vecchio e costi non più coperti dalle risorse disponibili, mentre Tommaso Amendolara (Palo del Colle) denuncia una raccolta che si annuncia poco remunerativa tra caro carburanti e un ribasso dei prezzi mai visto prima.
L’agitazione riguarda l’intero comparto — produttori, frantoi e cooperative — e interessa, oltre alla Puglia, anche Calabria, Sicilia, Basilicata, Campania e Molise; conca barese, provincia BAT e foggiano, ricorda il Quotidiano di Bari, concentrano circa il 50% della produzione nazionale di olive e olio. Il timore è quello di una paralisi economico-finanziaria della campagna olearia imminente, con ricadute sui redditi degli agricoltori e su tutto l’indotto: meccanici, autotrasportatori, rivenditori di ricambi, agrofarmaci e fertilizzanti.
Le richieste consegnate al Governo per il tramite della Prefettura muovono dal riconoscimento dello stato di crisi del comparto — già chiesto dalla Regione Puglia — e comprendono l’istituzione di un fondo straordinario nazionale per l’olivicoltura, interventi sul credito (rimborso degli interessi passivi e sospensione temporanea delle rate di prestiti e garanzie ISMEA), agevolazioni contributive e sostegni diretti alle imprese, misure di compensazione dell’aumento dei costi di produzione legato soprattutto all’energia, l’attivazione dello stoccaggio privato dell’olio, maggiori tutele rispetto alle importazioni da Paesi terzi e strumenti più efficaci di tracciabilità della filiera, a partire dal documento di trasporto elettronico.
Gli agricoltori, hanno sottolineato i rappresentanti del comitato, “non chiedono privilegi”, ma condizioni per continuare a lavorare. La prefetta si è impegnata a trasmettere le richieste al Governo, mentre i sindaci porteranno ordini del giorno di sostegno nei rispettivi Consigli comunali; altre mobilitazioni sono annunciate in diversi Comuni pugliesi.
Indicazioni operative per olivicoltori e frantoi della BAT
In uno scenario di quotazioni dimezzate e di elevata volatilità, la prima difesa è informativa e commerciale. Il monitoraggio sistematico dei listini — ISMEA Mercati e Camera di Commercio di Bari in primo luogo — consente di pianificare vendite scaglionate nel corso della campagna, evitando di concentrare le cessioni nei momenti di maggiore pressione ribassista. Alla stessa logica risponde la cura della contrattualistica: clausole sul prezzo, termini di pagamento e vendite con prezzo da fissare richiedono oggi un’attenzione particolare, perché in un mercato instabile sono proprio le pattuizioni meno presidiate a trasferire il rischio sulla parte più debole della filiera.
La seconda leva è la qualità, che resta l’unico terreno su cui il prodotto locale può sottrarsi alla pura concorrenza di prezzo con l’olio comunitario. Per il territorio andriese ciò significa valorizzare la certificazione DOP Terra di Bari — sottozona Castel del Monte, con la cultivar Coratina — insieme al biologico e alle produzioni di alta qualità, e affiancare al conferimento del prodotto sfuso canali capaci di trattenere maggior valore: vendita diretta, filiera corta, e-commerce ed export.
Infine, il fronte gestionale. In una fase di margini compressi la priorità è il presidio della liquidità e dei rapporti bancari: aggiornare i piani di tesoreria, verificare la sostenibilità delle rate in corso e attivare per tempo eventuali rinegoziazioni, documentando gli assetti organizzativi richiesti dall’art. 2086 del codice civile, significa presentarsi al sistema del credito con le carte in regola prima che la tensione sui margini diventi tensione finanziaria.
Conclusioni
Il mercato dell’extravergine entra in una fase di progressiva normalizzazione, ma — avverte Areté — il recupero dell’offerta non esclude nuove oscillazioni dei prezzi, legate all’andamento del meteo, alla risposta della domanda e alla resistenza alla vendita dei produttori spagnoli, penalizzati da quotazioni ormai vicine ai costi di produzione. Per il territorio della BAT, cuore olivicolo nazionale, la partita si gioca ora sulla qualità, sull’efficienza di filiera e su una gestione aziendale attenta: ciò che il mercato non riconosce più come rendita di posizione va costruito come valore.
Fonti
Il Sole 24 Ore, “Olio, la ripresa della produzione spagnola affossa l’extravergine italiano: prezzo giù del 47%”, ottobre 2026 (analisi Areté); ISMEA, dati presentati il 24 settembre 2026 (prezzi medi all’origine e produzione 2025/26); ISMEA Mercati, rilevazioni per piazza, settembre–ottobre 2026; Quotidiano di Bari, “Olivicoltori senza sigle e sindaci: sulla crisi intervenga il Governo”, 9 ottobre 2026 (G. Palella); TRNews, “Protesta olivicoltori, esposto alla prefetta di Bari: abbiamo subito un furto di reddito”, 9 ottobre 2026; codice civile, art. 2086.
I valori delle olive in Tab. 2 sono elaborazioni aritmetiche (resa in kg di olio per quintale × prezzo dell’olio al kg), al lordo dei costi di molitura, raccolta e trasporto: non costituiscono quotazioni di mercato. Il costo di molitura di 14 €/q utilizzato nel confronto di convenienza (Tab. 3) è un’ipotesi di lavoro, da adeguare ai listini dei singoli frantoi.
A cura di Sabino Losito – Dott. Commercialista e Revisore Legale dei Conti







