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martedì, 16 Aprile 2024
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Andria – La sera leoni, la mattina tamponi

Una riflessione è lecita: a che serve chiudere bar, ristoranti, palestre, cinema, scuole, ville comunali e parchi pubblici, se poi la voglia di stare "insieme" dei ragazzini prevale INCONTRASTATA su tutto?

Non c’è miglior asserzione per esplicare e descrivere ciò che sta avvenendo nella città di Andria in queste ultime settimane: “La sera vissuta da leoni, la mattina la corsa ai tamponi”.
Una situazione paradossale, che potrebbe essere tranquillamente inserita in un’opera kantiana, ma che purtroppo appartiene ad una ben più triste realtà cittadina.

Due facce della stessa medaglia, nella stessa situazione, nella stessa emergenza.
Se provassimo a fotografare il momento socioeconomico che stiamo attraversando, ecco la scena kafkiana che ne verrebbe fuori.

Già dal primo pomeriggio, è possibile scorgere i primi gruppi di bambini e ragazzi fino ai 16 anni che, a bordo delle loro immancabili bici elettriche, scorazzano indisturbati per tutte le vie della città, non riuscendo in alcun modo ad evitare assembramenti: i baci, gli abbracci, i contatti fisici,… sono di ordinaria amministrazione.
Oltretutto, la maggior parte di loro non indossa nessun dispositivo di protezione, né rispetta alcuna norma del Codice della Strada.

Il culmine dell’inosservanza delle regole lo si raggiunge però la sera.
Pare che all’imbrunire, per questi ragazzi non ci siano più restrizioni, nessun divieto, nessun obbligo.
Ed è in questo momento della giornata che tutti quei giovani si trovano insieme, senza problemi e senza paure, facendo credere a noi tutti che il virus sia solo un’illusione o un’invenzione, o peggio, non sia mai esistito.

Un ruolo importante lo giocano sicuramente i genitori che, con il loro consenso, confermano la teoria di una pandemia solo mediatica e ormai alle spalle.

Passano solo poche ore, però, e ritroviamo una fila lunghissima, forse composta dagli stessi genitori, in coda per ore, assieme a decine di altre persone, per effettuare un tampone.
Senza pensare agli altri pazienti, oncologici e non, costretti ad attendere la fine dell’emergenza per continuare le proprie cure.

Una riflessione è lecita: a che serve chiudere bar, ristoranti, palestre, cinema, scuole, ville comunali e parchi pubblici, se poi la voglia di stare “insieme” dei ragazzini prevale INCONTRASTATA su tutto?

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