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venerdì, 5 Marzo 2021
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Ambulanti, rinnovo automatico delle concessioni. Montaruli: “Il Durc non diventi arma di ricatto”

"Spetta alla Regione la decisione sulla sua applicazione o meno. L'emergenza sanitaria e le limitazioni alle attività hanno stravolto il quadro generale, anche i comuni stanno abusando degli ambulanti"

I comuni sono partiti con le pubblicazioni delle informative relative all’avvio dei procedimenti di rinnovo automatico delle concessioni ambulanti e già si registrano le prime prese di posizione in merito alle procedure giudicate penalizzanti.

Il rappresentante CasAmbulanti Savino Montaruli interviene ora su un punto delicatissimo del rinnovo delle concessioni cioè la verifica da parte delle amministrazioni pubbliche del DURC – Documento Unico di Regolarità Contributiva. Su questo aspetto Montaruli interviene in modo molto preciso e analitico, dichiarando: “Nell’ambito del commercio su aree pubbliche l’introduzione della verifica della Regolarità Contributiva per gli Ambulanti, al contrario di quanto avviene per le Imprese che partecipano ad appalti pubblici, è tutt’altra fattispecie.

Tale verifica, infatti, avrebbe dovuto servire unicamente per l’attribuzione di un ulteriore punteggio (tre punti) nell’elaborazione di graduatorie in caso di trasferimento di mercati o di bandi per nuovi posteggi o per la riassegnazione di quelli lasciati liberi o revocati. Oggi, invece, i comuni “approfittano” dell’arma ricattatoria del rinnovo delle concessioni per richiedere non solo il Documento di Regolarità agli Ambulanti, cosa prevista dalla Regione Puglia ma subordinano il rinnovo delle concessioni alla regolarità tributaria quindi ai pagamenti di Tosap, Cosap, Tarig ed altri tributi locali.

Ebbene, tale comportamento da noi giudicato illegittimo anche per violazione del codice regionale del commercio, peraltro applicato in tempi brevissimi, complicherebbe moltissimo le cose per diversi aspetti: innanzitutto non tiene conto dell’emergenza pandemica che ha indotto forzatamente gli ambulanti, privati del loro Diritto al Lavoro da quegli stessi sindaci che oggi battono cassa, lasciati senza alcuna forma di ristoro, a cadere loro malgrado in una normale fase di indebitamento quindi anche alla scelta di dover dare priorità nell’assolvimento delle obbligazioni assunte con fornitori ma anche per la stessa sopravvivenza alimentare delle proprie famiglie.

Questo, ovviamente, ha causato, in moltissimi casi, un indebitamento “naturale” con l’Istituto previdenziale e comunque trattasi di indebitamento che rientra in un contesto di previsione quindi sanabile nei modi e nei tempi previsti ma che comunque determina, nell’immediato, un DURC negativo. Secondo punto, nel caso in cui i comuni dovessero negare il diritto di rinnovo automatico delle concessioni a coloro che non risultino in regola con il DURC si potrebbe verificare non solo una situazione di emergenza sociale ed occupazionale drammatica ma anche il ricorso forzato a prestiti al di fuori del circuito legale e addirittura uno svuotamento considerevole dei mercati con la conseguenza che si profilerebbe la possibilità, per i comuni, di sopprimere completamente i mercati a causa della diminuzione dei titolari di posteggi.

Scenari drammatici – continua Montaruli – in un contesto già di per sé delicatissimo e molto fragile. Inoltre la previsione aggiuntiva, e non regolamentata dalla norma madre, di richiedere in forma “ricattatoria” la regolarità della contribuzione locale (Tosap – Cosap – Tarig) subordinando a ciò il rinnovo delle concessioni da parte dei comuni viola la legge in quanto tale forma di recupero deve avvenire con modalità decisamente differenti e comunque non collegabile assolutamente con il rinnovo automatico delle concessioni.

Tornando al DURC è opportuno ricordare che tale inserimento obbligatorio ai fini del rinnovo automatico delle concessioni spetta alle Regioni quindi le stesse Regioni possono esonerare tale richiesta, come ad esempio avvenuto in alcune Regioni italiane, andando incontro alle esigenze di un comparto pesantemente piegato dagli effetti della pandemia di coronavirus. In tali regioni, come la Sardegna ad esempio, le concessioni per l’esercizio di tutte le attività classificabili come commercio ambulante vengono prorogate per dodici anni immediatamente ed eliminando l’obbligatorietà del Documento di Regolarità Contributiva.

Il fatto che sulla presentazione o meno del DURC decida la Regione è altresì supportato da una nota datata 12 ottobre 2020 con la quale il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha in sostanza affermato che – alla luce della riforma costituzionale che affida alle Regioni la competenza esclusiva in materia di commercio (Legge Costituzionale 3/2001) – le disposizioni in materia di obbligo di presentazione del Durc debbano essere intese e interpretate come una norma di indirizzo.

Incidono infatti sul procedimento di rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio e della permanenza delle condizioni necessarie alla prosecuzione dell’attività medesima, prerogativa – questa – del tutto propria delle Regioni (e peraltro diversamente normata sul territorio). Ne consegue, sembra lasciare intendere la nota ministeriale, che l’applicazione della norma introdotta con l’articolo 11-bis della legge 102/2009 non può essere automatica e che invece essa deve essere recepita con atto formale da parte delle Regioni.

In questa interpretazione ministeriale trovo conforto nelle esternazioni del collega della Fiva-Confcommercio Veneto Ilario Sattin il quale si era attivato con la Regione Veneto proprio manifestando le problematiche derivanti dall’applicazione del DURC.
In pratica – conclude Montaruli – ci aspettiamo un urgente incontro con la Regione Puglia in modo da definite esattamente i termini della delicatissima questione che sta esagitando gli animi di quanti continuano a vedersi vessati mentre le Amministrazioni Pubbliche non ottemperano alla legge, come nel caso dei ritardi accumulati dai comuni nella corretta applicazione della revisione delle richieste di pagamenti Tosap e Cosap disattendendo le esenzioni di legge faticosamente conquistate dalle Associazioni di Rappresentanza ed inserite nelle leggi dello Stato”.

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