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mercoledì, 27 Ottobre 2021
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“La Dad ha aperto una grande finestra, ha aperto gli occhi!”: le riflessioni di un genitore

"La Dad fa entrare noi genitori nelle classi, ci fa scoprire le dinamiche, quello che succede durante un’intera giornata di lezione sia da parte dei nostri figli, ma anche e soprattutto da parte dei docenti"

“Premetto che da quando il governatore Emiliano ci ha dato la possibilità di scegliere, ho sempre scelto la didattica da casa, non perché credo sia la migliore in assoluto, ma perché al momento è l’unica che permette ai nostri figli (e io ne ho due) di proseguire negli apprendimenti vista la situazione di pandemia che stiamo attraversando.
E poi perché penso che in presenza le rinunce rispetto al passato sarebbero comunque tante”.

La lettera è di un genitore andriese che pone alcune riflessioni circa la didattica a distanza, metodo d’insegnamento scolastico obbligatorio in zona rossa.

“Scuola è quello che si aveva prima e più ci impegniamo tutti, più torneremo a riaverla. Trovo educativo dover coinvolgere anche i nostri bambini nell’avere senso di responsabilità e nel saper fare rinunce, forse così possiamo sperare di avere una giovane generazione più sensibile verso gli altri.

Con questo non voglio neanche sottovalutare le situazioni di chi deve lavorare, ma dico che mi dispiace parecchio legare la scuola all’idea che è solo un centro dove ci sono le babysitter gratis. La scuola non è questo.

Ho riflettuto anche sul perché molti genitori, anche se non devono uscire per lavorare, e a dire la verità anche parecchi docenti, vedono di cattivo occhio la Dad e sono arrivata a questa conclusione: la Dad fa entrare noi genitori nelle classi, ci fa scoprire le dinamiche, quello che succede durante un’intera giornata di lezione sia da parte dei nostri figli, ma anche e soprattutto da parte dei docenti. Dico per esempio, scatti d’ira, svarioni e inesattezze, cattiva gestione delle classi, preferenze.

Non è facile affatto fare una buona didattica a distanza e lo dico specialmente al dirigente che pensa che tutto si possa risolvere nella connessione.
Presenza o distanza la situazione non cambia molto: sono le persone a nobilitare il lavoro.

Mi trovavo nella camera di uno dei miei figli, uno di questi giorni, e ho assistito a una lezione di religione a dir poco indecente: lezione da scuola con più di mezz’ora di ritardo, un collegamento scadente, rumori e voci nel corridoio, fretta di finire per recuperare il ritardo e ripetute richieste al collaboratore scolastico se fosse arrivato il barista…

Subito è scattato l’allarme dentro di noi: di certo, noi genitori del barista non avremmo saputo niente, nessuno di noi sapeva che in tempi di covid entra pure il barista a scuola!!!.

Dovremmo rimpiangere l’anno scorso quando la preside reggente vietò tutto questo quando ancora il covid non si sapeva cos’era.
Noi queste cose non le vediamo in presenza, bisogna ammetterlo.

Come anche non vediamo l’instancabile impegno di certe maestre, a cui sempre mi è capitato di assistere, anche se non sempre riconosciuto.

Quindi, perché la Dad fa tanta paura se è solo una modalità provvisoria necessaria per una situazione di emergenza? La Dad ha aperto una grande finestra, ha aperto gli occhi!
Queste alcune mie riflessioni…”.

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