Oggi, 9 luglio 2026, Graziella Mansi avrebbe spento 34 candeline.
Sarebbe stata una donna nel pieno della sua vita, forse una madre, una professionista, una ragazza con sogni, progetti e una quotidianità costruita con il tempo. Invece il calendario continua a fermarsi sempre allo stesso numero: otto.
L’età che aveva quando, il 19 agosto 2000, la sua vita fu spezzata in uno dei delitti più atroci della cronaca italiana.
Il suo compleanno, ogni anno, non è soltanto una ricorrenza familiare. È una giornata che riporta alla memoria una storia che ha sconvolto l’intero Paese e che, a distanza di ventisei anni, continua a suscitare dolore, interrogativi e commozione.
Graziella era nata il 9 luglio 1992. Era una bambina vivace, sorridente, dagli occhi grandi e dai capelli scuri. Trascorreva l’estate con la famiglia ai piedi di Castel del Monte, dove il nonno gestiva una bancarella. Quel luogo, fatto di natura, turisti e giochi, era il suo piccolo mondo.
La sera del 19 agosto 2000 uscì per pochi minuti. Disse che sarebbe andata alla fontanella. Non fece più ritorno.
Dopo ore di ricerche disperate, il suo corpo venne ritrovato poco distante, tra la vegetazione, carbonizzato. L’autopsia stabilì che la bambina morì a causa delle ustioni riportate. La brutalità del delitto sconvolse l’opinione pubblica e aprì una delle pagine più drammatiche della cronaca nera italiana.
Le indagini portarono rapidamente all’arresto di cinque giovani del posto. Uno di loro rese confessioni che chiamavano in causa anche gli altri quattro imputati. Nel corso del procedimento giudiziario, però, non mancarono ritrattazioni, contestazioni e ricostruzioni differenti.
Al termine dell’iter processuale, le condanne divennero definitive: Pasquale Tortora fu condannato a trent’anni di reclusione con rito abbreviato, mentre gli altri quattro imputati ricevettero la condanna all’ergastolo.
Negli anni successivi il caso è rimasto al centro del dibattito pubblico, anche alla luce di nuove perizie, libri, approfondimenti giornalistici e iniziative che hanno continuato a discutere alcuni aspetti della vicenda processuale. Una delle persone condannate si tolse la vita in carcere proclamando fino all’ultimo la propria innocenza, mentre Tortora è stato scarcerato nel 2024 dopo aver scontato la pena prevista.
Pur restando definitive le sentenze, il caso continua ancora oggi a essere oggetto di riflessioni e approfondimenti.
Ad Andria il nome di Graziella non è stato dimenticato.
Negli anni la città ha voluto trasformare il dolore in memoria. A lei è stato dedicato un parco cittadino e, dal 2022, le sue spoglie riposano in una sepoltura definitiva all’ingresso del cimitero comunale, dove una farfalla scolpita nella pietra accompagna il suo ricordo.
Un simbolo delicato, capace di raccontare una vita interrotta troppo presto e il desiderio di libertà che quella bambina non ha mai potuto vivere.
Ogni anno, il 19 agosto, istituzioni e cittadini rinnovano il ricordo della piccola Graziella. Nel 2025 anche il Comune di Andria le ha dedicato un messaggio particolarmente intenso, scritto come se fosse la stessa bambina a raccontare la propria storia: “Mi chiamo Graziella Mansi. Sono nata il 9 luglio 1992. Sono morta il 19 agosto 2000…”. Un testo che invita a non dimenticare e a trasformare la memoria in responsabilità collettiva.
Oggi Graziella avrebbe avuto 34 anni.
Forse avrebbe festeggiato con la sua famiglia, con gli amici, con chi le avrebbe voluto bene. Avrebbe soffiato sulle candeline, ricevuto abbracci, fotografie e auguri. Avrebbe costruito la sua vita passo dopo passo, come accade a milioni di persone.
Tutto questo le è stato negato quando era soltanto una bambina.
Resta il ricordo di un sorriso che il tempo non è riuscito a cancellare e di una vicenda che continua a interrogare le coscienze. Perché dietro le carte processuali, le sentenze e le cronache resta soprattutto la storia di una piccola vita spezzata troppo presto.
Nel giorno del suo compleanno non ci sono soltanto i numeri di una data. C’è il silenzio di una famiglia che continua a convivere con un dolore immenso. C’è una città che, anno dopo anno, sceglie di non dimenticare. E c’è una farfalla che continua a rappresentare Graziella Mansi: il simbolo di un’innocenza violata, ma anche di una memoria destinata a non spegnersi.
Perché il tempo passa, gli anni scorrono e i calendari cambiano. Ma ci sono compleanni che non smettono mai di commuovere. Quello di Graziella è uno di questi.







