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Omicidio Quagliarella, cinque giovani in carcere: l’ombra della vendetta riaccende la tensione tra Andria e Trani

Dalla rissa nella pinetina di via Andria alla nuova svolta giudiziaria: altri cinque giovani andriesi, tutti maggiorenni, sono stati arrestati. Per il gip concreto il rischio di una nuova escalation

L’eco della tragedia di Cosimo Quagliarella non si è ancora spenta. A distanza di poco più di due settimane da quella notte di violenza che ha spezzato la vita di un ragazzo di appena 18 anni e lasciato una ferita profonda nelle comunità di Andria e Trani, l’inchiesta giudiziaria compie un nuovo, significativo passo in avanti.

Cinque giovani andriesi, tutti maggiorenni e il più grande dei quali avrebbe 21 anni, sono stati arrestati dai Carabinieri nell’ambito degli accertamenti sulla violenta rissa culminata nella morte di Quagliarella. Nei loro confronti viene contestata, allo stato delle indagini, la rissa in concorso. La decisione di disporre la custodia cautelare in carcere è stata assunta dal gip del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, anche alla luce del concreto timore che il clima di tensione possa degenerare in nuovi episodi di violenza o in una possibile vendetta.

Una misura severa, dunque, che non rappresenta un’affermazione di responsabilità definitiva, ma una scelta cautelare motivata dalla necessità di prevenire ulteriori conseguenze di una vicenda che, sin dalle sue prime battute, ha mostrato contorni particolarmente inquietanti.

Tutto risale alla notte tra il 12 e il 13 agosto 2026. Cosimo Quagliarella, 18 anni, originario di Andria, si trovava con alcuni amici nella zona della cosiddetta “pinetina”, in Piazza Papa Giovanni Paolo II,, alla periferia di Trani, quando la serata è precipitata in una violenta colluttazione tra gruppi di giovani.

Secondo quanto ricostruito nelle prime fasi investigative, il ragazzo sarebbe stato raggiunto da tre fendenti alla schiena. Soccorso inizialmente a Trani, fu trasferito in condizioni disperate all’ospedale di Bisceglie, dove morì poco dopo. Furono proprio i sanitari del pronto soccorso a segnalare ai Carabinieri la presenza delle ferite compatibili con un accoltellamento, facendo così scattare gli accertamenti che avrebbero ricondotto il ferimento alla rissa avvenuta nella pinetina.

Poche ore dopo la tragedia, un ragazzo di 17 anni si presentò in caserma accompagnato dal proprio legale, ammettendo di aver colpito Quagliarella, pur sostenendo di non aver avuto intenzione di ucciderlo e di aver agito per difendersi. Nei suoi confronti venne contestato l’omicidio volontario. Il fermo fu successivamente convalidato dal gip del Tribunale per i minorenni di Bari, che dispose la custodia cautelare in carcere.

L’inchiesta, tuttavia, non si è fermata alla posizione del minorenne. Gli investigatori hanno continuato a ricostruire la sequenza degli avvenimenti, passando al setaccio testimonianze, immagini e spostamenti dei giovani presenti quella sera.

Ed è proprio da questo lavoro investigativo che sarebbe maturato il nuovo provvedimento nei confronti degli altri cinque componenti del gruppo andriese.

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