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Allarme lungo la costa della BAT: 4 tartarughe verdi trovate morte in appena 50 giorni

Da Molfetta a Margherita di Savoia, passando per Bisceglie e Barletta, una sequenza di spiaggiamenti che desta profonda preoccupazione

Un inquietante susseguirsi di ritrovamenti, una contabilità funesta che, nel volgere di appena cinquanta giorni, ha assunto i contorni di un fenomeno meritevole della massima attenzione.

Quattro tartarughe marine della specie Chelonia mydas, meglio conosciuta come tartaruga verde, sono state rinvenute senza vita lungo il litorale pugliese, tra Molfetta, Bisceglie, Barletta e Margherita di Savoia. Un bilancio che desta allarme e solleva interrogativi sulla salvaguardia della fauna marina, soprattutto in considerazione della relativa rarità di questa specie nelle acque delle nostre latitudini.

L’ultimo, drammatico ritrovamento si è verificato a Barletta, nella zona di Fiumara, dove è stata censita la carcassa di un esemplare giovanissimo, lungo appena 28 centimetri di carapace e dal peso di circa due chilogrammi. Una piccola creatura del mare, la cui esistenza si è prematuramente interrotta, lasciando dietro di sé non soltanto il silenzio di una vita spezzata, ma anche una serie di interrogativi che meritano risposte.

A denunciare la gravità della situazione è Pasquale Salvemini, referente regionale del WWF, da oltre venticinque anni impegnato nello studio, nell’osservazione e nella tutela delle tartarughe marine. Un’esperienza pluridecennale che conferisce particolare rilevanza alle sue parole e che rende ancora più significativo il suo stupore di fronte a una successione di eventi tanto ravvicinati.

“Ebbene sì, non mi era mai successo in oltre 25 anni di attività e studio sulle tartarughe marine”, racconta Salvemini, manifestando tutta la propria preoccupazione per una circostanza che, alla luce della sua lunga esperienza sul campo, appare del tutto insolita.

Quattro esemplari di tartaruga verde rinvenuti morti in un arco temporale così ristretto rappresentano, infatti, un dato che non può essere liquidato come una semplice coincidenza. A destare ulteriore apprensione è la giovane età degli animali, unitamente alla distribuzione geografica dei ritrovamenti, che interessa un tratto costiero piuttosto ampio, dal litorale barese fino alla provincia di Barletta-Andria-Trani.

La Chelonia mydas è una specie di tartaruga marina che, pur essendo ampiamente diffusa in diverse aree tropicali e subtropicali del pianeta, risulta relativamente rara nei nostri mari. Il suo rinvenimento lungo le coste pugliesi assume pertanto un significato particolare, soprattutto quando a essere coinvolti sono esemplari di dimensioni ridotte.

Le quattro carcasse recuperate nell’arco di cinquanta giorni costituiscono un campanello d’allarme che impone una riflessione approfondita sulle condizioni ambientali e sulle potenziali minacce che gravano sulla fauna marina. Sebbene le cause dei decessi non siano state ancora accertate, Salvemini individua nelle reti da posta una delle possibili spiegazioni di questa tragica successione.

È infatti plausibile, secondo l’ipotesi avanzata dal referente regionale del WWF, che le piccole tartarughe siano rimaste accidentalmente intrappolate negli attrezzi da pesca, senza riuscire a liberarsi. Un’eventualità che richiama l’attenzione sul problema delle catture accidentali, una delle minacce che interessano le tartarughe marine e che può avere conseguenze particolarmente gravi sugli esemplari più giovani.

Occorre tuttavia che eventuali accertamenti scientifici e veterinari contribuiscano a chiarire le circostanze di ciascun decesso, evitando conclusioni affrettate e consentendo di distinguere le ipotesi dalle cause effettivamente documentate.

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