HomeAttualitàStrage treni Andria-Corato, la Cassazione chiude il caso: “Ferrotramviaria non è responsabile”

Strage treni Andria-Corato, la Cassazione chiude il caso: “Ferrotramviaria non è responsabile”

Il presidente di Ferrotramviaria: “La decisione della Corte di Cassazione rende giustizia non solo alle vittime e ai loro familiari ma anche a Ferrotramviaria"

Dieci anni dopo quella mattina del 12 luglio 2016, la vicenda giudiziaria sulla strage ferroviaria tra Andria e Corato arriva al suo epilogo.

La Quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Bari, rendendo definitive le condanne per il capostazione di Andria Vito Piccarreta e per il capotreno Nicola Lorizzo, ma anche le assoluzioni di Ferrotramviaria e dei suoi ex dirigenti Massimo Nitti e Michele Ronchi.

Lo scontro frontale fra i due convogli, avvenuto sulla linea a binario unico Andria-Corato, provocò 23 morti e 51 feriti. All’epoca la tratta era regolata dal sistema del blocco telefonico, mentre oggi il collegamento è completamente raddoppiato e dotato di sistemi di sicurezza automatizzati. La circolazione ferroviaria rimase interrotta fino al 2023.

Il pronunciamento della Suprema Corte assume particolare rilievo anche alla luce della requisitoria del sostituto procuratore generale Ferdinando Lignola, che aveva chiesto l’annullamento delle assoluzioni e un nuovo processo d’Appello per Ferrotramviaria, Nitti e Ronchi. Secondo la Procura generale, non sarebbe stato sufficiente ricondurre la tragedia alla sola condotta dei due ferrovieri, chiamando in causa anche il tema della gestione della sicurezza. La richiesta, tuttavia, non è stata accolta: la Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso.

Restano dunque definitive le pene inflitte ai due operatori ferroviari: 6 anni e 3 mesi per Piccarreta e 6 anni e 9 mesi per Lorizzo. Per la società e per i due ex dirigenti, invece, il procedimento si chiude con l’assoluzione.

Una decisione accolta con soddisfazione dai legali di Ferrotramviaria, Michele Laforgia e Tullio Bertolino. “Sono stati dieci anni difficili, impegnativi, faticosi”, hanno dichiarato, sottolineando che la pronuncia conferma quanto sostenuto dalla società sin dalle indagini: Ferrotramviaria, i suoi rappresentanti e i suoi dirigenti non sono responsabili del disastro ferroviario.

Il presidente Giuseppe Pavoncelli ha parlato di una sentenza che “rende giustizia” anche alla società, ricordando al contempo come la tragedia continui a rappresentare una ferita profonda. “Questa vicenda ha segnato profondamente Ferrotramviaria, i suoi dirigenti e dipendenti e resterà un ricordo indelebile e un monito per sempre”, ha affermato, ringraziando i propri legali per il lavoro svolto nel corso del lungo procedimento.

Di diverso tenore, ma profondamente ancorate alla memoria della tragedia, le parole della sindaca di Andria Giovanna Bruno, che ha invitato a rispettare la pronuncia della Suprema Corte senza trasformare la sentenza nell’ultima pagina della storia.

“I processi hanno un inizio e una fine. Le sentenze si contestualizzano e si rispettano”, ha dichiarato la prima cittadina, ricordando come nessun pronunciamento possa cancellare ciò che accadde quel 12 luglio: 23 vite spezzate e oltre cinquanta persone ferite, con conseguenze destinate a riverberarsi per sempre sulle famiglie e sulla comunità.

Bruno ha quindi rinnovato la vicinanza istituzionale alle persone coinvolte e soprattutto l’impegno a non trasformare quella tragedia in “un fascicolo da archiviare”. Un monito che va oltre le aule giudiziarie: “È un dovere, un imperativo. Per dignità. Per umanità”.

La sentenza della Cassazione pone dunque il sigillo definitivo sul procedimento penale, ma non sulla memoria collettiva. Il processo ha stabilito le responsabilità penalmente accertate; resta, tuttavia, il dolore di una comunità che dieci anni dopo continua a confrontarsi con una delle pagine più drammatiche della storia recente della Puglia.

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