Il derby tra Foggia e Barletta si giocherà senza i sostenitori biancorossi sugli spalti dello stadio Pino Zaccheria.
È arrivata la conferma del divieto di trasferta in occasione della partita in programma lunedì 9 novembre 2026, alle ore 20:30, valevole per il campionato di Serie C. Il settore ospiti resterà chiuso, in seguito alle valutazioni degli organismi preposti alla sicurezza e alla conferma delle restrizioni già anticipate dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive.
Una decisione che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca, soprattutto alla luce dei segnali di distensione emersi nelle settimane precedenti. La società Barletta 1922, infatti, si era attivata attraverso una comunicazione ufficiale indirizzata alle autorità competenti, chiedendo di consentire la presenza dei propri sostenitori a Foggia. Nella richiesta era stato evidenziato il progressivo riavvicinamento tra le due tifoserie e, più in generale, tra le rispettive comunità cittadine, anche in virtù dei tragici avvenimenti che ne hanno segnato la storia recente.
Il mancato via libera alla trasferta, tuttavia, non sembra aver cancellato le intenzioni di quanti vorrebbero trasformare questa partita in un’occasione di riconciliazione. È proprio sui social network, attraverso il post pubblicato dalla pagina del Barletta 1922 e le successive interazioni degli utenti, che emerge un sentimento di vicinanza tra una parte delle due tifoserie. Nei commenti si fa strada la volontà di incontrarsi anche all’esterno dello stadio, con l’intento dichiarato di manifestare pacificamente un legame che va oltre i colori delle rispettive squadre.
Al centro di questo desiderio di fratellanza vi sarebbe soprattutto la memoria dei “quattro angeli”, i 4 tifosi foggiani deceduti in seguito ad un incidente stradale nell’ottobre 2024, e di Antonio Gentile, chiamato “Il Cammello”, storico tifoso e figura di punto di riferimento della Curva Nord del Barletta, simboli di un dolore che avrebbe contribuito ad avvicinare mondi un tempo contrapposti.
Un gesto che, nelle intenzioni manifestate da alcuni sostenitori, vorrebbe restituire al calcio il suo significato più autentico: aggregazione, rispetto e solidarietà, anche quando la rivalità sportiva sembra aver costruito distanze difficili da superare.
Resta, tuttavia, un aspetto fondamentale: le disposizioni delle autorità competenti devono essere rispettate. Un eventuale appuntamento al di fuori dello Zaccheria non può trasformarsi in un’iniziativa priva delle necessarie garanzie di sicurezza, né rappresentare una sfida alle decisioni assunte per tutelare l’ordine pubblico. Le manifestazioni di vicinanza e commemorazione, per avere un significato autentico, devono svolgersi nel rispetto della legalità.
Il derby del 9 novembre, dunque, si preannuncia particolare non soltanto per ciò che accadrà sul terreno di gioco, ma anche per il significato simbolico che gli viene attribuito. Da una parte il divieto di trasferta e uno stadio privo della componente biancorossa; dall’altra il desiderio, espresso sui social da alcuni tifosi, di superare vecchie divisioni nel ricordo di chi non c’è più.
Perché, al di là del risultato e delle rivalità, esiste un sentimento che nessuna chiusura di settore può cancellare: quello di chi vorrebbe dimostrare che il rispetto reciproco può essere più forte di qualsiasi appartenenza. E la memoria di chi ha perso la vita merita di essere onorata attraverso gesti concreti di civiltà, responsabilità e pace.







