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sabato, 29 Gennaio 2022
HomeAndriaDdl Zan bocciato in Senato, sindaca di Andria: "sconfitta dei diritti civili"

Ddl Zan bocciato in Senato, sindaca di Andria: “sconfitta dei diritti civili”

L’esame non potrà riprendere prima che siano passati sei mesi

L’Aula di Palazzo Madama, con voto segreto, si è espressa a favore della cosiddetta “tagliola”, chiesta da Lega e Fratelli d’Italia, che fa saltare l’esame degli articoli ed emendamenti al testo. Hanno votato sì 154 senatori, 131 hanno detto no e due si sono astenuti: ad affossare la legge sono quindi 23 voti. Secondo il Pd, mancano all’appello almeno 16 voti favorevoli al Ddl. Tante le reazioni dopo l’esito della votazione. 

Esultano Salvini e Meloni. Di Maio: un voto “vergognoso”. Letta: “Il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà”. Tensione in Forza Italia, accuse tra dem e renziani. Per la sindaca di Andria Giovanna Bruno si tratta di una sconfitta per il riconoscimento dei diritti civili dei cittadini.

“A proposito di diritti…

Appare incomprensibile, anche se in effetti comprensibile lo è, prendere atto di come l’Aula del Senato abbia assunto, nel giro di poche ore, due decisioni così diverse fra loro, commenta la sindaca.
Prima è arrivato il via definitivo alla legge sulla parità salariale fra uomo e donna. Notizia accolta con gioia e soddisfazione da tutti. Così si legge nel testo:
“Un passo di fondamentale importanza verso il completo superamento delle disuguaglianze di genere, l’aumento della occupazione femminile, l’assunzione del principio di condivisione tra donne e uomini delle opportunità e delle responsabilità sul lavoro e in famiglia”.
Il Senato ha votato alla unanimità la Legge, e questo ha generato speranze diffuse sul conseguimento della piena condizione di parità nel nostro Paese. Il cammino è ancora lungo e spetta soprattutto a noi donne presidiare e testimoniare con fermezza questi principi.
Oggi invece, la stessa Aula del Senato, ha rinviato all’esame della Commissione Parlamentare il DDL Zan. L’esame non potrà riprendere prima che siano passati sei mesi. La votazione è avvenuta a maggioranza ed a scrutinio segreto.
Questo genera amarezza perché lede le aspettative di una intera società, quella del nostro Paese, che chiede con forza il riconoscimento dei diritti civili per tutti i suoi cittadini, una lotta decisa all’omotransfobia, l’allineamento alle legislazioni della stragrande maggioranza dei Paesi Europei.
A noi ora, a tutti noi rappresentanti del Popolo ad ogni livello istituzionale, il dovere di essere punto di riferimento per i Cittadini, la stragrande maggioranza dei Cittadini italiani, che con convinzione continuano a sostenere la volontà di tutti a vedersi riconosciuti i propri diritti”.

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